Ormai diventato un appuntamento imperdibile per la militanza di destra, il raduno di Atreju sembra essere diventato l’unico luogo in Italia dove oggi sia possibile avere un confronto politico con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tra piste di pattinaggio, panel di confronto e cioccolate calde, dal 6 al 14 dicembre Atreju 2025 ha monopolizzato Castel Sant’Angelo ma, nonostante la scintillante atmosfera natalizia, far diventare una manifestazione politicamente schierata il centro gravitazionale del potere esecutivo potrebbe essere un pericolo reale per la democrazia.
Atreju come un parco divertimenti istituzionalizzato: quando un raduno politico conservatore diventa una scusa per svagarsi con le più alte cariche dello Stato
Chi ha partecipato a questa edizione di Atreju 2025 è d’accordo nell’affermare che l’atmosfera in cui Castel Sant’Angelo si è trovato avvolto era più fiabesca che politica. Tra stand gastronomici di cucina tipica italiana, piste di pattinaggio, playlist natalizie e aree di gioco per bambini, la folla presente alla kermesse più conservatrice d’Italia ha potuto, a quanto pare, percepire il calore e la gioia della festa in famiglia nel periodo di Natale, compreso lo scottante tema della politica, spesso reo di rovinare pranzi, cene e parentele.
«A te sembra un clima dove non si può parlare questo qua, è fascismo questo qua?» ha domandato Tommaso Cerno a Giuseppe Conte poco prima dei fischi per le critiche ai centri per il rimpatrio in Albania, con la presenza del «muro del pianto», un insieme di cartelloni dove erano presenti tra le altre le gigantografie di Francesca Albanese, Maurizio Landini e Maria Elena Boschi, pronte per essere prese di mira dalle decina di migliaia di partecipanti, a fare da biglietto da visita, quasi a voler sottintendere: «O sei con noi, o sei contro di noi».
Ne sa qualcosa la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che scegliendo di non accettare l’invito di Meloni per un confronto sul palco più seguito della settimana scorsa ha creato un caso, ma almeno si è risparmiata il teatrino tra Matteo Renzi e il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, con il leader di Italia Viva che, discutendo con l’ex Presidente del Senato – oggi Ministro per le Riforme Istituzionali – Maria Elisabetta Casellati, viene preso in braccio da Nordio e portato via dal palco.
A proposito, non dovrebbe essere un tantino preoccupante il surplus di personalità istituzionali presenti in massa a Castel Sant’Angelo? Oltre a Meloni, Nordio e Casellati, c’erano il Ministro della Difesa Guido Crosetto, la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Eugenia Maria Roccella, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che in questa edizione è rimasta celebre per la reference a Silvio Berlusconi e al suo «Siete solo dei poveri comunisti!» riferito alla popolazione studentesca delle professioni sanitarie universitarie infuriate per il fallimento del cosiddetto «semestre filtro» .
Ancora, hanno partecipato il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli e c’era anche il Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di coesione e per il PNRR Tommaso Foti. In pratica, c’erano tutti tranne il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In questo modo, il confine tra la militanza, l’intrattenimento e quella che dovrebbe essere la funzione governativa e istituzionale rischia di dissolversi.
Oltre loro, la presenza del leader dell’Alleanza Nazionale Palestinese Abu Mazen e dell’ostaggio israeliano Rom Braslavski ha condito con della delicatissima politica estera il villaggio natalizio, come se fosse normale discutere di un genocidio in corso mentre si sorseggia una cioccolata calda o si pattina sul ghiaccio.
L’agenda governativa decisa mentre Mariah Carey canta All I Want for Christmas
L’intenzione era fare un titolo un po’ ironico e un po’ provocatorio, ma la realtà a volte supera la fantasia ed ecco il reel di Instagram pubblicato dalla pagina ufficiale di Atreju con Mariah Carey e la melodia della sua rendita a vita che accompagna ciò che il management social della kermesse vuole trasformare nel «vero tormentone natalizio». Tutto fantastico, se non fosse che la massiccia presenza di personalità istituzionali suscita l’idea che la kermesse sia stata una vera e propria opportunità di tastare il territorio sulle riforme in atto e su quelle in lavorazione.
L’aver invitato esponenti delle opposizioni come Conte, Renzi, Riccardo Magi di +Europa e Carlo Calenda – che si ipotizza prima o poi rimpiazzerà la Lega nell’alleanza con Meloni, così da poter raccogliere i voti dei moderati – e la riluttanza di Meloni nell’affrontare un confronto politico in Parlamento, rischia di far diventare il raduno l’unico luogo dove poter discutere con la Presidente del Consiglio. Insomma, dietro l’atmosfera goliardica e scintillante che avvolge Atreju, potrebbe celarsi un reale rischio per la democrazia, svuotando il Parlamento delle sue funzioni a favore di un confronto democratico di bassa qualità alla presenza di una militanza storica, che invalida l’imparzialità del dialogo tra maggioranza e opposizione.
In un clima estremamente teso e sempre più divisivo, annunciare le riforme chiave per ribadirne l’urgenza – in primis premierato e magistratura – e organizzare dei duelli politici senza la garanzia istituzionale, mentre chi assiste beve vin brulé e mangia un panino con la porchetta, rischia di sostituire il confronto tecnico nelle aule del Parlamento con il consenso della platea.
Ci troviamo davanti a un nuovo modo di fare politica, dove l’intrattenimento svolge un ruolo fondamentale nel raccogliere i consensi? Decisamente sì e di per sé non sarebbe neanche un grande impasse – Berlusconi docet – ma la problematica viene alla luce quando dietro l’atmosfera natalizia e il divertimento condiviso si celano meccanismi che rischiano di delegittimare il Parlamento e decidere le sorti dell’Italia senza un dialogo equilibrato.
Un Conte e un Renzi nelle acque torbide hanno sempre navigato con disinvoltura e riescono anche ad uscirne vincitori, Schlein invece preferisce le sedi istituzionali per le discussioni politiche ed è stata duramente colpita, accusata di non volere reggere un confronto. Ma è Atreju la sede idonea al confronto politico oppure è il Parlamento? La risposta dovrebbe essere palese, purtroppo le idee sono abbastanza confuse perché l’Italia sarà anche diventata forte, ma a quanto pare solo per chi vota a destra. E il resto del Belpaese? Si prepari alla gogna pubblica se non vuole mangiare il panino con la porchetta a Castel Sant’Angelo; quindi, se il governo parla solo alla sua militanza, il resto della popolazione da chi è rappresentato?
Aurora Colantonio















