Animal Crossing: da una semplice foresta ad un villaggio di cui si è sindaco

Una rapida occhiata alla storia di uno dei brand gestionali più conosciuti della Nintendo.

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Tantissimi sono i brand ormai conosciuti di casa Nintendo. Ci sono titoli classici, come Mario o Kirby, e altri più “sconosciuti”, come Pikmin. Un brand, però, è riuscito fin dalla sua prima release a colpire i cuori di tantissimi giocatori con la sua semplicità ed unicità. Tale brand è Animal Crossing. Ma in che consiste questo gioco? 

In sostanza, Animal Crossing riprende tutte le linee guida dei giochi simulatori di vita, e aggiunge un twist particolare, dando la possibilità al giocatore di impersonare un avatar virtuale umano in un mondo di animaletti, racchiuso il tutto in un villaggio. Animal Crossing è un simulatore di un villaggio virtuale, in cui, a seconda dell’edizione, aggiunge funzionalità al tuo personaggio, e ne da la potenzialità di cambiare a piacimento la conformazione ed abitanti. Ma il tutto non funziona come un The Sims (potete trovarne un articolo qui) o uno Starcraft. Il gioco funziona molto meno su scala gestionale, e molto più su una scala di “compiacimento” che gli abitanti hanno nei tuoi confronti. Per intendersi, nel gioco si potranno avere dagli 8 ai 12 abitanti, che vengono scelti a random (insieme alla conformazione iniziale del villaggio), e che nel corso del tempo possono andarsene o meno dalla cittadina a seconda di quanto si sono trovati bene.

Parte peculiare di Animal Crossing sta proprio nelle grosse differenze tra i rilasci del gioco nel corso del tempo. La prima, storica release è avvenuta su Nintendo 64 nel 2001 sotto il nome di Dōbutsu no Mori” (o Animal Forest in inglese), e poi vide un remake su Gamecube nel 2002 sotto il nome di “Animal Crossing”. Nel primo Animal Crossing non v’era né più né meno di quanto sopracitato: il nostro avatar si ritrovava a lavorare per gli abitanti dopo averci parlato, e dopo aver finito il più o meno lungo tutorial dettato dallo “strozzino” della città, nonché unico mercante, Tom Nook, che ci ha gentilmente offerto una casa in cambio di un mutuo a tempo indeterminato da smaltire quando si vuole. 
Nonostante la chiarissima ottica del gioco di dare al giocatore la possibilità di gestirsi gli spazi, non vi sono tempi limiti di alcun tipo, e si può giocare liberamente anche con una casa di primo livello per quanto si vuole. Lo scopo del gioco viene lentamente composto dal giocatore, che si pone degli obbiettivi man mano che vede il suo villaggio crescere ogni giorno. Si possono fare tantissime cose: dal recuperare migliaia di Stelline (valuta di gioco) in una volta al lavorare per gli abitanti, dall’arredare casa propria al rendere il villaggio più carino aggiungendo dettagli come fiori (che possono essere resi ibridi) o modelli disegnati da noi nel negozio di “Ago e Filo” (Agostina e Filomena, le due porcospine che vendono vestiti e possono far disegnare modelli da indossare) per terra come se fossero sentieri. 




Animal Crossing
La copertina di City Folk. Da: youtube.com/thenintendobeast

Dopo la versione Gamecube (che era in sostanza identica a quella per N64), v’è stata una terza edizione dello stesso gioco, ma resa più pulita e precisa, per Nintendo DS nel 2006, che conteneva sostanzialmente le stesse cose del Gamecube e N64, ma in versione portatile. Il tempo passò dopo quest’edizione, e solo nel 2008 venne rilasciato un altro titolo della serie per Nintendo Wii, chiamato inizialmente “City Folk”, e poi cambiato in “Animal Crossing: let’s go to the city”, in cui le funzionalità base dei precedenti capitoli restavano quasi invariate, ma aggiungevano, oltre che a nuovi abitanti (come anche nelle edizioni successive a quella N64), anche una nuova mappa, basata su una piazza cittadina, in cui personaggi non inerenti al villaggio potevano scorrazzare liberamente, e ci si poteva anche interagire. La piazza cittadina fungeva un po’ da “espansione” del villaggio, e offriva una certa organicità alle cose da fare nella giornata. Seguendo poi l’orologio in tempo reale, oltre che un sistema di meteo autonomo, Animal Crossing su Wii si rivelò essere contemporaneamente una boccata d’aria fresca e un mezzo richiamo a vecchi titoli. 

Ultimo titolo della serie principale è stato “Animal Crossing: New Leaf”, in cui, stavolta, siamo ingaggiati come sindaco della città, e abbiamo la possibilità di viaggiare molto di più. Da Let’s go to the City torna una versione semplificata della piazza, ma resa più come un corridoio di negozi. In aggiunta, dal primo Animal Crossing torna l’isola, posto in cui mandare il personaggio per guadagnare stelline catturando insetti. Il tutto è reso possibile dall’altissima personalizzazione di ogni luogo in modi semplici ed immediati, dalla costruzione di un nuovo monumento cittadino al semplice piantare un albero per “rendere più bilanciata la presenza del verde nella città”.
Ciò che resta, indipendentemente dalle release, è che Animal Crossing è un gioco perfetto per rilassarsi, e per spendere qualche ora in un posto pacifico, dove riuscire a staccare la spina. 

Graziano Ferilli

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