Abuso al concorso per magistrati: “Dottoressa si tiri giù le mutande”

Abuso è una parola che trova la sua definizione in molteplici dizionari. Secondo il Garzanti: “uso cattivo, illecito, smodato di qualcosa”. O ancora “uso di un diritto o di un potere oltre i limiti stabiliti dalla legge”. E come non definire abuso questa frase:

Dottoressa, si tiri giù le mutande

Questa dichiarazione è stata ripresa da un post su facebook di un’aspirante magistrata: Cristiana Sani.




Il post che dichiara l’abuso

Il 26 gennaio è apparso un post con un titolo raccapricciante:

Post dell'abuso
Il post che riferisce l’abuso

Cerchiamo di spiegare i fatti: durante un concorso è vietato alzarsi per le prime due ore. Dopo questo lasso di tempo, tuttavia, ci si può recare in bagno. La ragazza ha raccontato che la lunga fila fuori dei servizi, stava facendo perdere la pazienza ai poliziotti penitenziari. Quest’ultimi hanno invitato le loro colleghe a sostituirli, due poliziotte sono entrate nel bagno e hanno cominciato una perquisizione. Perquisizione a dir poco discutibile visto che hanno chiesto di abbassare le mutande.

La ragazza, in seguito, è tornata al suo banco per terminare la prova.




Vicenda sconcertante

La vicenda è sconcertante. Una fonte del Ministero, dichiara di averle trovato addosso dei bigliettini:

La candidata, dopo ripetuti andirivieni dalla sala verso il bagno, che avevano insospettito gli agenti, è stata sì perquisita e le sono stati trovati addosso alcuni bigliettini; per questo è stata espulsa dal concorso

 Cristiana, dal canto suo, difende la propria posizione in un commento nel suo profilo facebook:

Ripeto e confermo che non avevo bigliettini, non mi è stato trovato niente addosso, non mi hanno espulsa dal concorso. Proprio perché ero pulita. Tra l’altro, non ci hanno fatto togliere né scarpe né stivali, cosa che invece potrebbero fare se volessero effettivamente controllare il discorso dei bigliettini. L’intento era un altro, non il controllo

Indipendentemente dalla presenza o meno di bigliettini, questo è un vero e proprio abuso. La storia, inoltre, è stata confermata da una collega della denunciante, che aveva subito il sopruso prima di lei.




Enzo Iacopino, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti riferisce che sarà premura del Csm fare degli accertamenti. La solidarietà arriva poi da un comitato dei Centri Antiviolenza della Rete “TOSCA”, dalla senatrice Maria Cecilia Guerra e da Fabio Roia. Quest’ultimo, giudice che si occupa dei reati di violenza a Milano, invita la Procura a intervenire.

L’abuso non è una novità, già nel 2014 una candidata aveva denunciato un fatto simile ai media. Potrebbe anche essere vero che la ragazza aveva dei bigliettini ma non è di sicuro un buon motivo per umiliare. Questa vicenda rappresenta solo un altro caso di violenza sulle donne.

 

Elena Carletti

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