Chiusa una porta, s’apre un portone, che dà su un orizzonte nuovo

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Non si conoscono tra loro e forse non si conosceranno mai, ma la storia di Alessandro e la storia di Kathy posseggono dei tratti che le rendono simili. Ciò che accomuna queste due persone è la loro caparbietà e la non accettazione di un futuro che loro non avevano scelto. Sfiancato dall’attesa di un lavoro lui e lasciata sull’altare lei: entrambi si sono allontanati dai luoghi e dai posti che li avevano illusi e delusi, e sono andati via. Creando una distanza con il passato, non solo fisica e geografica, ma anche mentale ed esperienziale. 

Alessandro, laureato con il massino dei voti in Culture moderne e comparate, ha fatto e vissuto quello che tocca a tutti i giovani e le giovani: curriculum su curriculum, richieste di lavoro su altre richieste di lavoro, speranze su speranze e voglia di lavorare accumulata col rischio di invecchiare come un vino mai aperto, mai gustato.

E lei, Kathy, abbandonata sull’altare dall’uomo che avrebbe dovuto raggiungerla, stringerle la mano e prometterle di esserci sempre. Entrambi, senza allentare la presa di una vita che non apparteneva a nessuno se non a loro, hanno scelto di tentare, di cambiare, di concedersi una possibilità: quella che il mondo del lavoro e la vigliaccheria di un uomo avevano loro negato. Sono partiti: Alessandro, diretto per gli Stati Uniti, prima tappa di una lunga serie, primo Paese dei tanti che lo hanno fatto sentire a casa e che lo hanno avvicinato alla realtà della pratica dello yoga, diventato per lui molto più di un hobby e molto più di un lavoro. Dopo anni di corsi, ora è Alessandro ad impartire lezioni di yoga e ad aiutare le persone a conoscersi e a riconoscere le loro aspettative e i loro desideri: perché quelli non devono mai essere persi di vista. Perché sono i desideri a motivare scelte e cammini, sono i desideri a salvare il corpo stanco e la mente frustrata e sono i desideri gli ultimi ad aver la parola. E se la loro parola è un “no”, non resta che cambiare. Non resta che prendere in mano la propria vita senza preoccuparsi molto se questa occupa l’intero spazio e il curriculum non ci sta nella stretta. Non resta che ascoltare cosa segue quel “no”; non resta che ascoltare cosa hanno da dire, da consigliare, quei desideri che non hanno accettato di farsi da parte ma che più dei giudizi mortificanti, più delle sentenze negative, più dei “ci faremo sentire” a cui segue spesso il silenzio, urlano la loro presenza e la loro voglia di realizzazione.

Da facebook
Da facebook

 

Ed Alessandro lo ha fatto: ha ascoltato se stesso, la voce di un futuro che lo chiamava e lo spronava ad allontanarsi da quel computer che non dava mai risposte, a spegnere quel cellulare di cui ogni suoneria risultava stonata e ad allontanarsi anche da una terra che, pur se amata, non permetteva né prometteva felicità. In giro per il mondo, passando per Madrid, Miami, New York, l’indonesiana Bali e lo stato centro-americano del Belize. Un lungo vagabondare interrotto, ora, a Porto Viro, in Veneto, dove Alessandro farà sosta per un po’ di tempo. Forse, il tempo necessario per riassaporare il sapore di una Terra che non riesce più ad essere Casa. E da cui tanti e tante giovani si allonatanano, alla ricerca di un tetto, di un letto, di una possibilità che li, le aiuti a credere in se stessi, in se stesse.

Alessandro ha incontrato lo yoga e racconta, tra una lezione e l’altra, la sua storia, mentre Kathy insegna lingua inglese in una scuola francese. E tra il suono di una campanella e l’altro o nello sfogliare le foto che la ritraggono nelle diverse e meravigliose parti del mondo che ha visitato o ogni volta che apre il suo armadio e vede il suo abito da sposa, sorride e ringrazia l’uomo che, come neanche nei peggiori incubi di una persona innamorata, l’ha abbandonata il giorno del loro matrimonio. Non è necessario che scuole di psicologia affermino che dopo un brutto colpo come quello subito da Kathy, l’unica strada che si apre dinanzi, è quella che porta giù, nel fondo. Kathy, invece, ha avuto la forza di resistere, di non abbassare lo sguardo bensì di puntarlo in avanti, verso nuove strade, nuove frontiere, nuovi orizzonti. E andare. Decollare. Salpare. Concedersi un’avventura, concedersi all’avventura. Concedersi di essere felice. Ma per essere felici, occorre capire dove e come poter esserlo: Kathy ha trovato la felicità in giro per il mondo, un mondo che se esiste, se è stato pensato e se è stato messo insieme, ci sarà un motivo!

Dal blog Not Wer a Dead, di Kathy Colins
Dal blog Not Wed or Dead, di Kathy Colins

 

Scalando un vulcano attivo in Cile, dormendo nella giungla thailandese, coperta di polvere ad Holi in India, praticando al skydived in Francia e sorvolando l’Everest, con solo quello che poteva entrare nel suo zaino, Kathy, ha ritrovato la forza di sedersi per terra e rimettere insieme i tasselli di un puzzle che qualcuno aveva distrutto, di cui qualcuno aveva confuso e smarrito i pezzi. E riacquistando, con l’euforia che l’avventura del viaggiare trasmette, la determinazione e l’energia che la vita richiede quando si tratta di ripartire. Ripartire, sì. Al di là di fiumi e montagne e deserti e foreste: verso se stessi, se stesse. Per ritrovarsi e per riconoscere il proprio battito e il proprio respiro… e riprendere a nutrirli.

Perché nessuna delusione, nessuna stanchezza, nessuna fatica corrispondono ad un valido motivo per cedere.

Ho deciso di raccontare la vicenda di Alessandro e Kathy a motivo dell’originalità e del coraggio con cui si sono rimessi in discussione, accettando la sfida senza arrendersi davanti alla sfiga.

Perché l’ultima parola è di coloro che hanno qualcosa da dire e che hanno voglia di farlo. Ma bisogna sapersele procurare, però, le belle storie da raccontare. Da raccontare anche a se stessi, a se stesse, davanti ad un fuoco che non riscalderà mai quanto riesce a fare il proprio stesso sangue, quando il cuore e la mente lo riportano nel passato. E quello che domani sarà il  passato, oggi è il presente.

Un presente da scegliere e da vivere, per sé e per la propria felicità.

 

Deborah Biasco

1 Comment
  1. Ale (aka Yogalex) says

    grazie Deborah 🙂

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