Trieste il mercato del pesce come risorsa per la città e per i Balcani

Il mercato del pesce di Trieste sta diventando molto fiorente per il rifornimento nella zona del centro Europa

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Trieste la città dei caffè letterari dallo stile mitteleuropeo si erge a crocevia commerciale per il mercato del pesce.

Trieste, durante il periodo del predominio austro-ungarico era il porto dell’Impero. Snodo commerciale ed economico, porto dove si scambiavano le merci provenienti dal mediterraneo e da oriente.

La situazione della città di Trieste e della sua tradizione peschereccia è molto sentita nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia.

Una città tranquilla, sul mare attorniata dalle montagne del Carso. Una città che in pochi conoscono e chi l’ha visitata se ne innamora.




Ma questa capoluogo dallo stile imperiale, nel tempo, ha visto un lento declino. Complice la crisi, complice la città che si svuota di giovani per altri lidi più fiorenti. Una città che inesorabilmente sembrava non dare prospettive.

Il colpo di grazia era avvenuto lo scorso anno quando il mercato ittico, una struttura che si erge su 2500 km quadrati era stata chiusa e messa sotto sequestro dai NAS per vie delle condizioni igieniche precarie.

Pescatori e riveditori avevano protestato, chiedendo all’amministrazione di sedare questa direttiva. Infatti la risposta non è tardata ad arrivare. Il più grande mercato del pesce adesso è attivo e funzionante con ulteriori novità commerciali in arrivo per rendere il mercato dell’ex Gaslini, un Hub commerciale fiorente.

Ma resta ancora molto lavoro da fare.

Il mercato del pesce non è un semplice mercato, è il mercato dove i triestini vanno a comprare il pesce fresco, dove si scambiano quattro chiacchere.

Inoltre Trieste è diventato lo snodo principale per il mercato del pesce nelle zone balcaniche.

Già da tempo era un porto di transito per Austria e Paesi del centro Europa, ma adesso allarga il suo bacino di utenza.




Salmone, aquile di mare, rombi sono tutte varietà pescherecce che passano da questo piccolo grande porto.

Orate, branzini, sardoni barcolani, sono questi i pesci più pescati, ma adesso arrivano anche gli astici dal Canada.

Il lungo tragitto di questo crostaceo passa dall’america del nord fino ad arrivare a Milano in aereo e poi con i camion fino a Trieste.

In 36 ore il pesce si fa quasi il giro del mondo per arrivare ad essere venduto al mercato ittico.  Un giro d’affari che fattura decine di milioni di euro e più della metà proviene dal mercato estero.

I giovani possono cominciare a vedere un nuovo futuro per Trieste per il suo potenziale economico.

Il mercato del pesce è un mercato trainante destinato ad aumentare.

Ad esso saranno annessi, nelle prospettive amministrative, anche sbocchi turistici.

Da pochi anni ormai la città vive un fermento culturale non solo grazie agli accordi tra le autorità e i poli scientifici. Si pensi al nuovo protocollo d’intesa tra l’Area Science Park di Trieste e l’autorità portuale.



In esso si evidenzia la volontà di creare una nuovo polo commerciale e tecnologico proprio nel porto.

Basate sulle logiche di un nuovo asset economico altamente qualificato la zona portuale potrebbe essere strategicamente un porto sulla rotta dei Balcani e la creazione inedita di un porto franco in Italia.

Il capoluogo giuliano non è solo un mercato internazionale a marchio CE, ma un porto di interscambio di varie nazioni.

Gabriella Gozzo

 

 

 

 

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