Un 2017 di buone intenzioni, responsabili di chi ci è accanto

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Concludiamo questo 2016 ponendoci degli interrogativi. Che siano anzitutto interrogativi di natura etica, per cercare di capire il senso e la direzione dei nostri comportamenti, di ciò che abbiamo fatto in questo anno e di ciò che stiamo progettando per il futuro. Non semplici resoconti numerici, slide, tabelle.. Proviamo ad affrontare le questioni di fondo, a sciogliere i nodi, ad avere un’idea chiara non tanto di ciò che vogliamo fare – che quasi sempre non dipende da noi – ma a cosa ancorarci per non muoverci sballottati qua e là dalle onde.

E allora facciamo bilanci, disegniamo progetti, voliamo anche con la fantasia se necessario, ma coltivando un’ispirazione etica per noi stessi e per gli altri.

E quando si parla di etica, Max Weber distingue due approcci principali: un’etica dei principi e delle intenzioni e un’etica delle responsabilità.

Per essere sintetici. La prima fa riferimento a principi assoluti, che assume a prescindere dalle conseguenze a cui essi conducono: di questo tipo sono, ad esempio, l’etica del religioso, del rivoluzionario, dell’idealista, dell’innamorato folle, i quali agiscono sulla base di ben precisi principi, senza porsi il problema delle conseguenze che da essi scaturiranno. Anche se significa perdere e mettere a rischio la propria vita. La seconda si basa sul rapporto mezzi/fini e sulle conseguenze delle azioni umane. Senza assumere principi assoluti, l’etica della responsabilità agisce tenendo sempre presenti le conseguenze del suo agire e si comporta in base a tali conseguenze, senza ancorarsi a valori di riferimento imprescindibili.

Auguro a me stesso innanzitutto e agli altri che il 2017 sia l’anno giusto per riaffermare il primato dell’etica delle intenzioni e dei principi sull’etica della responsabilità. Non per ritornare sulle nuvole di un idealismo sognatore, ma per riappropriarci di un respiro etico che ci renda capaci di guardare oltre noi stessi, oltre i risultati immediati, oltre una dimensione materiale ristretta dell’esistenza che toglie valore a noi stessi e agli altri.

In nome della responsabilità, si possono giustificare le peggiori azioni. Può essere un atto di responsabilità negare agli uomini di godere dei loro diritti, perché ce lo chiede un’autorità superiore, gli andamenti della Borsa, le ragioni dell’economia e della finanza… Pilato condannò Cristo per un atto di responsabilità amministrativa. Può essere “un atto di responsabilità”, come abbiamo appreso nelle ultime ore, denunciare un potenziale “sovversivo” come Giulio Regeni alle autorità. Sovvertire le regole democratiche o sospenderle può essere un atto di responsabilità. Parafrasando il celebre proverbo, diremo che “le vie dell’inferno sono lastricate di buoni atti di responsabilità”.

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L’ essere responsabili, se perde di vista dei valori di riferimento, devia verso due degenerazioni completamente “irresponsabili”. La prima è quella di una “matematicizzazione” della vita, la pretesa di legare causa e conseguenze, rischi delle proprie azioni e risultati, con la stessa facilità con cui si fa la somma e la sottrazione degli addendi. E’ la degenerazione del pragmatismo, che annichilisce su se stessi e chiude il cuore a qualsiasi slancio di umana compassione.

La seconda è peggiore ed è plasticamente rappresentata dalla figura del Grande Inquisitore di Dostoevskij, che di fronte alla scelta tra la fedeltà a un ideale e la rinuncia ad esso per evitare le conseguenze negative che la coerenza avrebbe prodotto, sceglie la seconda strada e tradisce così l’ideale. La responsabilità mostra il suo brutto volto di chi vede gli affari propri, di chi pensa al proprio tornaconto personale. Ovviamente il tutto coperto da un paventato atto di responsabilità. Possiamo con tranquillità immaginare che, in nome di atti di responsabilità, si siano negati tanti atti di coerenza e di generosità verso gli altri.

Esiste un punto di contatto, una giusta sintesi tra le due vie? Proviamo a trovarlo nelle parole del filosofo tedesco Jonas:              “Agisci in modo tale che gli effetti della tua azione siano compatibili con la continuazione di una vita autenticamente umanaA”. Il vero atto di responsabilità per il nuovo anno sia questo: ancorarsi all’umano, senza perderlo mai di vista. Essere responsabili dell’altro che mi sta accanto. Al di fuori di questo quadro di valori, la responsabilità degenera nell’egoismo che si autoassolve. Il 2017 ci veda reinnamorarci di principi, valori e ideali che non passano. Per essere responsabili della donna e dell’uomo che è accanto a me. Oggi, in questo momento.

E che Dio ci aiuti.

Buon Anno 2017

Salvatore D’Elia

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