Quando il potere teme la Cultura

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A Teheran, dal 4 al 14 maggio, si svolge l’Esibizione Internazionale del Libro. Da quanto risulta, non tutti i Libri, però, sono stati ritenuti degni di essere messi in mostra: quelli definiti “inappropriati e non compatibili con le norme della Fiera e della Repubblica Islamica, sono stati confiscati.”

Nulla di nuovo sotto il cielo: da sempre il potere cerca di alienare la Cultura, tenta di intralciarne il cammino, lo sviluppo. Perché il potere, e quando dico potere faccio riferimento a tutto ciò che si presenta come tale, teme la Cultura e teme le persone, le menti che se ne nutrono; e chi pratica, chi impone il potere, sa che la Cultura corrisponde al suo più forte nemico e al suo più grande ostacolo.

Ovvio. Dal punto di vista del potere, questo è ovvio: la Cultura promuove la Conoscenza, la Conoscenza trasmette Valori, i Valori parlano di Diritti e questi sono inaccettabili, soprattutto quando qualcuno sa riconoscerne la natura e ne difende l’importanza.

E i grandi Uomini e le grandi Donne che hanno scritto la Storia della Letteratura, del Giornalismo, del Cinema, della Musica e dell’Arte in tutte le sue espressioni, hanno sempre messo in guardia nei confronti di chi esercita il potere, di chi impone l’ignoranza e la sottomissione e di chi impedisce l’Istruzione e la Conoscenza: i richiami di Pier Paolo Pasolini, le esortazioni di Oriana Fallaci, le provocazioni di Joumana Haddad e le altre voci che hanno risuonato e tuttora riecheggiano a favore della Libertà e della necessità di sapere, hanno cercato di combattere il potere e di estinguerne la forza.

Ma il potere riesce ancora a vincere, poiché esso si serve di un’arma che è invece sconosciuta a chi proclama e trasmette il valore della Libertà: la paura. Sì. Il potere semina terrore e il terrore è padre dell’accettazione: quella che permette ad oppressori, a dittatori, a sfruttatori di decidere presente e futuro di Persone, Popoli e intere Generazioni; l’accettazione che benda gli occhi, altera i suoni e suggerisce pensieri e parole; l’accettazione che gli amanti della comodità, scelgono e abbracciano ogni giorno della loro vita (o non-vita); l’accettazione di chi legge solo ciò che il potere fa passare per appropriato e corretto; l’accettazione di chi crede sul serio che la religione e la fede verso un Dio, significano sottomissione e rinunce.

Coloro che hanno proceduto all’eliminazione di quei Libri, sono coscienti di aver tolto la Parola a chi ha scritto e privato di Idee chi avrebbe letto. E di questo vive il potere: del silenzio, imposto o indotto che sia.

Se tutto tace, i potenti possono procedere con facilità e con la stessa facilità possono convincere chi non ha altro da ascoltare e in tal modo, ciò che pronunciano, viene appreso come fosse la sola ed indiscutibile verità.

Quello che è accaduto a Teheran, simile a tante altre vicende, porta in sè la tristezza di un aborto della Cultura che imperterrita si fa genitrice di nuove possibilità e che, purtroppo, molte, troppe volte, ne piange la perdita, lo spreco.

Quello che è accaduto a Teheran, è la prova di quanta strada c’è ancora da percorrere, di quanti pulpiti devono ancora essere zittiti e di quanti Libri devono essere ancora scritti e letti; è la prova di quanto coraggio ancora manca, sia in coloro che temono la Cultura e la annientano in tutti i modi e sia in coloro che non si ribellano e che non urlano il loro diritto alla Libertà.

Perché sì, ci vuol coraggio anche per essere liberi, libere: perché la Libertà proviene dall’Amor proprio e da quello per l’Umanità intera, l’Amore necessita del Rispetto, e il Rispetto si nutre della Consapevolezza secondo la quale il principio su cui dovrebbe fondarsi ogni Politica, ogni Religione, ogni Filosofia, ogni Istruzione è l’Uguaglianza: ma solo chi ne è cosciente, può lavorare affinché questo valore non resti solo il titolo di un’Opera mai terminata o mai letta.

Perché, e che non lo si dimentichi, in ognuno dei Libri confiscati a Teheran così come in ogni Libro che il potere ha bruciato, stracciato, eliminato nel corso della storia, c’era, c’è scritta una grande ed importante Verità. Come faccio a saperlo e a dirlo con tanta sicurezza? Facile. Se non fosse come credo e come dico, quelle Pagine sarebbero potute e potrebbero essere sfogliate da tutti, da tutte, senza nessun limite, senza nessun impedimento, senza nessun timore.

Una carezza per ciascuno di quei Libri. Scritti e stampati con la voglia di cambiare qualcosa.

Ed una speranza per chi si è lasciato strappare dalle mani pagine contenenti ciò che serve affinché di pagine non se ne strappino più.

 

Deborah Biasco

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