Ministro delle finanze europeo e budget federale USA

0

Il 13 luglio scorso a Parigi la cancelliera tedesca Angela Merkel si è dichiarata disponibile all’ipotesi di un ministro delle Finanze europeo, già auspicato nell’incontro con il presidente francese Macron del maggio scorso.

Il ministro delle finanze dell’Unione Europea avrebbe nelle ipotesi un proprio budget a cui attingere, finanziato dagli stati membri.

Ad oggi il budget di quella sorta di embrione confederale che è l’Unione Europea ammonta a circa l’1% del PIL della UE. Un’inezia a confronto della principale controparte del continente americano.

Negli Stati Uniti infatti il budget federale è attorno al 25%.

Investimenti strategici USA

Gli USA usarono il budget federale per creare una rete di infrastrutture avveniristiche agli inizi del secolo scorso e finanziare la corsa allo spazio degli anni Sessanta.

Infrastrutture come le centrali idroelettriche fornirono energia a basso costo per l’industria giusto in tempo per vincere l’ultima guerra mondiale e traghettarono il paese fuori dalla Grande Depressione.

La corsa allo spazio e la ricerca in istituti come il DARPA gettarono invece le basi per gli avanzamenti tecnologici degli anni Sessanta e Ottanta che avrebbero contribuito a staccare il gigante sovietico nell’industria leggera e nell’automazione.

Infrastrutture e tecnologia

Il budget federale statunitense fu attinto a piene mani per opere di interesse strategico: per la Diga di Hoover furono stanziati la bellezza di 165 milioni di dollari del 1928.

Più di trent’anni dopo durante l’amministrazione Kennedy il budget per la NASA superò il 4% dell’intero budget federale.




Nonostante si possa pensare agli USA come la patria del selvaggio libero mercato con lo stato ridotto a mero controllore, in realtà il bilancio federale statunitense continua ad alimentare oggi come nel passato tutti quegli investimenti che i privati sono restii a intraprendere ma che si possono tradurre in un vantaggio per la federazione.

Durante l’amministrazione Obama un insieme di aziende capitanate da un eccentrico imprenditore ricevettero sussidi per quasi cinque miliardi di dollari.

L’imprenditore era uno dei cofondatori di PayPal Elon Musk, l’azienda si chiama Tesla ed è diventata una delle leader nella produzione di auto elettriche.

BCE deve prevenire supereuro

Secondo l’ex viceministro dell’Economia Mario Baldassarri, intervenuto il 24 aprile scorso ai microfoni di Radio Radicale, il primo passo per superare le storture dell’Europa intergovernativa sarebbe cambiare lo statuto della BCE:

Draghi di fatto ha interpretato lo statuto BCE che era ad un occhio solo, doveva solo guardare l’inflazione al 2% […]

di fronte alla deflazione ha molto intelligentemente detto: “Io devo riportare l’inflazione al 2%” e ha fatto il Quantitative Easing che ha fatto scendere l’euro e ha dato liquidità a tutto il sistema, bancario e lentamente al sistema produttivo.

L’inflazione fu pensata come limite verso il basso al 2%, mentre Draghi la interpreterebbe come obiettivo al rialzo.

Prosegue Baldassarri:

ma nello statuto della BCE, se venisse dopo il 2019 un altro Trichet, cioè il predecessore di Draghi, e lo reinterpretasse alla lettera, quello aumenterebbe i tassi d’interesse. [..]

L’altra modifica è lo statuto della Banca Centrale Europea che deve avere un occhio sull’inflazione ma un occhio anche sulla crescita, l’occupazione, l’andamento della disoccupazione come tutte le banche centrali normali in questo nostro mondo dalla Federal Reserve americana alla Banca centrale del Giappone alla Banca centrale inglese e quant’altro.

In questa visione il supereuro dell’epoca Trichet è visto come una delle cause dell’aggravamento delle condizioni del paziente Europa degli ultimi anni.

Ma il cambiamento dello statuto BCE per darle un altro occhio non sarebbe sufficiente.

Ministro delle finanze UE

Le aperture della Germania sull’istituzione di un ministro europeo delle finanze non significano però automaticamente un’apertura nei confronti di un budget europeo.

Secondo Baldassarri ad esempio il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble non assegnerebbe a un ministro delle finanze europeo un relativo budget ma si limiterebbe alla nomina di una figura che metta il naso nei bilanci nazionali.

Questa soluzione aggraverebbe le tensioni causate dal vincolo esterno del “ce lo chiede l’Europa”, con esiti incerti.

Al contrario un ministro delle finanze europeo che avesse a disposizione un budget comunitario con percentuali del PIL a due cifre potrebbe incidere fortemente sulla crescita e lo sviluppo sociale e tecnologico.

L’esempio degli Stati Uniti ad inizio secolo è illuminante, ma non è detto sia sufficiente a convincere i capi di stato europei che un ministero “federale” possa fare meglio dei rispettivi dicasteri degli agonizzanti ma rassicuranti Stati-nazione.

Con lo scollamento del critico Regno Unito dal progetto europeo e con l’euro-entusiasta Macron all’Eliseo aumentano le probabilità che venga il giorno in cui a Bruxelles siederà un ministro delle finanze europeo.

Sarà il tipo di ministro intergovernativo auspicato da Schäuble o il superministro europeo invocato da Baldassarri? La risposta condurrà a due tipi di economie e politiche europee assai diverse nei prossimi decenni.

Emanuele Zangarini

Leave A Reply

Your email address will not be published.