Chiara Marchelli racconta: Le Notti Blu

"Il passato è la chiave del presente."

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A chi rimane”, è questa la dedica di Chiara Marchelli autrice del libro Le Notti Blu.  Tre parole dirette, piene di significato, prima dell’incipit, che trasmettono la grande sensibilità dell’autrice e la consapevolezza con cui scrive.  Le Notti Blu, edito da Giulio Perrone Editore, sesto posto al Premio Strega 2017, narra la vicenda di una coppia, Larissa e Michele, residenti a New York, come una sorta di lastra a raggi X. La loro vita procede in maniera apparentemente normalissima, se non fosse per il tremendo dolore condiviso che accompagna le loro esistenze. Una notizia, giunta dall’Italia, rompe l’equilibrio che la coppia ha faticosamente costruito per sopravvivere alla perdita di Mirko, il loro unico figlio. E’ da lì che le loro notti si trasformano in Notti Blu, in una continua ricerca della verità con la speranza di ritrovare e rivivere quello che hanno perso.



Chiara Marchelli è nata ad Aosta, ma residente a New York dal ‘99 dove lavora come editor, copywriter e  traduttrice. Dopo gli incarichi presso l’Università di Pavia e la John Cabot University di Roma, diventa Senior Language Lecturer all’ Università di New York.

Chiara Marchelli

Tu Chiara, sei nata ad Aosta, hai abitato a Roma, Venezia, Belgio ed Egitto e vivi a New York da circa diciotto anni. Qual è il luogo che consideri “casa” più di tutti?

E’ una scoperta che ho fatto qualche anno fa, quando ho capito che sia l’Italia (Valle D’Aosta, Liguria, Piemonte) che gli Stati Uniti e New York sono casa per me e compongono un collage che mi appartiene, senza distinzione. Ma la mia vera casa è la scrittura, che fa parte di me ovunque sono.

Le Notti Blu, sesto al Premio Strega. Direi che si può considerare una vittoria e sicuramente un bellissimo traguardo che offre un’ampia vetrina al proprio lavoro. Come hai vissuto questa esperienza?

Con grande felicità e una soddisfazione enorme per tutti, oltre che per me, per la casa editrice di Giulio Perrone e Mariacarmela Leto che hanno avuto il coraggio di pubblicare il libro, credendo nella forza di questo lavoro. Tra di noi è nata una grande intesa che ha permesso di portare avanti Le Notti Blu con una squadra unita dallo stesso obiettivo, un ponte tra le risorse, perché non era più il mio libro, ma il nostro.

Le Notti Blu affronta un tema delicato, quello del lutto, ma soprattutto della sopravvivenza di una coppia dopo una grave perdita. Secondo te, il dolore unisce o separa?

Dipende dalla coppia e dal dolore. Non credo si possa fare una generalizzazione in questo caso. Si tratta di un dolore individuale che si arrotonda nella coppia e catapulta di nuovo verso la vita. Scrivendo Le Notti Blu mi sono immaginata quelle due persone in questa situazione particolare, uniti dal dolore della perdita del figlio, che incominciano un percorso di separazione vivendo su due binari separati proprio quando arriva la vita. Una realtà che può essere violenta, ma in modo positivo, perché la vita è più forte della morte.

Nel tuo libro descrivi spesso luoghi con una descrizione dettagliata e parli di geologia e strategia di giochi come se fossi un’esperta. Da dove arriva tutta questa conoscenza?

E’ una questione di preparazione. Quando si scrive un romanzo si segue lo sviluppo del personaggio, qualunque esso sia, e bisogna documentarsi per offrire credibilità alla narrazione. Ho studiato prima, durante e dopo la stesura del romanzo, poi ho fatto verificare le descrizioni da alcuni esperti, perché eventuali inesattezze avrebbero potuto togliere l’attenzione dalla storia.

Abbiamo tutti le nostre Notti Blu, i nostri lutti, i nostri dolori, ma il libro da dove nasce, da una tua notte blu?

Volevo rendere omaggio ad una madre, una persona a me molto cara, la cui vicenda mi ha toccata profondamente. La storia si è commutata poi in me e ho scritto dal punto di vista maschile, ispirata dalla realtà con la complicità della letteratura. Scrivo spesso nel e del dolore, perché è lì che si trova il cambiamento. La felicità è abbastanza statica, non succede nulla. La letteratura deve far pensare, deve essere una connessione tra i pensieri e la vita vera.

Il tuo libro Le Notti Blu è composto da molti passaggi e frasi in cui esprimi e rispecchi un grande amore per la vita e per gli altri. Che cosa significa per te amare veramente qualcuno?

Provare tenerezza, compassione ed empatia. Essere in grado di soffrire insieme alle persone, mettersi dentro ai loro panni, capire e vedere chi sono e rispettarli. Uno scrittore bravo deve saper osservare, ascoltare ed essere empatico nei confronti degli altri.

Il passato è la chiave del presente. Questa è una frase del tuo libro. Com’è Il tuo presente?

Sto vivendo una fase di incoronamento. La scrittura è una delle fonti centrali della mia esistenza e sono contenta di aver scritto il libro che avevo in mente di scrivere e che sta raggiungendo le persone. Incontrare i lettori è un momento di felicità che sta durando. Non sono proiettata né verso il futuro né verso il passato, sono soddisfatta delle mie scelte fatte e sto abbracciando con gratitudine la vita in cui mi trovo bene nel mio presente.

Qual è il segreto di un libro di successo?

Difficile dirlo. Credo che non lo sappia nessuno. Un libro ha successo quando veramente riesce a raggiungere le persone, complice lo stile e la semplicità del linguaggio.

In una parola: scrivere cosa significa per te?

Vivere. Assolutamente vivere, perché la scrittura è un mondo che abbraccia tutto.

Le Notti Blu, di Chiara Marchelli, un libro scritto con grande Maestria, un inno alla vita che descrive una sofferenza atroce, ma che lascia una gioia immensa nel finale tutto da scoprire.

                                                                                                          Maggie Van Der Toorn

www.giulioperrone.it



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