Venezia, con i suoi canali unici al mondo e la sua storia millenaria, sta vivendo una lenta ma costante erosione della sua anima più autentica: la comunità residente. Al di là delle immagini da cartolina e delle folle di turisti che ogni giorno affollano calli e campi, gli abitanti di Venezia, la città lagunare, stanno progressivamente svuotando le piazze e le strade. Se negli anni Settanta vi abitavano oltre 100mila persone, oggi i residenti sono meno della metà.
La soglia dei 48mila è stata superata al ribasso, riportando al centro del dibattito pubblico le cause profonde di questo declino: dalla denatalità ai costi insostenibili delle abitazioni, fino all’impatto del turismo di massa che ha trasformato molte case in strutture ricettive. Una questione che non riguarda solo i numeri, ma il futuro stesso di Venezia come città viva e abitata, e non solo come museo a cielo aperto.
Una città sotto la soglia dei 48mila residenti
Il contatore di Venessia.com, installato anni fa in una farmacia vicino al Ponte di Rialto, segna ormai meno di 48mila residenti nel cuore storico di Venezia. È una soglia psicologica che conferma una tendenza avviata da decenni: nel 1975 gli abitanti di Venezia erano oltre 100mila, nel 1995 erano scesi a 71mila, nel 2015 a 55mila, e oggi la cifra continua a calare. La discesa degli abitanti di Venezia è più lenta rispetto al passato, ma sembra inarrestabile.
Se è vero che la denatalità pesa sul bilancio demografico, non è l’unica causa. Un fenomeno poco raccontato ma decisivo è quello delle migrazioni interne: migliaia di veneziani che scelgono di lasciare il centro storico per spostarsi in terraferma o al Lido. Secondo i dati comunali elaborati da Venessia.com, tra il 2016 e il 2024 quasi 10mila persone hanno abbandonato il centro, generando un saldo negativo di oltre 7mila residenti. Si tratta quindi di una città che, oltre a spopolarsi nel suo cuore, si sposta, mutando identità e geografia sociale.
Prezzi insostenibili: il nodo della casa per gli abitanti di Venezia
Il mercato immobiliare gioca un ruolo cruciale. Venezia detiene il primato dei monolocali più cari d’Italia, e i prezzi delle abitazioni del centro hanno raggiunto livelli proibitivi. Secondo i principali portali immobiliari, gli affitti medi superano i 20 euro al metro quadro, ben al di sopra della media comunale di 15 €/mq. Ancora più evidente è il divario sul mercato delle vendite: mentre a Mestre e Marghera si viaggia attorno ai 2mila euro al metro quadro, nel centro storico si sfiorano i 5mila. È facile capire perché molte famiglie scelgano di spostarsi altrove, pur restando all’interno del comune.
Denatalità e nuovi residenti invisibili
L’amministrazione comunale, attraverso l’assessora ai Servizi Laura Besio, attribuisce parte del calo alla denatalità, un problema che colpisce non solo Venezia ma l’intera Italia. Besio ha sottolineato anche la presenza di 8mila-15mila persone che vivono stabilmente in città senza essere registrate come residenti, una popolazione “fantasma” che sfugge alle statistiche ufficiali.
Tuttavia, gli osservatori locali contestano questa lettura, ricordando che il flusso di chi lascia il centro storico per altre zone del comune rappresenta un fenomeno ben più concreto e tangibile.
Terraferma e Lido: cali più lenti
Il centro storico non è l’unica area del comune a perdere abitanti, ma il ritmo della diminuzione è nettamente più veloce rispetto ad altre zone. La terraferma veneziana, che negli anni Novanta contava circa 182mila residenti, oggi ne ha ancora oltre 177mila, con un calo più contenuto. La differenza la fa la capacità di attrazione: Mestre e Marghera, ad esempio, hanno accolto una comunità straniera molto più numerosa rispetto al centro storico, garantendo un ricambio che Venezia lagunare non riesce ad avere.
Tra le cause dello spopolamento degli abitanti di Venezia c’è anche la pressione del turismo di massa. Sempre più appartamenti vengono trasformati in alloggi per visitatori, riducendo la disponibilità di case per i residenti e facendo salire ulteriormente i prezzi. Questo processo, unito al costo crescente della vita e alla scarsità di servizi essenziali, spinge molte famiglie a cercare alternative in zone meno costose e più vivibili.
Lo spopolamento di Venezia non è soltanto un problema statistico: mette a rischio l’identità stessa della città. Senza abitanti stabili, il centro rischia di trasformarsi in un gigantesco parco tematico, privo di quella vita quotidiana che lo ha reso unico per secoli. Le soluzioni non sono semplici e richiedono un equilibrio delicato tra tutela del patrimonio, gestione del turismo e politiche abitative accessibili.
Il progressivo spopolamento del centro storico di Venezia solleva un nodo cruciale che va oltre i dati statistici: quello del diritto all’abitare e, più in generale, del diritto alla città. Abitare non significa soltanto avere un tetto sopra la testa, ma poter vivere in un luogo mantenendo relazioni, servizi, lavoro e identità culturale. Nel caso veneziano, i residenti storici si trovano spesso esclusi dal mercato immobiliare, schiacciati dalla crescita dei prezzi alimentata dal turismo e dalla trasformazione delle case in B&B o appartamenti di lusso.
Il diritto alla città implica invece che lo spazio urbano resti accessibile a chi lo vive quotidianamente, e non solo a chi vi transita per consumo o profitto. Venezia, ridotta sempre più a palcoscenico globale, rischia di negare questo diritto ai suoi cittadini, trasformandoli in ospiti temporanei nella propria casa. Ripensare le politiche abitative non è dunque un gesto di tutela sociale soltanto, ma un atto politico fondamentale per restituire alla città la sua funzione primaria: essere comunità viva, inclusiva e solidale, non un museo abitato solo dal passato.















