Macchina del tempo sperimentata a Napoli? Il prototipo di uno wormhole è un modello analogico

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L’articolo pubblicato dall’Ansa il 18 marzo 2017 dal titolo “Costruito il prototipo di uno wormhole, per i viaggi nel tempo“ è molto “futuristico” e “fantasioso“, lo dico per tenervi con i piedi per terra visto quanto viene riportato:

Non più solo fantascienza: i cunicoli che permettono di viaggiare nello spazio e nel tempo, i cosiddetti wormhole, adesso possono essere costruiti in laboratorio: sebbene su una scala piccolissima, dimostrano per la prima volta che attraversare il tempo è possibile e, in attesa di futuri viaggi intergalattici, promettono di rendere più potenti gli attuali dispositivi basati sulle nanotecnologie.  Il prototipo, descritto online sul sito ArXiv e in via di pubblicazione sull’International Journal of Modern Physics D, darà luogo ad un esperimento condotto in Italia, presso l’università di Napoli Federico II. “Abbiamo realizzato il prototipo”, ha detto il coordinatore del gruppo internazionale autore della ricerca, il fisico Salvatore Capozziello, dell’Università Federico II di Napoli, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e presidente delle Società Italiana di Relatività Generale e Fisica della Gravitazione (Sigrav).

L’articolo dell’Ansa parla di un prototipo di wormhole descritto sul sito ArXiv, di cui sarebbe bastato il titolo (“Current density and conductivity through modified gravity in the graphene with defects“)  per comprenderne almeno il contenuto. Di che prototipo stiamo parlando? È vero che è possibile costruire in laboratorio un cunicolo che permette di viaggiare nello spazio e nel tempo? Per carità, siamo lontani anni luce dal poterlo fare realmente. Leggiamo l’Abstract del documento (consultabile in formato PDF):

We propose a model describing the evolution of the free electron current density in graphene.
Based on the concept of Mp-branes, we perform the analysis using the difference between curvatures of parallel and antiparallel spins. In such a framework an effective graviton emerges in the form of gauge field exchange between electrons. In a plain graphene system, the curvatures produced by both kinds of spins neutralize each other. However, in the presence of defects, the inequality between curvatures leads to the emergence of current density, modified gravity and conductivity. Depending on the type of the defects, the resulting current density can be negative or positive.

In realtà si tratta di un modellino analogico (cioè basato su analogie) come quello del famoso foglio di carta per spiegare i “tunnel spaziali“. Detta in parole molto semplici, il prototipo è composto da due lastre di grafene interconnesse da un tubo che rappresenta il wormhole, quindi ci troviamo di fronte ad una sua simulazione in scala molto ridotta (microscopica). Non si tratta di un vero e proprio wormhole, nessun viaggio o macchina del tempo (come avrete modo di leggere tra poco nell’articolo). Se volete approfondire potete leggere l’articolo di Tomshw.it:

Per intenderci, volendo mantenere il paragone cosmico, è come se una navetta spaziale, rappresentata dall’impurità, si avvicinasse al wormhole, attivandolo. Un’ipotesi che senza dubbio fa volare con la fantasia. Pur rimanendo ad ogni modo con i piedi per terra, le implicazioni tecnologiche di quanto osservato dai ricercatori sono importantissime, perché consentirebbero di trasmettere segnali elettrici in maniera estremamente precisa, rapidissima grazie alla superconduttività, e a livello atomico. Le applicazioni di tale tecnologia sarebbero pressoché infinite, e al momento la realizzazione di un primo prototipo su scala industriale è l’obiettivo più immediato.

Vorrei concludere, con tutto il rispetto, con un piccolo sfogo: studi come questo fanno comprendere come i risvolti di ricerche a volte astratte ed estremamente teoriche, persino prive di apparente senso pratico, possano avere invece incredibili risvolti tecnologici, e portare a un miglioramento concreto del nostro vivere quotidiano. Questa dovrebbe essere la migliore risposta a chi continua a domandarsi perché “sprecare” denaro nella ricerca, con tutti i problemi che ci sono.

Un’altra lettura che consiglio è quella della pagina Facebook “Chi ha paura del buio?“:

Quello che è davvero spettacolare è che la descrizione del comportamento degli elettroni in questa struttura diventa matematicamente perfetto se si usa una teoria della fisica molto controversa: la Gravità Modificata con le trasformate f(R). Conoscete tutti il problema della materia oscura, vero? Osserviamo le galassie comportarsi come se ci fosse molta più massa di quella visibile. Le possibilità sono due: o c’è effettivamente della massa invisibile (la materia oscura), o la nostra teoria della gravità è sbagliata, e bisogna modificare come la curvatura influenza la massa (trasformando lo scalare di curvatura, R, con delle funzioni apposite, f(R) 😀 ). Ecco perché è interessante: una manifestazione nel mondo nanoscopico di quella che sembra essere una possibile soluzione al più grande problema della fisica moderna! Tuttavia questo esperimento continua a NON ESSERE un wormhole, NON C’È alcun viaggio temporale né altro. È una analogia, come il “buco nero” sonico che produceva radiazione di Hawking fononica che vi descrivemmo tempo fa. Il fatto che una formulazione matematica si possa applicare a questo o quello NON significa che sia applicabile a tutto. I Wormhole sono delle soluzioni matematiche possibili delle equazioni di Einstein, ma nulla ci dice che siano una soluzione FISICA date le condizioni del nostro universo.

Non scherza in fatto di sensazionalismo e clickbait l’articolo di Quotidiano.net dal titolo “Macchina del tempo sperimentata a Napoli. “Funziona con il grafene”“:

Napoli, 19 marzo 2017 – È UN PROTOTIPO piccolissimo, meno di un millimetro, e si può osservare solo al microscopio elettronico, ma il riuscito esperimento condotto all’Università di Napoli evoca l’inimmaginabile: i viaggi nel tempo, o più precisamente il passaggio da un punto all’altro dello spaziotempo, o da un universo a un altro universo, proprio come ipotizzato da Albert Einstein e dal suo allievo Nathan Rosen negli anni Trenta con la teoria dei wormhole, letteralmente buco di verme, i cunicoli spaziotemporali dei quali si cerca di confermare sperimentalmente l’esistenza.

Ecco, dopo questa ultima perla vi lascio alla doverosa citazione:

 

 

David Puente 

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