USA: le direttrici in politica estera di Donald Trump

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Donald Trump nel giorno della cerimonia d’insediamento, lo scorso 20 gennaio, aveva annunciato un immediato e brusco distacco degli USA dal resto del mondo, in particolar modo dall’Unione europea. Il motivo? Secondo il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti D’America troppi dollari sono stati sprecati dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi per aiutare i paesi europei. Donald Trump sancì cosi il ritorno al protezionismo americano, che mancava da prima del secondo conflitto mondiale. Le promesse non sono state del tutto mantenute dal Tycoon e la squadra di governo da lui nominata, basti pensare alla recente decisione di inviare più marines  in Siria per aiutare decisivamente gli alleati della coalizione nella lotta all’Isis. Alcuni possono dire che uno degli obbiettivi primari di Trump era distruggere letteralmente l’Isis sul campo per proteggere gli americani, ma lo stesso Trump aveva annunciato un minor impegno nelle missioni all’estero e più attenzione alla difesa  e alla sicurezza interna.

Riguardo ai rapporti con l’Unione  e i suoi paesi-guida non è cambiato più di tanto lo scenario rispetto alle aspettative. L’incontro tra Donald Trump e la Merkel alla Casa Bianca si è svolto con un tasso di tensione alto: strette di mano rifiutate( da Trump su proposta della cancelliera) e distanza quasi incolmabile sulla questione immigrazione. In un certo modo la Merkel ha rappresentato l’Europa nello studio Ovale, ma le due le vedute sono troppo  diverse. Da una parte Angela Merkel ha riportato le critiche europee sul bando sull’immigrazione, dall’altra parte Trump ha affermato che l’immigrazione è un privilegio, non un diritto.

Se con l’Ue i rapporti non sembrano positivi, invece buone sono le premesse su quelli con la Gran Bretagna, testimoniati dal fatto che una delle prime visite ricevute dal neo-presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca è stata quella di Teresa May, primo ministro britannico. Impegnata nell’inizio delle trattative biennali per l’uscita del Regno dall’Unione, la titolare del numero 10 di Downing Street con la sua gita americana ha  sancito l’asse Regno Unito- Stati Uniti. Si parla di una prossima visita a Londra di Trump, forse nel mese di giugno. Le visite della Merkel e della May hanno avuto due toni completamente diversi.

Spostandosi nel continente asiatico possiamo osservare qualche cambiamento, come l’eliminazione dalla lista nera dell’Iraq, inserito nel primo bando nella lista dei paesi pericolosi, mentre escluso dal secondo ordine esecutivo. Sembrano compromessi i rapporti con l’Iran, invece confermato nell’elenco. Quindi non continueranno gli avvicinamenti sperimentati negli ultimi anni della presidenza Obama, confermati con l’accordo sul nucleare. L’Israele si sente così più tranquillo e può contare sul supporto del nuovo presidente americano. Per quanto riguarda l’estremo oriente, continuerà la storica alleanza con il Giappone, con l’obbiettivo di neutralizzare la potenza nucleare della Corea del Nord di Kim-jong Un. La Cina, che è il paese più vicino a Pyongyang, dopo le iniziali polemiche legate alla presunta telefonata tra il leader a stelle e strisce e la presidente di Taiwan, ha aperto le porte a futuri intese tra Pechino e Washington.

L’ultima situazione da trattare, ma anche quella più delicata, riguarda il Messico. Donald Trump ha deciso i parametri per la gara di appalto per costruire il muro con il Messico. La barriera dovrà essere alta 9 M e penetrerà anche dentro l’oceano per marcare con evidenza la separazione tra i due paesi, un’altezza, che rende impossibile scavalcarlo e passare la frontiera.

E i rapporti con l’Italia? Non possono essere definiti buoni in quanto la posizione dell’Italia è sulla falsa riga di quella della Germania. Renzi, quando era presidente del Consiglio, si complimentò con Trump al momento dell’elezione e da allora c’è da ricordare una telefonata con il nuovo premier Gentiloni e poco più.

Lorenzo Iadevaia

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