La politica italiana ed estera nel 2016

Il referendum costituzionale, le dimissioni di Renzi, il nuovo governo Gentiloni, il trionfo di Donald Trump e la brexit sono solo alcuni degli avvenimenti politici che hanno caratterizzato il 2016

Il 2016 sarà ricordato anche come l’anno dell’ascesa del populismo, rilevata nelle varie elezioni in giro per il mondo

Per la politica interna il 2016 è stato pieno di avvenimenti  importanti. Il governo Renzi aveva cominciato l’anno con delle sfide da vincere tutte, d’altronde il presidente del Consiglio toscano era stato nominato nel 2014 dall’ex presidente della Repubblica Napolitano per fare riforme, quindi per vincere le battaglie, per abbattere i muri contro tutto e contro tutti.

Matteo Renzi ad inizio anno ha vinto la sfida sulle unioni civili, infatti è riuscito a far approvare in parlamento il disegno di legge che regolarizza in Italia, come già stato fatto in gran parte dell’Europa, le unioni civili. Superato questo ostacolo, la successiva prova tesa dalle opposizioni per il presidente del Consiglio è stato il referendum sulle trivelle, che ha visto la vittoria del No ai giacimenti  in mezzo al mare, però la consultazione non ha raggiunto il quorum.

Dopo queste prime sfide Matteo Renzi ha personalizzato il referendum costituzionale per la definitiva approvazione della revisione costituzionale  Renzi-Boschi. La sfida decisiva è stata fissata per domenica 4 dicembre e quella sarà la data della verità per il buon Matteo. La consultazione referendaria non presentava quorum e si è conclusa con la vittoria del No con il 60% dei voti contro il 40%. La revisione costituzionale, su cui aveva basato parte del suo programma politico, è svanita nel nulla e così a Renzi  non è rimasto altro da fare che rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Mattarella, il quale in tempi record ha individuato in Paolo Gentiloni il nome a cui assegnare l’incarico di formare il nuovo governo. L’ex ministro degli Esteri ha deciso di proseguire sulla strada del predecessore  confermando molti ministri, apportando alcuni spostamenti e presentando alcune new entry. Nel giro di due giorni il governo ha giurato nelle mani del presidente della Repubblica ed ha ottenuto la fiducia in parlamento, così è entrato ufficialmente in carica.

La politica italiana ha avuto un appuntamento elettorale fondamentale nel mese di giugno, in occasione delle amministrative in comuni come: Roma, Milano, Napoli e Torino. Nella capitale ha vinto quello che tanti hanno definito il voto di protesta, ricaduto sull’esponente del Movimento cinque stelle Virginia Raggi, eletta dai romani a sindaco della città. Nel capoluogo lombardo il successo è stato di Giuseppe Sala, portacolori del PD. A Napoli è stato riconfermato Luigi De Magistris, candidatosi come indipendente. Infine a Torino, a sorpresa, l’ex sindaco Fassino è stato spodestato dalla pentastellata Chiara Appendino.

In politica estera il momento più importante ed atteso dell’anno è arrivato a novembre con le presidenziali negli Stati Uniti. Dopo le primarie che hanno premiato Donald Trump tra i repubblicani, lui che non si è mai sentito più di tanto repubblicano, mentre tra i democratici Hillary Clinton l’ha spuntata, si è passati alla campagna elettorale interpretata come una battaglia all’ultimo sangue con accuse da una parte e dall’altra. Il 9 novembre 2016 gli americani hanno scelto come nuovo presidente eletto degli Stati Uniti D’America Donald Trump.

La vittoria del Tycoon è stata contestata da tantissimi americani per il programma esposto dal magnate durante la campagna elettorale: muro al confine con il Messico ed espulsione di tutti i clandestini ispanici presenti negli Stati Uniti. Le accuse contro Trump erano riferite anche sulle sue chiare ed alcune presunte affermazioni sessiste e razziste.

Il 2016 è stato anche l’anno della Brexit ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, sancita dal referendum in cui i britannici si sono espressi con una striminzita maggioranza a favore del leave. La brexit era sostenuta in prima linea da Nigel Farage, ex leader dell’UKIP, invece il Primo ministro Cameron era a favore del remain. La vittoria della Brexit ha fatto si che il premier si dimettesse e lasciasse il posto a Theresa May.

Nel 2016 hanno votato anche gli spagnoli e gli austriaci. In Spagna, dopo le elezioni del dicembre 2015 che non avevano dato una maggioranza chiara per creare un nuovo governo, si sono risvolte le consultazioni per il rinnovamento delle Cortes nel mese di giugno e l’esito non ha avuto tante differenze rispetto a qualche mese prima: la maggioranza ai popolari, ma senza i numeri per dar vita ad una coalizione stabile di governo. Dopo alcuni mesi di incontri con le altre forze politiche, l’incaricato dal re a formare un nuovo governo, Mariano Rajoy, è riuscito a trovare un accordo, considerato instabile, con il Psoe e finalmente la Spagna ha ora  il suo governo con la fiducia al Congresso dei deputati.

L’Austria ha avuto un anno non meno tribolato, infatti, dopo il primo turno dove i più votati sono stati sorprendentemente il candidato del Fpo, partito di estrema destra, Norbert Hofer, e il ”verde” Van der Bellen, al secondo turno di ballottaggio Alexander Van der Bellen ha battuto il rivale per 31000 voti, però le votazioni sono state rese nulle per brogli e ripetute il 4 dicembre. In occasione della ripetizione gli austriaci si sono schierati ancora dalla parte di Van der Bellen, che ha ampliato il distacco da Hofer.

Il 2016, infine, è stato l’anno dell’impennata autoritaria di Erdogan in Turchia. L’anno dell’avanzata del populismo. L’anno della guerra sanguinaria in Siria, simboleggiata dalla città di Aleppo.

Altrettanto ricco di avvenimenti politici sarà il 2017.

 

Lorenzo Iadevaia

 

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