Isolina Canuti: un delitto senza castigo all’ombra dell’arena di Verona

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Immagina la Verona dei primissimi anni del ‘900. Fra le vie del centro storico, vicino all’arena, potevi facilmente incontrare donne vestite con pizzi impalpabili, ombrellini da sole e subito dopo mendicanti poverissimi o – perché no?- militari in divisa che si sentivano autorizzati a fare quello che volevano alle persone comuni, anche ammazzarle per futili motivi.

Non era raro, quindi, imbattersi in cadaveri lungo le strade. Proprio questo successe alle due lavandaie Maria Menapace e Luigia Marconcini, che trovarono nell’Adige un sacco che sembrava contenere carne da macello.

Peccato che fosse carne sì, ma umana, quella della povera Isolina Canuti, una ragazza di diciannove anni, per giunta incinta di quattro mesi, barbaramente tagliata a pezzi.

Inizia una caccia all’assassino. Fin da subito i sospetti ricadono sul tenente Carlo Trivulzio, che apparteneva alla nobiltà di Udine. Aveva preso in affitto una stanza in casa Canuti e per un certo periodo aveva intrattenuto una relazione amorosa con Isolina. Tuttavia il giovane respinge fermamente le accuse e nega di aver tentato di far abortire la ragazza alla “Trattoria Del Chiodo”, approfittando della sua ubriachezza e del silenzio dei suoi amici complici.




I giornali locali e nazionali si schierano chi da una parte, chi dall’altra: L’Arena, Verona Fedele, L’Adige, Il Resto del Carlino e La Stampa spalleggiano Trivulzio e l’esercito, Il Gazzettino e Verona del Popolo Isolina.

Il direttore di quest’ultimo quotidiano, Mario Todeschini, è il più agguerrito di tutti a non credere a una sola parola del Trivulzio. Per questo motivo sollecita un’interrogazione al Parlamento e scrive articoli provocatori a quel perbenismo borghese che circolava a Verona.

In questo modo, la vicenda da romanzo d’appendice assume marcate tinte politiche al punto che il Capo del Governo Pelloux è costretto a intervenire.

Il suo discorso lascia trapelare una certa simpatia per l’esercito e, di conseguenza, l’imputato principale viene scagionato.

Il Todeschini, invece, si becca una condanna per diffamazione recidiva: dovrà pagare una multa di 1458 lire, oltre alle spese processuali, e dovrà stare in cella per ben 23 mesi e dieci giorni.

Il verdetto è fin troppo chiaro: Isolina Canuti viene uccisa una seconda volta dalle istituzioni, che hanno riconosciuto come unica legge quella del più forte.

Alessandra Martinello

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