Quando si oltrepassa il limite tra sicurezza e censura, sequestrato uno striscione di solidarietà

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Ennesimo striscione sequestrato ieri in uno stadio d’Italia. Entrare negli impianti sportivi, al giorno d’oggi, rappresenta l’emblema perfetto di come in questo paese, oramai, si respiri un clima teso e repressivo verso qualsiasi tipo di “minoranza”. Tra biglietti nominali, tornelli, perquisizioni fin troppo approfondite, divieto di megafono, bandiere e pezze necessariamente autorizzate e, addirittura, la folle arma repressiva chiamata “tessera del tifoso” – fortunatamente poi molto limitata da grandi battaglie morali e giuridiche, condotte su tutti dall’avvocato romano Lorenzo Contucci– l’ultimo episodio squallido si è registrato ieri nella partita Roma – Sampdoria.

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Come testimoniato dai presenti, dall’avvocato suddetto e anche da altri giornalisti – su tutti il blog de “Il Fatto Quotidiano” – ieri sera, prima della partita, ad alcuni tifosi della Doria è stato sequestrato il violentissimo e necessariamente da censurare striscione recante la frase “Fratelli del Centro Italia non mollate”.

Bellissimo gesto, quello dei doriani, vogliosi di dimostrare la propria solidarietà alle popolazioni colpite dall’infame connubio di terremoto e neve. A quanto sembra, il motivo del sequestro, ristagna nella motivazione che il materiale non era ignifugo.

Giustificazione fin troppo utilizzata dagli uomini in divisa che, dietro una preoccupazione per l’incolumità pubblica, potrebbero gestire uno smisurato “potere di censura”.
Quello di ieri, dunque, è stato l’ennesimo caso di striscioni “solidali” sequestrati o, fatti entrare, previa esibizione e schedatura di chi stava portando dietro il pericolosissimo oggetto.
Già allo stadio Olimpico si registrò uno spiacevole episodio per la tifoseria del Frosinone che lo scorso anno, dove alcuni ultras furono costretti ad esibire i documenti in mano mentre venivano ripresi da una telecamera, semplicemente per esibire un semplice “Olbia combatti” (in un momento non facile per la città sarda).

Un atteggiamento pericoloso, quindi, su cui riflettere bene. Perché troppe volte, allo stadio come nella vita, con la scusa della “sicurezza”, si vanno a ledere diritti inalienabili e fondamentali dei cittadini, come, ad esempio, la libertà di manifestazione del pensiero.

Matteo Ferazzoli

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