Virginia Raggi contro i frigoriferi :è complotto

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Tra rinuncia alle Olimpiadi, dichiarazioni abbozzate e scelte zoppicanti la Sindaca di Roma  Virginia Raggi, continua a far parlare di sé. Certo è che essendo il primo sindaco pentastellato di una città così la pressione si fa sentire, e gli sguardi su di lei sono tanti e cattivi. È difficile però non rammentare la carica agonistica delle posizioni dei cinquestelle e, a seguito di quelle, udendo certe esternazioni soffocare il riso.
Il 25 ottobre è apparso un articolo su Repubblica che riporta un’intervista, quattro chiacchiere su diversi temi, rifiuti compresi. Ad un certo punto il primo cittadino ha riflettuto profondamente. Infine l’illuminazione: prima che salisse in poltrona lei non c’erano tanti frigo per strada. Sarà un caso? Le testate impazziscono, il web deflagra.

«Devo dire che non ho mai visto tanti rifiuti pesanti, divani, frigoriferi abbandonati per strada. Non so se vengono fatti dei traslochi, se tanta gente sta rinnovando casa, ma è strano.»

«Ma sta dicendo che lo fanno apposta? Forse ci sono sempre stati ma lei non li notava.»

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«No, eh no. È un po’ strano, ci sono frigoriferi che invece di essere portati all’isola ecologica vengono buttati vicino ai cassonetti e non è mica un lavoro semplice portarli lì, non so neanche come facciano. Però il frigorifero è già tutto sfondato e graffitato. Mi sembra strano.»

A quanto pare Roma è vittima di un complotto dei frigoriferi atto a boicottare i lavori del Comune e a far fare una brutta figura al Movimento. Chi stia dietro alla terribile congiura degli elettrodomestici non è ben inteso, si conoscono i fini ma non gli attori e le modalità. Le 14 isole ecologiche con il territorio più esteso d’Europa “finalmente funzionano” e che non vengano utilizzate è assai bizzarro. E poi, diciamolo, sono veramente troppi quei frigo.
Si ventila non solo che qualche organizzazione dei poteri forti riesca tramite portentosi mezzi ignoti a farli materializzare sulle strade ma anche che gli stessi frigoriferi ninja siano stati misticamente risvegliati e che agiscano ormai di volontà propria. «Ecco perché avevo quella strana sensazione che il frigo stamattina mi guardasse strano», esclama un testimone.
Svolti la via e tac, quando meno te lo aspetti eccoti che ne sbuca uno, neanche fosse appena stato sputato fuori dai più reconditi recessi dell’inferno. C’è chi suggerisce di istituire un ente apposito, un’anagrafe degli apparecchi refrigeranti, con obbligo di microchip. Chi mette in guardia dal sottovalutare le lobby delle caldaie e degli scaldabagni e chi segnala che anche le lavatrici stanno remando contro. E intanto frigoriferi, frigoriferi ovunque.
La maggioranza della comunità politica però non ci crede. Per molti i primi 100 giorni di operato di Virginia Raggi hanno significato trasporti in tilt, rivalse e faide interne, scelte inopportune e inadeguate, opportunità mancate, assurda impasse, da mettersi le mani nei capelli. Renzi fa un richiamo: «chi non cambia la realtà crede ai complotti». Beppe Grillo fa la sua prima visita alla nuova giunta in Campidoglio e preso d’assalto dai cronisti dichiara che «non si possono elargire spiegazioni su tutto. Uno vive, vede osserva». Ma parte del giallo viene presto chiarito.
Il punto è che l’Ama, la municipalizzata per la gestione dei rifiuti della capitale italiana, aveva sospeso il servizio per la raccolta a domicilio dei rifiuti ingombranti ormai da mesi, la giunta non è stata in questo lasso di tempo in grado di ripristinarlo. Chiamando oggi il numero verde 060606 per il ritiro a domicilio dei rifiuti si può interloquire con un addetto al call center che ha incarico di riferire la sospensione dell’attività del servizio dal 18 giugno: ne è stata informata anche la Raggi che in occasione della seconda audizione in due settimane in Commissione Antimafia, il giorno dopo la famosa intervista, è potuta tornare sul tema in attacco al premier Renzi.
La raccolta degli ingombranti si era interrotta prima della sua elezione e il motivo non lo sapeva nessuno. La gestione straordinariamente opaca non ha risolto importanti dubbi dell’anticorruzione sulla gestione degli appalti e sulla possibilità di infiltrazioni mafiose: già alle gare del 2015 non si era presentato nessuno per ben due volte, per poi essere vinte in terza battuta da ditte esterne provenienti da territori a rischio. Così per «tutti gli appalti di questo settore». Si è visto il caso dei cassonetti per la raccolta degli indumenti usati: tolti per infiltrazioni evidenti, in un anno non è stata fatta alcuna gara per coprire il buco.
Ad ogni modo, che i frigoriferi facciano la loro parte o meno, Virginia ha la sensazione che qualcuno si stia mettendo in mezzo nel suo progetto di riportare i principali servizi di utilità pubblica nelle mani dei cittadini romani, senso in cui si sta muovendo il tentativo di riorganizzazione dell’Ama. Pochi giorni fa la coalizione Pd-Fi ha fatto approvare nell’ordine del giorno la discussione per la vendita dell’Atac (azienda per i trasporti autoferrotranviari) alla Rete Ferroviaria Italiana, espropriazione atta a frenare il collasso dell’azienda capitolina.
Hanno «spolpato per anni la nostra azienda dopo averla sovraindebitata e adesso vogliono chiuderla regalandola ai privati», enuncia. «il pubblico funziona male se viene messo in condizione di funzionare male. Quando si smette di far manutenzione agli autobus ad un certo punto il servizio si blocca, ma bisognerebbe chiedersi come mai nel tempo Ama e Atac, che dovevano essere due società modello, sono state abbandonate. Forse perché c’era la volontà di far vedere che il pubblico non era in grado di gestire per poi far subentrare i privati. E quello che stanno facendo in Parlamento per Atac ne è la prova provata».
La questione è seria, e quel che è certo è che bisogna evitare i semplicismi, non dare a tutto quello che succede al mondo un’unica spiegazione, informarsi a fondo, trarre conclusioni critiche. E stare attenti a quello che si dice. Due giorni fa l’importante quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, che le aveva in precedenza dedicato una copertina quando “non trovava la giunta”, ha titolato in prima pagina: «Roma impigliata nel complotto frigoriferi. Dilettantismo può essere letale per 5 stelle».
A fare di tutta l’erba un fascio si rischia di apparire soldatini infoiati e acefali, rovinare il credito dovuto alle battaglie più giuste e perdere la guerra .

 

Simone Malacarne

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