Pensiero critico, media e ricerca – parziali o imparziali?

Pensiero critico, media e ricerca -chiedersi se la ricerca scientifica e sociologica, i giornali, la tv e i social sono liberi o “finanziati”

Perché è importante chiedersi se i media e la ricerca sono imparziali

Penso sia molto importante chiedersi se quello che leggiamo sui giornali, che vediamo in tv o quello che leggiamo o troviamo su internet sia imparziale o meno. Ma penso sia importante anche chiedersi se la ricerca, non solo scientifica o sociologica, lo sia.

Spesso infatti gli articoli che troviamo su internet, sui giornali o i servizi tv sono sponsorizzati da aziende, persone o gruppi di persone, partiti politici e così via. Ad esempio qualcuno potrebbe voler pagare un giornale/programma tv per parlare di (e quindi per promuovere) un certo film, prodotto o libro, ma magari anche parlare di una specifica persona o evento, e, purtroppo anche per influenzare le persone a fare determinate cose, vedere qualcosa in un determinato modo, o votare per certi partiti politici.



Pensiero critico, media e ricerca – contenuto finanziato e consumatori inconsapevoli

Il problema è che, spesso, diversamente da come accade per i prodotti promossi su YouTube, Instagram, ecc, spesso o direi quasi sempre, i media non specificano quale del contenuto sia stato finanziato o pagato da qualcuno, e benché meno direbbero chi sia stato a finanziare quel contenuto.

Ad esempio un giornale che voglia promuovere un determinato partito politico perché da esso finanziato, non direbbe di essere finanziato da quel partito per promuoverlo. E, di nuovo, bisogna precisare che purtroppo questo non accade solamente col contenuto a favore di un certo partito politico.

Ma, ovviamente vi sono anche dei determinati media/giornali/tv che sono a volte neutrali/imparziali e non hanno alcuna intenzione di promuovere qualcosa o qualcuno nello specifico.

Questo succede spesso anche con le ricerche scientifiche, sociologiche, economiche, e così via.

Spesso finanziate da chi vuole dimostrare qualcosa di specifico, ad esempio chi vende olio di oliva o di cocco potrebbe voler dimostrare che l’olio di oliva o di cocco faccia bene, e quindi finanziare una ricerca per avere quei determinati risultati invece di magari fare una ricerca per vedere perché fanno male.

Il peculiare esempio dell’olio di cocco

La ricerca e gli articoli a favore dell’olio di cocco ad esempio, è un caso interessante: infatti ultimamente vi è un gran business relativamente ad alimenti naturali, uno stile di vita sano, benessere corporeo e mentale e così via, perciò ci sono diverse aziende che, vendendo prodotti con olio di cocco, o col cocco, preferiscono ovviamente che l’olio di cocco sia visto come salutare e benefico per il corpo umano, e quindi leggerete molti articoli a favore.

Tuttavia vi sono stati diversi ricercatori che hanno denunciato il fatto che molte delle ricerche a favore dell’olio di cocco fossero finanziate dalle aziende pilastro del “benessere” in quanto secondo le loro ricerche, non finanziate da nessuno, l’olio di cocco farebbe in realtà male al corpo umano per via di diversi motivi.

Questo purtroppo accade anche in ambito medico, farmacologico e, come già detto, scientifico.

Ricerca e ricercatori etici o…

Tuttavia ovviamente, come per i media, anche le ricerche possono essere imparziali, ovvero magari delle ricerche effettuate ad esempio in ambito scientifico con lo scopo di capire determinate malattie o trovarne la cura, o magari per studiare un certo comportamento umano ecc. Nonostante debbano sempre essere finanziate da qualcuno, magari non hanno l’obiettivo iniziale di avvalorare un ipotesi, o avere un certo risultato o dimostrare che un qualcosa è buono per qualcuno, e così via.

Eppure, per fortuna, esistono anche ricercatori etici che si oppongono a farsi finanziare per pilotare delle ricerche, così come esistono giornali e programmi tv che preferiscono rimanere imparziali rifiutandosi di farsi finanziare o pagare per prendere una certa posizione o promuovere qualcuno o qualcosa nello specifico.

Questo è il motivo per cui è molto importante avere una mentalità critica nei confronti dei media e della ricerca.

Giada Vezzosi


Leggi il primo articolo sul pensiero critico  qui; un secondo approfondimento qui.

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