Virtual Boy: una console troppo avanti nel tempo per le masse

Il Virtual Boy ha avuto una vita molto corta, ma non tutti i mali vengono per nuocere.

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La storia della Nintendo è lunga e variegata: dalle origini se ne sono viste tante, come consoles mai uscite o fallite dopo un po’. Ma si sa, a Nintendo non manca mai nulla, ed è per questo che l’ultima varietà, quella delle consoles morte già dall’uscita, è stata raggiunta ed esposta negli anni 90, in cui fu rilasciato un progetto da Gunpei Yokoi (produttore del GameBoy Originale, quello in bianco e nero), di nome VR-32, solo poi rinominata come Virtual Boy.

C’è da dirlo: il Virtual Boy è sempre stato un apparecchio molto avanti per i suoi tempi, anzi, fin troppo avanti. In generale, il Virtual Boy è una console molto semplice. Partendo dal design del Gameboy originale, la console sfruttava un sistema di specchi molto elaborato per offrire ad entrambi gli occhi un “effetto 3D” molto più arcaico ed innovativo del più recente Nintendo 3DS. Tutto sulla carta sembrava grandioso: l’effetto visore era realizzato in maniera semplice ma particolare, i giochi sembravano sviluppati meglio che su Gameboy, tutto sembrava andare a gonfie vele. L’unico problema sorse solo in un secondo momento, quando tra i progetti emerse che la console sarebbe stata portatile, e non da casa. Una scelta piuttosto azzardata, data la mole dell’hardware, ma per ovviare al problema della poca portatilità, Nintendo “corse ai ripari” aggiungendo uno stand al visore per renderlo più confortevole da usare su un tavolo.

I problemi non si fermarono solo al progetto, purtroppo: l’hardware costava parecchio, e il budget era ristretto, fu così che Yokoi fu forzato a tagliare i costi in altri punti della costruzione del dispositivo per renderlo comunque fruibile al mercato di massa. Fu così che il Virtual Boy dimostrò al mondo la sua più grande debolezza, lo schermo. Sulla già ridotta qualità dello schermo, il risparmio fu fatto sul colore. Lo schermo processava solamente i colori rosso e nero, e questo indisponeva anche il più accanito dei videogiocatori. La poca varietà cromatica e l’arcaismo del sistema di specchi portava i giocatori a soffrire di mal di testa e crisi epilettiche già dai primi esemplari della console in terre nipponiche.




Fu fin da subito una condanna a morte per la nuova console, che erroneamente fu gestita come portatile ma era di dimensioni importanti, soffrì di vari tagli e risparmi sul progetto finale e, dalla padella nella brace, fu tagliato fuori dai progetti a solo un anno dal rilascio nel mondo. 1995-1996, una delle vite più corte di una console nel campo videoludico, che nonostante tutto ricevette una discreta quantità di titoli. Solo 22 giochi furono rilasciati nel misero anno di vita della console, e spaziavano dai remake (ad esempio Mario Clash, remake in 3D di Mario Bros.) ai titoli sportivi (Mario’s Tennis), agli spin off di serie famose (Jack Bros., Spin off di Shin Megami Tensei), a titoli nuovi ed innovativi (Virtual Boy’s Wario Land o V-Tetris).

Controller
Il singolare controller del Virtual Boy. Da: ringsandcoins.com

Ultimo punto particolare era il controller, che presentava un design singolare, che oggi viene ritrovato nei Joy-Con del Nintendo Switch. Il controller presenta due D-Pad e due sistemi di 2 tasti ciascuno sulla destra e sinistra del controller. A parte la conformazione inusuale, il controller ha sempre mostrato una condizione scomoda per il videogiocatore. Molti add-on della console sono stati anche cancellati dalla produzione, come il cavo System Link, che collegava un po’ come nel vecchio Gameboy due console insieme per usufruire delle funzioni multiplayer.

E questa è la tragica storia di una console abbandonata da una delle case videoludiche più famose di tutti i tempi. E’ stata una console tradita dai tempi e dalla fantasia di un produttore che guardava troppo in avanti e aveva troppe idee per la testa per garantire qualcosa di semplice ed apprezzabile dalla massa.
Ma alla fine, non tutti i mali vengono per nuocere, dato che dalle ceneri del Virtual Boy è nato il 3DS, che sfrutta un sistema analogo per offrire il 3D in tutta sicurezza in una tasca.

Graziano Ferilli

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