Streaming gratuito: quando pagare diventa un optional e i contenuti abbondano

Quando lo streaming a pagamento non soddisfa l'utente, ci pensa quello gratuito!

0

Tempo addietro si è parlato della multimedialità da casa, in dettaglio del cosiddetto “streaming a pagamento” e dei vantaggi che offre. Ormai non c’è da girarci intorno, piattaforme come Netflix hanno davvero preso piede in men che non si dica nelle case di un po’ tutto il mondo, riuscendo ad offrire una enorme quantità di prodotti nel palmo di una mano o tramite l’utilizzo di un telecomando. Nonostante tutto, però, un altro validissimo sostituto della televisione e del cinema si fa spazio tra le varie possibilità dell’utente, ed è lo streaming gratuito. 

In cosa differisce questa tipologia di Streaming? In sostanza, le piattaforme che danno la possibilità all’utente di usufruire del servizio non richiedono costi aggiuntivi obbligatori, e si può avere la possibilità di utilizzare una serie di funzionalità, che sono ancora oggi inedite in moltissimi servizi analoghi a pagamento. 
La prima piattaforma che viene in mente quando si parla di streaming gratuito è sicuramente Youtube: nata nel 2005 come semplice piattaforma di condivisione video, è diventato in pochissimo tempo uno degli stabili di internet insieme a Facebook, prevalentemente grazie al fatto che, nel 2006, Google ha comprato la società, vedendo in essa una serie di caratteristiche di spunto per il servizio che poi, oggi, è diventato.




Youtube, oggi, è il sito di streaming gratuito più famoso di internet, con ben oltre un miliardo di utenti, 76 lingue diverse del sito ed una fascia media che intercorre tra i 18 e i 49 anni. Ciò che lo differenzia dagli altri siti di streaming sta nel fatto che non ci sono grandi compagnie a produrre i contenuti, bensì persone di tutti i giorni, che come l’utente medio, guadagnano facendo ciò che preferiscono condividendolo al mondo, un po’ come se fosse un “Facebook formato video”. L’unica pecca del sito sta nel fatto che, essendo enorme, è difficile gestire i contenuti che passano ogni giorno, rischiando quindi di bandire dal sito un prodotto innocuo, lasciando invece quello nocivo a scorrazzare libero e incolume. In aggiunta, molte persone guadagnano creando video, e contemporaneamente, moltissime case discografiche o grandi compagnie si accodano al guadagno: questo tipo di riscossione monetaria è dato dagli sponsor, che a seconda del tempo di visualizzazione o visualizzazioni statistiche, genera un quantitativo di soldi, che vengono poi dati al creatore. Parlando di creatori, vi sono tantissime tipologie, che vanno dal disegnatore per passione al tecnico di computer, al videogiocatore che condivide la propria partita col mondo, al cantante che trasmette le sue emozioni scrivendo nuove canzoni, che vengono poi sentite dagli utenti appassionati. Altri siti che fanno un lavoro di mimica di Youtube, ma sono ben meno famosi, sono Dailymotion e Vimeo.

 

twitchtube
Twitch o Youtube? La scelta è ardua, ma tutto dipende dai contenuti che si preferiscono! Da: thesempost.com

Insieme a questi siti, però, vi è anche un’altra tipologia di streaming già menzionata nel precedente articolo (che potete trovare qui): il Livestream, forma di trasmissione continua ed in tempo reale, in grado di mettere in contatto su due piedi il creativo e l’utente, formando una sorta di “salotto virtuale” in cui il creativo funge da “capo”, e gli utenti visualizzatori da “pubblico interattivo”, in grado di dare consigli o dritte sul momento, o più semplicemente, di fare chiasso e rumore, rendendo il tutto più divertente e caotico. Siti di questa tipologia, ancora una volta, rimettono la luce dei riflettori su Youtube, anche se un altro sito ha cominciato a fare questa cosa da molto prima: Twitch.tv, piattaforma per videogiocatori (da qualche tempo in collaborazione con Amazon ed il suo servizio Prime), garantisce un’enorme quantità di cose da guardare ad ogni momento, mettendo bene o male tutti sullo stesso piano, senza lasciare indietro nessuno. E’ una piattaforma libera, in grado di garantire guadagno tramite le iscrizioni (in modo simile a Youtube, ma gestite a cadenza mensile per garantire una sorta di “stipendio” a chi crea contenuti, dato che questa tipologia di iscrizione è a pagamento) e visualizzatori volenterosi di donare qualcosa. Ovviamente si può sempre semplicemente seguire il creatore di contenuti facendo un Follow, che funziona invece in modo molto simile alla sopracitata iscrizione di Youtube.

Alla fine della storia, lo streaming è un tipo di prodotto che si è, senza troppi complimenti, fatto strada nel quotidiano di ognuno. Vuoi che sia a pagamento, vuoi che non lo sia, ognuno riesce tranquillamente a trovare ciò che gli piace. 

Graziano Ferilli

You might also like More from author

Leave A Reply

Your email address will not be published.