Un anno dopo il golpe fallito è festa nazionale in Turchia

Il protagonista del ''giorno della democrazia e dell'Unità nazionale'' in Turchia è stato il presidente Erdogan che ha parlato sul palco di Istanbul a colpi di slogan molto duri contro i golpisti.

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Il 15 luglio luglio sarà ”il giorno della democrazia e dell’Unità nazionale” in Turchia per ricordare gli oltre 250 morti nella notte del tentato golpe.

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio 2016 una fazione delle Forze Armate della Turchia cercò di mettere in atto un colpo di Stato contro il presidente Recep Tayyp Erdogan. I golpisti, la maggior parte giovani esponenti reclutati a pagamento tra le fila dell’esercito turco, occuparono la tv di stato, chiusero alcuni ponti sul Bosforo a Istanbul e bombardarono l’edificio dove erano radunati i deputati. Disordini a Istanbul e nella capitale Ankara mentre il presidente venne  scortato in volo, fino alla reazione in massa del popolo turco sceso in piazza contro i militari che risposero con il fuoco causando 260 morti. I carri armati dei golpisti furono presi in mano dai sostenitori del presidente Erdogan e gli insorti furono linciati dalla folla prima dell’arresto da parte della polizia. Quando la situazione, a notte inoltrata, tornò nella norma il presidente Erdogan si recò nella capitale e ordinò l’ondata di arresti e licenziamenti che continua ancora oggi in un paese in cui vige lo stato d’emergenza dal 20 luglio 2016. Sono stati 2745 i magistrati rimossi dall’incarico, altrettante le purghe nelle forze armate, tra la polizia, nel settore dell’istruzione, tra gli intellettuali e perfino nelle organizzazioni umanitarie internazionali. Dopo il 15 luglio 2016 la leadership del presidente Erdogan si è rinforzata a dismisura e la Turchia è sempre più sola e isolata dall’Europa, ma i turchi si sentono sicuri in mano al proprio leader e sultano.

Un anno dopo si è tenuto il primo anniversario e festa nazionale per il golpe sventato nel ricordo degli oltre 250 martiri, definiti così dal presidente Erdogan, caduti in quella notte che sconvolse la Turchia. Una festa preparata a pennello sotto la regia dello stesso Erdogan. Prima di ogni telefonata, in tutta la giornata, il messaggio di auguri del presidente, ma il clou è stata la serata tra Istanbul e Ankara con una marea infinita di persone radunata su tutto il ponte sul Bosforo davanti al palco dove poi ha preso la parola il capo dello Stato e non solo. Un popolo armato di bandiere nazionali turche e delle immagini idolatrate di Erdogan.

Al suo arrivo alle 2.23, orario in cui i golpisti attaccarono il parlamento con un aereo, scortato da un jet militare usato dai golpisti, Erdogan è stato accolto sul palco degno di una star internazionale e poi il discorso.




Prima di parlare un momento di preghiera e poi viene mostrato un video di ricordo di quelle ore drammatiche. Successivamente Parole dure sono state espresse con dentro anche una grande quantità di rabbia e vendetta contro chi cercava di estrometterlo dalla scena politica o, meglio, eliminarlo fisicamente. Erdogan afferma:

I soldati golpisti si sono ricoperti di vergogna quando hanno attaccato il parlamento e i nostri deputati non si sono piegati.

Il popolo ha mostrato al mondo che grande nazione siamo.

La folla che lo acclamava invocava Allah, infatti Erdogan è stato promotore di riforme che hanno smembrato la laicità dello Stato, raggiunta non facilmente in questa nazione e molto dopo le altre. Un fiume in piena sopra il ponte sul Bosforo  la marea rossa ha chiesto più volte la pena di morte e il presidente dal palco si dice pronto a firmare una legge che la legittima, ma dopo consenso del parlamento sovrano, in cui l’unica forza di opposizione alla Türkiye Büyük Millet Meclisi  è il Partito repubblicano di Kemal Kiliçdaroglu, che aveva organizzato una contro-manifestazione molto partecipata pochi giorni fa, e preso di mira da Erdogan che lo accusa di stare dalla parte dei golpisti, quelli che il capo dello Stato chiama traditori, perché nella manifestazione Kemal parlò di ”golpe controllato”.

L’annuncio è che la repressione continuerà come lo stato di emergenza fino alla cattura dell’ultimo golpista.

Sul palco anche il premier Binali Yildirim e il leader nazionalista dell’Mhp Devlet Bahceli.

 

Lorenzo Iadevaia

 

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