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A Mano Libera, Donne tra prigioni e libertà. Molto più di un libro

Il libro A Mano Libera, Donne tra prigioni e libertà, custodisce racconti autobiografici delle detenute che si sono viste privare dalla loro libertà di uscire, ma non quella di scrivere, di esprimersi, di raccontare.

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A Mano Libera, Donne tra prigioni e libertà, è molto più di un libro. Infatti è il frutto del lavoro fatto con il laboratorio A Mano Libera, Dentro e Fuori, tenuto nella Casa circondariale femminile di Rebibbia da novembre 2016 a maggio 2017.  Un progetto creato da donne per le donne.  




Il libro A Mano Libera, Donne tra prigioni e libertà, custodisce racconti autobiografici delle detenute che si sono viste privare dalla loro libertà di uscire, ma non quella di scrivere, di esprimersi, di raccontare. Leggendo queste storie, molto diverse e distanti tra loro, ci pervade un forte coinvolgimento e, a fine lettura, una maggior consapevolezza dell’universo femminile. Quanto può essere grande la sofferenza di chi ha sbagliato per amore? Quanto è doloroso dover lasciare i figli e sentire le loro voci solo per telefono? Quanto è duro sentirsi quel dito puntato addosso che sembra dire che TU DONNA hai disonorato il tuo ruolo di femmina? Quanto è difficile essere donna e per di più, in carcere? Sono queste le domande che rimangono un punto interrogativo e fanno capire quanta strada c’è ancora da percorre.

Ne parliamo con Paola Ortensi,  co-autrice e curatrice del libro e del progetto A Mano Libera insieme a Tiziana Bartolini, direttora di NOIDONNE, giornale storico delle donne fondato nel 1944 con sede a Roma, in Via della Lungara presso La Casa Internazionale delle Donne, che hanno organizzato questo laboratorio con varie decine di donne, fatto di incontri settimanali, per tre anni.  Un programma che è sempre rimasto fedele ad un’idea: rappresentare uno spazio libero di incontro e di scambio tra donne che intendono osservare il mondo ed i fatti attraverso la lente dello sguardo femminile.

Com’è nato il progetto A mano Libera e come sei entrata a farne parte?

Conosco da anni Tiziana Bartolini, la direttora di NOIDONNE e collaboro con lei. Ho incominciato a scrivere per la rivista da volontaria, come siamo tutte. Ho scelto di dedicarmi ad una rubrica che si chiamava Spigolando, affrontando diversi argomenti che parlava di questioni femminili. Il progetto A mano Libera nasce  da un’iniziativa di volontariato che il periodico NOIDONNE e l’associazione Noidonne TrePuntoZero propone (alla Direzione e alle detenute) come spazio libero di incontro tra donne dedicato alla ricerca condivisa dei possibili sguardi di genere sui fatti del giorno e sui temi di attualità.

Com’è stata l’accoglienza dalle donne a questo progetto?

Il nostro è stato un approccio graduale. In collaborazione con la direzione dell’Istituto di pena Femminile di Rebibbia, abbiamo organizzato dei corsi e abbiamo iniziato a portare informazione dentro al carcere, portando giornali di tutti i tipi per stimolare le donne a parlare di problemi sociali, ma anche di scriverne. Uno degli argomenti principali di cui abbiamo parlato è stata la violenza contro le donne. Dai dibattiti sulla cronaca sono nati poi racconti di fatti personali. Noi, di NOIDONNE, non siamo tenute a chiedere, né possiamo sapere i reati commessi dalle detenute, ma spesso queste si sono mostrate desiderose di raccontarsi attraverso la creatività della scrittura, ma anche tramite i disegni, la pittura e il teatro. Infatti, ogni anno la direzione di Rebibbia favorisce che ogni progetto possa terminare con una rappresentazione al teatro interno.  Uno spettacolo teatrale che affronta un tema importante, un appuntamento centrale che coinvolge detenute e un pubblico di alcuni invitati.

Qual è la questione in cui le donne detenute si sentono più coinvolte?

Sono molte le questioni, ma il secondo anno ha preso rilievo la questione dei bambini. Non soltanto il problema dei figli propri, ma dei bambini in generale, anche causato dalla forte migrazione e la sensibilizzazione sui disagi che i minorenni devono affrontare. L’ultima rappresentazione teatrale infatti ha avuto come tema proprio quello dei bambini che si è unificato ai loro scritti in un lavoro corale.

 

Quindi è stato attraverso questi scritti che è nato il libro A Mano Libera?

Si può dire che è stata come una maturazione quasi meccanica. In questi anni abbiamo raccolto tanto materiale e ad un certo punto ci siamo rese conto di una sorta di filo conduttore tra tutti gli scritti. Tutte le partecipanti descrivevano il carcere come uno spazio in cui molte di loro si sono ritrovate, scoprendo una parte di sé che si è svelata con loro con la prigionia del corpo. Hanno così sviluppato i loro talenti e la voglia di iniziare una vita nuova.  Attraverso questi testi ci è sembrato di capire le difficoltà enormi che hanno le donne in confronto ai detenuti maschili. Se ne parla troppo poco di queste problematiche, perciò abbiamo pensato che oltre allo spettacolo teatrale fosse opportuno pubblicare un libro. Tra l’altro sono proprie le donne di Rebibbia ad invitarci a parlare di loro, come persone e non solo in termini di paura o peggio ancora come fantasmi di una parte della società che non esiste, o che fa comodo dimenticare.

Nel libro, A Mano Libera, ci sono storie autobiografiche di donne di diversi livelli sociali con radici legate a terre diverse. Cosa vi ha colpito maggiormente durante gli incontri del laboratorio?

Su 350 donne detenute, tra quelle che abbiamo incontrate, abbiamo visto tante realtà e situazioni diverse, come il cercare di dialogare con chi non capisce e non vuole capire. Ed è proprio lì che nasce la comprensione e la solidarietà, e si trova quel punto di incontro che innesca la creatività di esprimersi. Diventa tutto più chiaro, senza giustificare nessuna, di come il meccanismo degli errori può coinvolgere un’esistenza e distruggerla. Nasce un grande desiderio di riscatto, sia in noi che nelle detenute, consapevole del fatto che senza appoggio familiare o sociale diventa difficilmente realizzabile.

Le storie sono firmate soltanto con il nome, senza cognome. Qual è il motivo di questa scelta?

Il progetto ha coinvolto anche una piccola percentuale di donne che da fuori sono entrate a far parte di A Mano Libera, Dentro e Fuori, e che hanno raccontato la loro prigionia esterna. Teniamo a sottolineare che le mura si possono trovare sia dentro che fuori del carcere. Mettendo insieme gli scritti con grande attenzione e renderle uniforme, abbiamo deciso di firmare solo con il nome. Così facendo non si capisce inizialmente se si legge di prigioni mentali o fisiche, ma leggendo poi lo si scopre da sé. 

Perché le prigioni delle donne sono così radicate?

La maggior parte delle donne sono state condizionate moltissimo fin dalla nascita, su come si debba essere, sia nel linguaggio che nel comportamento. Nella vita di molte donne detenute esiste un collegamento con un uomo che le ha portate a commettere uno sbaglio. Può essere un padre, un fratello, ma anche un marito o un amico, una persona di cui si fidavano, un principio non sano di vari tipi di coinvolgimento collegato al loro delitto.  

Dove sta portando A Mano Libera?

E’ una logica per stare informati, leggere, ascoltare e relazionare. E’ come un’onda delicata di libertà che sta coinvolgendo più fronti e sta uscendo dal carcere. Noi di NOIDONNE saremo l’8 settembre alla Festa dell’Unità a Ravenna con Paola Pula, sindaca di Conselice, a Modena il 9 settembre con  la scrittrice Serena Ballista e il 23 settembre a Narni al Festival della Letteratura femminile, a parlare del progetto e del libro.

Paola Ortensi parla con serenità e dedizione del progetto A Mano Libera. La stessa serenità che si trova sui visi delle donne e degli uomini presenti nel giardino della Casa Internazionale Delle Donne in Via della Lungara dove ha sede la Cooperativa NOIDONNE, un’oasi di riflessione e tranquillità in mezzo al caos non solo di Roma, ma della vita. La stessa accoglienza la si trova nel libro, nelle storie così simili, ma così diverse tra loro, che toccano da vicino chiunque e fanno riflettere: In tutti noi c’è una prigione invisibile, una realtà nascosta, visibile solo a noi stessi, di cui solo noi abbiamo e dobbiamo trovare la chiave.

Ci sono detenute speciali con una pena da espiare di 30 anni e poche di loro possono giovare di benefici particolari per avere degli sconti. Anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta, a loro non si fanno sconti. Sono cordiali, educate, rigorose e usano sempre quello che nel Codice Civile viene definito buon senso del padre di famiglia. Sopportano insulti in tutte le lingue e ai brutti musi rispondono, quasi sempre, con un sorriso. Alzano la voce quando proprio non ne possono più dei capricci di chi le circonda e, proprio come una mamma, ristabiliscono l’ordine tutto intorno. Non è facile per loro vivere questa prigione, non è facile stare a contatto con tante teste, non è facile cercare di guardare il bicchiere mezzo pieno, non è facile lasciare il carcere nel carcere, non è come la polvere che va via con un colpo di spugna. Potremmo definire la loro detenzione come regime di semilibertà, ma di libero non hanno niente visto che ogni loro passo è controllato, ogni loro azione posta sotto esame e, nonostante non giudichino nessuno, sono le prime ad essere giudicate. Le chiamano guardie, divisine, senza cuore, infami e in tanti altri modi poco carini, ma nessuno ha mai pensato che dentro quelle divise blu ci sono delle mamme, mogli, sorelle e figlie di qualcuno, ci sono delle donne che cercano di aiutare altre donne senza porsi il problema di che reato abbiano commesso, ma che cercano in tutti i modi di prestare loro assistenza. La loro prigione la vedi in ogni sguardo e sicuramente ci troverai comprensione, mai commiserazione.

                                                                                              VOCI DA DENTRO ( a mano libera)

Il libro A Mano Libera, donne tra prigioni e libertà, è distribuito in proprio e il prezzo suggerito è di 10 euro. Il ricavato è destinato a coprire i costi di stampa, a sistemare per quanto sarà possibile delle competenze di bilancio della Cooperativa Libera Stampa, a sostenere l’aggiornamento costante del sito www.noidonne.org e la pubblicazione del settimanale NOIDONNE WEEK.



www.noidonne.org

Ordinare il libro è semplice. Basta fare la richiesta e scrivere una mail al seguente indirizzo: redazione@noidonne.org

Foto Copertina: disegno realizzato da Anna Maria Repichini

                                                                                                                              Maggie Van Der Toorn




 

2 Comments
  1. MARINO says

    Molto interessante !!

  2. maggie says

    Grazie Marino! È un progetto molto importante Infatti, e non solo per chi sta dentro. Fa assaporare e capire meglio che cos’è veramente la libertà.

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