Ape Escape: come catturare le scimmie ha cambiato i videogiochi

Un gioco in cui si catturano le scimmie ha cambiato letteralmente tutto, ma come, e perché?

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La Playstation è una delle console più fortunate di tutti i tempi. Grazie ad un più che modesto inizio e a un fantastico seguito, la storia di questa console ha garantito a Sony un futuro roseo e ben delineato. Ma sebbene fossimo già a conoscenza delle origini della console, c’è da dire che uno dei punti principali che l’hanno fatta variare radicalmente dalle altre sta in una sola caratteristica, ritrovata nel controller, riutilizzata per tutte le console da quel momento in poi. Tale caratteristica, che rinominava il controller come “Dualshock”, non era altri che un sistema di vibrazione del controller dettato dalla reazione agli elementi su schermo, e dalla presenza, per la prima volta nella storia dei videogiochi, di ben due levette analogiche, una a sinistra (sotto il D-Pad) ed una a destra (sotto i pulsanti d’azione).
Il primo gioco Sony che sfruttò questa funzionalità fu “Ape Escape”, una fortunatissima serie che ha avuto modo di espandersi su Playstation, ma che negli ultimi tempi è diventata dormiente. 

In cosa consisteva Ape Escape? In un vero e proprio collectathon (gioco platform collezionistico, fanno parte di questa varietà Super Mario e Banjo-Kazooie) in cui, al posto di raccogliere oggetti, si raccoglievano scimmie. Il video introduttivo esponeva un distratto scienziato (di nome Professor), che aveva lasciato in un circo un casco per aumentare l’intelligenza delle scimmie a seguito di un suo esperimento, e la scimmietta albina di nome Specter se l’era ritrovato tra le mani. Una volta indossato, Specter diventò intelligentissimo, e cominciò a richiamare altre scimmie per produrre il casco in massa, creando così un enorme esercito per conquistare il mondo in tutte le ere storiche grazie alla macchina del tempo di Professor. Noi impersoniamo Spike (o Kakeru), che insieme al suo amico Buzz si imbatte in Specter proprio quando sta per teletrasportarsi, e veniamo coinvolti nell’esplosione generata dalla macchina del tempo, ritrovandoci nel Cretaceo.

E’ compito di Spike quello di ritornare nel presente saltando di epoca in epoca, recuperando tutte le scimmie in fuga. Il compito, però, viene reso più particolare dal sistema di comandi, che vede mappati su R1 il salto, sui tasti d’azione fino a 4 gadget e ad entrambi gli stick analogici il movimento e la direzione in cui muovere il gadget in questione. In generale, come sistema, è riuscito molto bene, contando che il gioco sia uscito nel 1999, e nonostante la grafica datata, riesce comunque a mantenersi interessante e apprezzabile per gli occhi, e a tenere il giocatore incollato allo schermo fino al finale. In aggiunta, le musiche sono rimaste nella mente di tutti gli appassionati come alcune delle migliori tracce della storia dei videogiochi. Inoltre, l’approccio di entrambi gli stick era inedito e ben pensato, e fu per questo che Ape Escape fece fin da subito scalpore, e riuscì a far valere l’idea di aggiungere ben due stick al controller della Playstation. 




Ape Escape
In Ape Escape 3 le scimmie potevano rubare i gadget e catturare il giocatore. Da: dualshockers.com

Ma si sa, il tempo passa anche per i videogiochi, ed è per questo che molte delle trovate di questo titolo risultano arcaiche e un po’ troppo complicate. Corrono, quindi, ai soccorsi, i tantissimi seguiti e spin off che Japan Studio (il vecchio studio di Ape Escape, che in seguito ha prodotto anche titoli come Patapon, Tokyo Jungle, Bloodborne in collaborazione con From Software o il più recente Gravity Rush) ha rilasciato nel tempo, affinando la formula. Nei titoli successivi era addirittura possibile trasformarsi per catturare le scimmie in modi unici, o impersonare protagonisti femminili. Il tutto si stava piacevolmente espandendo.
Il problema, però, è che a parte due miseri titoli principali e pochissimi spin off, di Ape Escape non se n’è visto molto in Occidente. L’Oriente ha visto proliferare la serie fino al 2010, anno in cui è stato rilasciato Ape Escape Fury! Fury! (Ape Escape Move in Europa e America), che ha stravolto la formula originale in favore di una campagna pubblicitaria per il Playstation Move.

Al giorno d’oggi, a parte i ricordi e la nostalgia, non resta molto di Ape Escape, se non il fatto che un tempo questa serie abbia cambiato la storia dei videogiochi per come li conosciamo, e li abbia accompagnati mano nella mano ad un approccio più immediato e semplice per muoversi e destreggiarsi negli ambienti tridimensionali. Ciò che resta è anche la speranza di rivedere un giorno un capitolo della serie principale come una sorta di ritorno alle origini. Questo è l’anno del platform, chissà se si saprà mai qualcosa al riguardo. D’altronde è da pochi mesi che su PS4 si è visto il remaster digitale di Ape Escape 2. Le speranze sono le ultime a morire. 

Graziano Ferilli

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