Leggere un libro in ospedale aiuta i degenti a stare meglio

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Leggere

Correggio è un paese in provincia di Reggio Emilia che ha dato i natali al cantante Luciano Ligabue.
Dal 2014 è nata un’iniziativa intitolata “Dona un libro” che ha portato anche quest’anno, nel periodo natalizio, alla distribuzione di volumi all’ospedale San Sebastiano per farli leggere ai pazienti.
Nelle librerie della città sono stati allestiti spazi dove i clienti possono depositare libri da regalare al servizio di prestito gratuito creato all’interno del San Sebastiano.

Già a partire dal 2009 la biblioteca comunale di Correggio ha attivato il progetto “Letto a letto” grazie al quale i degenti, i parenti e il personale dell’ospedale hanno la possibilità di prendere in prestito libri e materiale audiovisivo dalla biblioteca.
Ad assicurare il servizio sono alcuni volontari Auser affiancati da studenti del liceo e dell’istituto tecnico della città che hanno partecipato a corsi di formazione per la gestione e l’animazione dell’attività di biblioteca.
E’ un ottimo esempio di collaborazione tra Comune e Ausl, che mettono a disposizione spazi, materiali e competenze in sinergia con il volontariato che, a sua volta, svolge attività di educazione e responsabilizzazione dei giovani nelle scuole.

Un’esperienza replicata in altre strutture ospedaliere italiane come quella di “Leggere per stare meglio”, attivata presso l’ospedale Careggi di Firenze nei reparti a lungo degenza o in quello di dialisi, dove i tempi di effettuazione delle terapie sono lunghi e periodici.

Ma perchè leggere fa stare meglio?

Leggere in ospedale, in metropolitana, sul treno o in sala di attesa dal dentista non è solo un modo per trascorrere il tempo allontanando la noia.
Leggere apre la mente e permette di evadere da situazioni non sempre soddisfacenti, immedesimandosi nelle vicende narrate.
Leggere sviluppa capacità empatica perché ci si mette nei panni altrui, aiuta a concentrarsi, a coltivare un dialogo interiore, scoprendo spiegazioni che dissolvono dubbi o rassicurano, realizzando di non essere soli a percepire determinate sensazioni.
Mentre si legge il cervello si comporta come se stesse vivendo in prima persone le vicende descritte.

Un gruppo di ricercatori della Stanford University ha dimostrato come la lettura agisca in maniera diversa sulle zone cerebrali: la letteratura migliora le funzioni cognitive mentre opere più leggere fanno affluire maggiori quantità di sangue. Il cervello “cresce“, stimolando l’ippocampo e la corteccia, mentre la quantità di materia bianca aumenta nella parte adibita al linguaggio.

Dagli inizi del Novecento gli psicoterapeuti hanno iniziato a prescrivere libri ai pazienti perché si erano accorti che, nelle situazioni di sofferenza, le letture mirate riuscivano a “intaccare” le difficoltà psichiche incoraggiando la creatività e favorendo il miglioramento del benessere del lettore.
La malattia, sia essa fisica o mentale, porta all’isolamento: il libro aiuta a mantenere un contatto con il mondo, allontanando dal pensiero fisso del dolore o dalla preoccupazione per la propria situazione.
L’identificazione con i personaggi può ispirare comportamenti utili per uscire dalla situazione di disagio. Quindi se i libri vengono scelti dal medico a seconda della patologia, aiutano la cura farmacologica poiché permettono di agire in profondità operando un effettivo cambiamento.

Ecco che la Biblioterapia viene utilizzata per malesseri psicologici come ansia (in cui si consiglia Camilleri), depressione (Garcia Marquez) e problemi alimentari (Dostoevskij) ma anche per malattie come quelle oncologiche o cardiologiche.
Presso il reparto di cardiologia dell’ospedale di Lucca si è svolto uno studio che consisteva nel far leggere ai ricoverati con patologie cardiache un libro di liriche dal titolo “Il cuore ha bisogno di poesie”.
Il primo effetto è stato quello di migliorare il rapporto con i medici, le cui prescrizioni venivano seguite con maggior partecipazione dai pazienti, il secondo di rilassare soggetti il cui organismo doveva riprendersi.
Un analogo studio in Gran Bretagna ha indicato una diminuzione di attacchi di ansia e panico nei soggetti partecipanti e una riduzione del loro accesso al Pronto Soccorso.
Un’indagine dell’Università di Göteborg su donne affette da diverse patologie ha dimostrato che la lettura di romanzi ha migliorato in poco tempo salute e riabilitazione.

Purtroppo in Italia si legge poco: forse questi effetti potrebbero costituire un incoraggiamento.
Un libro non può però essere prescritto come una pastiglia: leggere per obbligo non produrrà mai i risultati di una scelta spontanea.
Per volare con la fantasia occorre passione e intenzione…

Paola Iotti

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