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Home Attualità

Stati Uniti: perché ora si parla del 25° emendamento?

di admin
07 Gen 2021
in Attualità
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25° emendamento
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4 persone sono morte. 52 sono state arrestate. 3 membri dello staff presidenziale si sono licenziati nelle ultime ore. Le ultime due settimane del mandato di Trump possono essere viste come eterne o brevissime, a seconda di come la si guarda: brevissime, perché non si riesce ad avviare un impeachment e sarà difficile anche dare inizio all’iter del 25° emendamento. Ma quanta violenza si può perpetrare in due settimane? Il Trumpismo, ora, è oltre Trump.





L’ultima occasione in cui Capitol Hill è stato preso d’assalto risaliva, prima di ieri pomeriggio, al 1814. Erano gli anni della guerra anglo americana e Washington venne messa a ferro e fuoco dagli inglesi, come rappresaglia per l’attacco statunitense ai possedimenti britannici in Canada. In questo caso l’attacco era nemico: a minacciare la solidità delle istituzioni c’era un altro Stato con un altro esercito e non c’era, soprattutto, il 25° emendamento.




L’attacco di ieri al Congresso

Non è stato così ieri, come abbiamo visto. Al momento quello che la stampa internazionale non esita a definire “golpe” o “insurrezione”, ha causato la morte di una donna (e di altre tre persone che però non si sa se siano direttamente collegate all’insurrezione) e l’arresto di una cinquantina di persone. Quello delle ultime ore è un attacco senza precedenti nella storia recente statunitense: a metà tra la marcia su Roma e la presa della Bastiglia, ora la solidità delle istituzioni americane è messa in pericolo.

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La fragilità della democrazia

Il futuro dello Stato dipenderà dalla risposta che i meccanismi democratici riusciranno a dare a questa violenza, facendo in modo che questo attacco non subisca quel pericoloso processo di normalizzazione a cui, tutto sommato, ci stiamo assuefacendo. A rendere ancora più grave la situazione, è poi l’evidente inerzia delle forze dell’ordine, come dimostrato da numerosi video e foto che testimoniano un ingresso piuttosto indisturbato dei manifestanti nel palazzo del Congresso. Trump, da parte sua recita la parte di quello che vuole la pace, preparando però la guerra. 

Le possibili soluzioni

Quale, dunque, la soluzione? Escludendo un ravvedimento democratico del presidente Trump e un suo appello vero al rispetto della legalità e della democrazia, con il riconoscimento della vittoria di Biden, le strade potrebbero essere due, o meglio tre. La prima sarebbe quella di aspettare pazientemente il trascorrere di queste lunghissime due settimane, prima che Biden si insedi. Il rischio, in questo caso, sarebbe l’escalation della violenza. La seconda strada sarebbe quella dell’impeachment, come già avvenuto nel caso Ucraina, che aveva visto Trump messo sotto accusa dalla Camera, ma salvato per un pelo dal Senato, lo scorso anno. Il problema dell’impeachment? E’ un procedimento lungo, farraginoso e non scontato nel suo esito, sebbene anche molti repubblicani ora stiano scaricando Trump. Questo non significa che molti voterebbero questa mossa: il capitale di voti che Trump si porta dietro è un bottino irrinunciabile per molti repubblicani di oggi.

L’ultima spiaggia: il 25° emendamento

Terza e ultima spiaggia: rimuovere Trump attraverso invocando l’uso del 25° emendamento. E’ una misura straordinaria prevista dalla Costituzione degli Stati Uniti. Nella sua IV sezione, infatti, l’articolo  mette in conto la possibilità per il vicepresidente e per la maggioranza di gabinetto di dichiarare al Congresso che il presidente non è in grado esercitare i suoi poteri e doveri. Il vicepresidente Mike Pence, già pesantemente criticato da Trump per la sua accettazione del risultato elettorale, di fatto diventerebbe il presidente. Una fonte del partito repubblicano ha dichiarato alla CNN che alcuni membri del governo avrebbero già discusso preliminarmente l’opzione del 25° emendamento. 

Una strada complessa e mai percorsa

Per strappare però con la forza il potere a Trump dovrebbe essere innanzitutto d’accordo con la maggioranza dei funzionari di gabinetto sull’inidoneità del presidente alla carica. Trump, però, potrebbe a questo punto rispondere con una lettera al Congresso: Pence e il gabinetto avrebbero quattro giorni per contestarne il contenuto. Secondo il 25° emendamento, però, a questo punto il Congresso dovrebbe votare e approvare questa mossa con una maggioranza dei due terzi, equivalente a 67 senatori e 290 membri della Camera.

Il Congresso, inoltre, avrebbe la facoltà di nominare una sua commissione per esaminare l’idoneità del Presidente, al posto del gabinetto. A questo proposito, la stessa presidente della Camera Nancy Pelosi, recentemente, ha presentato un disegno di legge per creare un organo congressuale a questo fine, ma la proposta non ha ricevuto l’approvazione.

La mai applicata sezione 4

Il 25° emendamento è stato invocato e utilizzato sei volte da quando è stato aggiunto alla Costituzione. La sezione 1 dell’emendamento, è stata utilizzata una volta, quando Richard Nixon si dimise il 9 agosto 1974, prima che la Camera potesse votare se sottoporlo all’impeachment per crimini legati allo scandalo Watergate. Il vicepresidente Gerald Ford divenne presidente per effetto della sezione 1 del 25° emendamento. Sempre Ford fu protagonista dell’utilizzo della sezione 2, quando il vicepresidente Agnew si dimise e il presidente Nixon nominò proprio Gerald Ford suo vice. Altri sporadici utilizzi riguardano la sezione 3. Solo la sezione 4, pur essendo stata considerata due volte, non è mai stata utilizzata.

L’origine del 25° emendamento

Il 25° emendamento è stato aggiunto alla Costituzione statunitense nel 1967, dopo l’assassinio di Kennedy e gli attacchi di cuore subiti da Dwight Eisenhower, suo predecessore. In quel periodo è infatti emersa un’esigenza chiara all’interno delle istituzioni americane: gli imprevisti possono succedere, meglio essere pronti. Di fatto, inserendo questa previsione costituzionale, gli Stati Uniti facevano riferimento a un leader che non poteva a esercitare i suoi poteri per condizioni di salute.

Il caso di Reagan

Il presidente Reagan, per esempio, quasi morì nell’attentato del 1981. Il suo staff aveva già predisposto delle lettere al Senato per avviare l’iter relativo al trasferimento dei poteri. Lettere che poi non vennero mai firmate o trasmesse, ma che oggi sono consultabili sul sito della Reagan Library.

Un pericolo per la repubblica

L’assalto al Campidoglio, di fatto, potrebbe essere la prima occasione per utilizzare la sezione 4 del 25° emendamento. Douglas Brinkley, storico e professore universitario esperto di politica statunitense, commentando su CNN l’allontanamento dei rivoltosi dal Campidoglio, ha affermato che non avrebbe mai pensato di trovarsi a discutere del 25° emendamento e di un presidente che rappresentasse un pericolo per la repubblica.

Le dichiarazioni di Trump

Si tratta di un percorso mai affrontato prima. Proprio mentre questo articolo esce, il Congresso certifica formalmente la vittoria di Joe Biden e Kamala Harris. Donald Trump, privato dei suoi account Twitter e Facebook sospesi, ha da poco rilasciato una dichiarazione ufficiale. Afferma che ci sarà una transizione ordinaria il 20 gennaio. Non è la concessione della vittoria e soprattutto non è un invito alla calma.

Il Trumpismo ormai è oltre Trump

Nonostante quello che il Presidente uscente possa ora dire o non dire, l’impressione è che il trumpismo ormai sia andato oltre la sua persona. Due settimane sono un periodo brevissimo o eterno, a seconda di come la si guardi. In due settimane non si riesce a far passare un impeachment e, probabilmente, sarà difficile avviare l’iter del 25° emendamento. Ma quanta violenza può essere portata avanti in due settimane, se bastano due ore di un mercoledì pomeriggio per fare irruzione in uno degli edifici più rappresentativi del mondo?

Elisa Ghidini

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