Jobs Act : “inammissibile” referendum su articolo 18, sì a voucher e appalti

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Jobs Act: una sentenza politica?

È di oggi il verdetto della Consulta, dopo due ore di udienza a porte chiuse, circa l’approvazione o meno dei 3 referendum abrogativi sul Jobs Act presentati dalla CGIL.

Parliamo, nella fattispecie, delle modifiche dell’articolo 18 sui licenziamenti illegittimi, di voucher ed appalti.

La CGIL in merito aveva raccolto 3,3 milioni di firme, ma solo due dei 3 referendum sui contenuti del Jobs Act sono stati approvati, il che non ha potuto non scatenare qualche polemica.

E mentre voucher ed appalti andranno alle consultazioni popolari, che si terranno probabilmente in primavera, ammesso che non si vada ad elezioni anticipate – e in tal caso il voto referendario slitterebbe, come da legge, di un anno – diversa sorte tocca all’articolo 18.

Fonte: http://www.panorama.it/economia/lavoro/jobs-act/

La Consulta dichiara infatti il quesito “inammissibile”, e la Camusso, segretaria nazionale della CGIL, parla di possibile ricorso alla Corte UE.

In Conferenza Stampa, dopo l’augurio per una pronta guarigione al Presidente Gentiloni e una pubblica dichiarazione di vicinanza, non a caso, ai giornalisti de L’Unità, vittime di un licenziamento di massa, causa nuovo fallimento del giornale – quasi mezzo milione di perdite al mese – commenta la notizia.

“La Corte ha deciso di non ammettere uno dei quesiti. Noi siamo convinti che la libertà dei lavoratori passi attraverso la loro sicurezza. Valuteremo la possibilità di ricorrere alla Corte Europea in merito ai licenziamenti. Non è che il giudizio della Corte di oggi fermi la battaglia sull’insieme della questione dei diritti.”

Dalle approvazioni alle disapprovazioni, l’arena politica si colora dei commenti dei più, e desta particolare rilievo l’accusa di “scelta politica” da parte della leader della CGIL.

“É stato dato per scontato l’intervento del governo e dell’Avvocatura dello Stato, non era dovuto, è stata una scelta politica.”

Fuori luogo invece il commento di “sentenza politica” del leader della Lega Nord Matteo Salvini. Si tratta infatti di una sentenza relativa a forma e sostanza del quesito.

Le motivazioni

Le motivazioni della decisione della Consulta saranno rese note entro il 10 febbraio, dopo con il deposito delle sentenze da parte della Corte.

In attesa delle motivazioni, si parla di una bocciatura legata alla forma del quesito.

La consultazione, infatti, non entrava nel merito del Jobs Act.

I profili di inammissibilità potrebbero essere legati al fatto che questo non aveva un contenuto unitario – 3 contenuti presenti:

“Volete voi l’abrogazione del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” nella sua interezza e dell’art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, recante “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”

come anche del fatto che il quesito non ha per oggetto l’abrogazione di una norma, ma l’emanazione di una norma nuova.

Se consideriamo quest’ultima accezione, il referendum assume un valore propositivo.

A tal proposito, è bene ricordare che lo scorso 4 dicembre con la bocciatura della riforma costituzionale è stato anche bocciata l’ammissibilità del referendum propositivo.

Voucher ed appalti

Soddisfazione per gli altri due quesiti abrogativi sul Jobs Act, di cui viene sottolineato il rilievo.

Il neo eletto giudice Augusto Barbera (S), entra nella Sala delle Udienze del Palazzo della Consulta, per la sua prima udienza pubblica della Corte Costituzionale, a Roma, 12 gennaio 2016. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI
Fonte: http://www.huffingtonpost.it/2016/12/28/referendum-jobs-act-rischio_n_13873024.html

“I voucher sono aumentati del 27 mila per cento. Oggi il presidente dell’Inps ha fornito i dati sull’utilizzo dei voucher nella Cgil: un dato che corrisponde a 3 persone e mezzo l’anno del totale dei lavoratori, tra l’altro pensionati, questa è la dimensione, noi abbiamo chiesto all’Inps quali sono i principali utilizzatori di voucher ma ci ha detto che è impossibile saperlo, noi rinnoviamo questa richiesta: uno strumento malato è uno strumento malato, bisogna avere il coraggio di azzerarlo.”

Infine la questione degli appalti, su cui insiste molto la Camusso in conferenza stampa, e per cui il legale della Cgil di fronte alla Corte parla anche di successo.

Il tema della responsabilità solidale sugli appalti si impone, impegnando “milioni di lavori” come ricorda il segretario della CGIL, quale tutela inderogabile ed essenziale all’interno dei diritti dei lavoratori.

Le conseguenze

Il consenso della Consulta ai due quesiti abrogativi non è una sconfitta per il Jobs Act.

Si apre infatti la strada verso un miglioramento di una norma che al favore all’economia, su una strada di più ampio valore, cede a dei diritti che potrebbero salvaguardare il modello del welfare state.

La direzione è quella di avere, sul tema del lavoro, un sistema di norme efficaci e funzionali al miglioramento del settore.

Era il Jobs Act una riforma essenziale al sistema italiano, che tuttavia andrebbe ampliata di quei livelli di garanzia che la Costituzione dal 1948 in poi ha difeso.

Il referendum, per cui la Camusso dice che inizierà “una campagna elettorale” in cui si chiederà “al governo tutti i giorni di fissare la data in cui si vota”, potrebbe essere un incentivo essenziale sulla strada del miglioramento.

 

Ilaria Piromalli

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