Cile: i carabinieri attaccano una scuola mapuche

Durante un tentativo di sequestro di un'appartenente alla comunità di Temucuicui, carabinieri lanciano lacrimogeni contro bambini Mapuche a scuola.

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A soli quattro giorni di distanza dall’omicidio di due combattenti Mapuche, sempre nel comune di Ercilla, il 14 giugno 2017 i carabinieri cileni hanno attaccato con lacrimogeni una scuola di bambini della Comunità Autonoma di Temucuicui. Un’azione gravissima quanto ignobile contro delle creature che stavano facendo attività scolastica e, per estensione, un tentativo di eliminare il futuro culturale di questo popolo.

Allo stato cileno fa paura questo popolo nativo che da secoli non si piega contro chi cerca di impossessarsi delle loro terre. In fondo è stato l’unico popolo del Sud America che ha sconfitto i primi capitalisti d’Oltreoceano sul loro suolo, nel periodo cosiddetto “precolombiano”.



I fatti

Nella mattinata del 14 giugno 2017, numerose forze dell’ordine sono entrate nello stabile del Municipio di Ercilla. Obiettivo: prelevare una donna mapuche, Valeria Millanao Palacio. Le hanno sequestrato il cellulare per non permetterle di comunicare con l’esterno. Per un’ora, sotto minacce, cercano di estorcerle informazioni su alcuni appartenenti alla comunità di Temucuicui. Valeria è riuscita a scappare e informare la comunità dell’accaduto.

Sappiamo che sei tu che informi la tua gente su di noi. Ora vogliamo che ci porti nella comunità e ci indichi le strade che portano ai luoghi sicuri dove stanno (i mapuche che stanno cercando, ndr) e che ci porti tutti coloro che ci servono. Altrimenti andiamo a prendere tua figlia (di 1 anno, ndr).

Nel frattempo, forze del GOPE (carabinieri) hanno fatto una violenta incursione nella comunità di Temucuicui. In particolare presso la sorella di Valeria, Karina, dove erano presenti i genitori e altri anziani. Il maggiore momento di tensione è stato provocato durante il lancio di lacrimogeni verso la scuola. I gas hanno procurato svenimenti, terrore e principi di asfissia nei bambini presenti in classe.

Cosa succede a Temucuicui

Bisognerebbe andare indietro nei secoli per descrivere i tanti interessi su questo territorio, ma rimaniamo agli avvenimenti degli ultimi decenni.

Anni ’60

Con la nascita dello stato cileno ed argentino molti territori mapuche si sono nazionalizzati, tra cui la zona di Temucuicui. Negli anni ’60 inizia il processo di rivendicazione delle terre sottratte, aiutato da Allende. La dittatura  cileno-statunitense annulla il recupero, caccia le comunità originarie e dà le terre di Temucuicui in concessione a Conaf. Conaf  è un ente privato che gestisce il patrimonio fondiario e forestale del Cile. Operativamente, è la famiglia Matte a decidere il da farsi. I Matte sono una delle più grandi famiglie di imprenditori forestali. Insieme alla famiglia Angelini attuano, di fatto, un duopolio.

La politica della famiglia Matte è di creare nuove piantagioni più produttive rispetto a quelle originarie. I primi danni sono stati quelli di deviare corsi d’acqua e, con il ritiro di fonti potabili, sono diminuiti gli spazi coltivabili per l’alimentazione. L’accesso all’acqua potabile è possibile per lo più attraverso camion cisterne, quando prima la regione era ricchissima di acqua. I danni collaterali aggiuntivi sono tanti come l’attacco alle forme di socialità e di esistenza tradizionale Mapuche. Molti di loro sono stati costretti ad emigrare in città.



Anni ’90

Dagli anni’90 la rabbia per la disgregazione e l’annientamento che stanno soffrendo, porta le famiglie di Temucuicui ad occupare le terre. Dopo una decina di anni di carcere, torture, lotte e clandestinità di alcuni, la comunità riesce a recuperare il fondo Alaska, uno dei primi fondi strappatogli. La forza di questa vittoria fa nascere la Comunità Autonoma di Temucuicui. La comunità  si basa su una organizzazione ancestrale, che gestisce il territorio collettivamente e vuole ricostruire la propria identità etnica.

Oggi

Da allora, repressione, attacchi violentissimi delle forze dell’ordine, sequestri di persona, tentativi di imputare azioni non avvenute, torture e carcere sono all’ordine del giorno. Nuove terre, nel frattempo, sono state recuperate e la comunità rimane unita nel continuare.

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21.01.2017: incendio a Pumanque, 140 km a sud di Santiago.  Lo stato cileno ha dichiarato lo stato di emergenza per diverse aree a causa del fuoco che ha distrutto più di 35mila ettari di bosco. AFP PHOTO / MARTIN BERNETTI

Recentemente si sono verificati devastanti incendi di boschi nativi nel sud e centro Cile.  Il grande affare forestale continua, volendo fare spazio alle piantagioni di pino ed eucalipto che godono di forti sussidi statali. Recentemente si è scoperto che si tratta di monocolture OGM e che seccano irrimediabilmente la terra. Stiamo parlando di un territorio che per il 75% è di piantagioni di pino radiata, il 15% di eucalipto e solo il 10% di bosco nativo.

La solidarietà è anche attraverso l’informazione

L’isolamento in cui la stampa statale vuole mantenere i Mapuche deve essere combattuto diffondendo quanto sta accadendo davvero. Le bugie del sistema devono essere smentite. Facciamo circolare la voce diretta dai territori, in particolare quando avvengono questi terribili abusi. Da qui, è lo strumento che possiamo impugnare per dimostrare solidarietà verso un popolo tanto oppresso e per divulgare una corretta informazione.

Giada Giupponi

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