Ambientazione: l’importanza della struttura di base di un videogioco

Ciò che si ha intorno aiuta ad orientarsi, ed è un po' così anche nei videogiochi.

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Negli ultimi decenni, il videogioco ha cambiato il proprio punto di interesse dal semplice gameplay ad una esperienza più armonica, legata al collegamento tra il videogiocatore ed i protagonisti. Giochi come quelli della serie di “Uncharted”, “The Last of Us” e il nuovo “God of War” (ancora in produzione) sono tutti collegati sul concetto di garantire una storia organica e dei personaggi fotorealistici, in grado di reagire in modo “umano” alle avversità e di mostrare un loro carattere formato in modo più vero rispetto ai precedenti capitoli della stessa serie.
Il carattere dei personaggi è rapidamente passato dalla mera figura di mascotte (come Crash Bandicoot e Spyro, potete trovare l’articolo dei personaggi dei videogiochi nel tempo qui) a figure ben più complesse, come Nathan Drake o Joel dei suddetti giochi targati Naughty Dog.
Ciò che, però, è riuscito a tenere impressi nella mente i videogiochi per migliaia e migliaia di videogiocatori sta nelle ambientazioni strutturatesi nei prodotti, e soprattutto in come l’ambientazione stessa si sviluppi in relazione dei personaggi. Ogni gioco riesce a garantire un’ambientazione sempre diversa e correlata al tipo di storia che deve accompagnare.

Un esempio? in The Legend of Zelda, ogni reiterazione di Hyrule è diversa dall’altra. Quella di “Twilight Princess” sarà più sporca e scura, più grande e dispersiva di quella di “Ocarina of Time”, che sarà legata al pensiero bambinesco di un giovane Link in giro per il mondo per la prima volta, proprio quella stessa prima volta di quando alza gli occhi al cielo e vede il famoso gufo che gli offre informazioni e consigli su come muoversi nel freddo mondo di gioco, in cui nessuno ti regala nulla.
Anche “Majora’s Mask” offre la stessa cosa, mostrando uno strano cocktail formato da una versione di Hyrule sensibilmente più piccola (Termina) e più triste, a causa della luna minacciosa in cielo.




Anche in “Uncharted” si nota come ogni ambiente, seppur visibilmente pericoloso, offra sempre quella sensazione di avventura nell’ignoto, di esplorazione di posti sconosciuti, alla ricerca di reliquie e tesori da trovare.
In “The Last of Us”, invece, l’ambiente è spettacolare ma molto pericoloso, a causa proprio degli infetti, ma mantiene quella sensazione continua di “calma” da quiete dopo la tempesta che incanta e tiene il videogiocatore fermo sul posto ad assaporare ogni piccolo momento, e ad acuire i sensi per non cadere in trappole sgradite.
L’ambientazione in un videogioco può dare al videogiocatore quello sprazzo di adrenalina di cui ha bisogno per restare attaccato al prodotto a cui sta giocando per più tempo del necessario, appositamente per fare in modo che assorba la struttura di esso e non la dimentichi, proprio per “lasciare un segno”.

Kingdom Hearts Ambientazione
Kingdom Hearts è il primo ed unico gioco “crossover” che unisce due mondi completamente diversi. Da: gamestorm.it

Storia diversa, poi, viene notata nei videogiochi della serie di “Kingdom Hearts”, che unisce i personaggi della saga di “Final Fantasy” con quelli Disney per compiere un viaggio unico e di scoperta sempre nuovo. Ogni ambiente è basato su un film Disney, e sono proprio i personaggi principali (Sora, Paperino e Pippo) ad adeguarsi ad esso ogni volta che vanno da un mondo all’altro. E’ una struttura poco presente al giorno d’oggi nei videogiochi, e seppur sia anti-convenzionale, funziona e tiene interessati per molto tempo, grazie soprattutto alle interazioni tra i sopra-citati personaggi e quelli dei film Disney.

L’ambientazione di un videogioco offre la struttura portante di ciò che garantisce essere la fonte di divertimento per te utente nei prossimi giorni, settimane e perché no, mesi. Riesce a tenerti catturato e incantato di fronte alla potenza grafica e tecnica che gli sviluppatori hanno dimostrato, e riesce anche a sorprenderti ogni qualvolta vi sono dei segreti nascosti. Qualsiasi ambientazione offre un’emozione particolare, che resta nel tempo, anche dopo aver finito il prodotto in questione.

Graziano Ferilli

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