A proposito di Virginia Woolf: le donne e la letteratura

Delle donne e la letteratura hanno parlato in molti, e di saggi sul tema ne esistono a bizzeffe. Uno dei più belli lo ha scritto Virginia Woolf.

In un momento storico, quello di oggi, in cui il tema del femminismo viene trattato dai più con superficialità e preconcetti, è importante cercare di vederci chiaro e farsi un’opinione in merito.

Se oggi assistiamo ad uno scenario che ricorda più una lotta alla supremazia tra sessi che una lotta per le pari opportunità, ai tempi di Virginia Woolf le cose erano ben diverse. Avere un patrimonio e il diritto di gestirlo non era una cosa scontata. Non meno importante, il diritto di voto fu concesso alle donne sposate e con più di 30 anni nel 1918, e solo nel 1928 fu esteso a tutte le donne.

Proprio in questo anno la scrittrice inglese su invitata a tenere due conferenze sul tema delle donne e la letteratura nei college femminili di Girton e Newnham. Il risultato di queste conferenze è il saggio Una stanza tutta per sé.

I perni sui quali si sviluppa la riflessione di Virginia Woolf sono crudamente concreti. L’autrice, infatti, si concentra sul fatto che un essere umano al quale è preclusa un’istruzione viene di fatto allontanato dalla cultura e dall’universo della libera espressione, e ancor prima dalla possibilità di sviluppare un pensiero critico.

Ripercorrendo il sentiero delle storie delle donne e la letteratura con un focus sulla prosa inglese, la scrittrice britannica sostiene a chiare parole che due cose sono fondamentali per la stesura di un romanzo: la necessità di uno spazio. Uno spazio fisico, ma anche mentale e temporale. Che è strettamente legato ad un fattore economico e sociale.

Se una donna è vista dalla società e cresciuta come una creatura che ha il solo compito di occuparsi della famiglia e di frivolezze, come può trovare lo spazio per dedicarsi ad altro? Se una donna non ha le stesse libertà e diritti dell’uomo, come può concentrarsi su altri aspetti dell’esistenza umana?

Solo svincolandosi da questa concezione, fatta di sovrastrutture, le donne possono avere accesso alla cultura. Un accesso che non dovrebbe essere precluso a nessuno.

La letteratura appartiene a tutti. Io mi rifiuto di consentirti, per quanto custode tu sia, di scacciarmi dal prato. Chiudete a chiave le vostre biblioteche, se volete; ma non c’è cancello, né serratura, né chiavistello che voi possiate mettere alla libertà del mio pensiero

Virginia Woolf

Quello che chiede l’autrice, non è un trattamento di favore, non vuole che le donne siano trattate né da sesso debole né da sesso forte: vorrebbe semplicemente pari opportunità, e non solo da un punto di vista culturale, ma anche per quanto riguarda la vita di tutti i giorni. Superando, però, la mentalità infantile che vede e sminuisce le lotte e le battaglie ad un “la mia squadra contro la tua squadra”

Tutto questo contrapporre un sesso all’altro, una qualità all’altra; tutto questo rivendicare superiorità e accusare inferiorità, appartiene alla fase scolastica dell’esistenza umana, quella in cui ci sono le “squadre” e una squadra deve battere l’altra, ed è di estrema importanza salire su un palco e ricevere dalle mani stesse del preside una coppa riccamente decorata. Maturando, le persone smettono di credere nelle squadre o nei presidi o coppe riccamente decorate

Virginia Woolf




Un altro aspetto sul quale vale la pena spendere una parola – o anche più di una – è senza ombra di dubbio il tema della rabbia.

Parlando delle donne e la letteratura, Virginia nota come di sottofondo a molte opere di scrittrici si subodori del rancore verso gli uomini. Un rancore che è visto come un ostacolo, un’inibizione del talento, un limite da superare per essere all’altezza del proprio genio creativo. Allo stesso modo, si deve essere capaci di andare oltre gli stereotipi, e ricercare la propria identità e profondità. Non si deve scrivere con rabbia, ma con calma; non con tono frivolo, ma con tono saggio, e superare le frustrazioni. Rimanendo sempre fedeli alla propria identità, ai propri sogni. Senza scendere a compromessi con nessuno.

L’invito dunque è questo. Facciamo tesoro delle differenze, mettiamo da parte la rabbia, e ricordiamoci che prima di soffermarci sull’identità di genere, siamo esseri umani.

Sofia Dora Chilleri

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