Accordo Italia-Libia sull’immigrazione. Di cosa parliamo?

È stato firmato l'accordo con la Libia per gestire i flussi migratori. L'obbiettivo è sempre lo stesso ma i problemi sono diversi.

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Nuovo accordo tra Italia e Libia per gestire i migranti. È il quarto in dieci anni. L’accordo è stato siglato da Paolo Gentiloni e Fayez al Sarraj che è il presidente del “governo riconosciuto dalla comunità internazionale”. Importante questo ultimo passaggio. Sarraj è il presidente riconosciuto, ma non l’unico. Infatti il suo governo non è molto affidabile e forte. Non possiede neanche il controllo dell’itera capitale. Le milizie di Misurata gli hanno voltato le spalle. Il suo rivale, l’altro presidente quello non riconosciuto, è il generale Haftar. Il suo governo controlla tra le altre cose i terminal petroliferi di Es Sider e Pas Canuf. Il generale ha già dichiarato che l’accordo per lui è nullo. Quindi l’inizio non è per nulla promettente.

L’Obbiettivo è sempre il solito. Si vuole affidare la gestione dei migranti e dei richiedenti asilo alla Libia. Questo verrebbe fatto grazie al rafforzamento del controllo via mare e via terra da parte della guardia costiera. La guardia costiera libica verrebbe addestrata in Italia. I mezzi economici e fisici verranno messi a disposizione sempre dall’Italia e dall’Unione Europea. Poi verranno costruiti nuovi centri di accoglienza sul suolo libico. Centri che per molti sono considerati centri di detenzione e non accoglienza. Tutto questo perché l’importante è chiudere gli occhi e tenere questi problemi che turbano la quiete dei cittadini il più lontano possibile.

Il compenso che bisogna pagare per onorare l’accordo è molto alto. Il costo complessivo si aggira intorno agli 800 milioni. 200 dei quali sono già stati erogati dall’Unione Europea. Inoltre i primi 90 marinai stanno affrontando l’addestramento in Italia. Le prime 10 motovedette stanno per essere consegnate. Ma questo non basta. La lista è lunga e costosa. Mancano ancora all’appello la consegna di: 24 gommoni, 10 ambulanze, 30 jeep, 15 macchine, 30 telefoni satellitari Turaya e vari binocoli per la visione notturna e diurna.

I problemi sono molti. Firmare un accordo con un governo che non può dare la sicurezza di mantenere la parola data. Addestrare una guardia costiera per sconfiggere i trafficanti, quando molte volte solo proprio loro i trafficanti. Costruire centri di detenzione che non rispettano i diritti umani. Costringere i migranti a cercare vie sempre più complicate e pericolose pur di evitare tutto questo. Non pen

so che si possa pulire la coscienza con un accordo del genere. Perché in primo luogo si guarda al fatto che bisogna fermare l’invasione. Un’invasione che molto spesso ci si dimentica viene fatta da persone in difficoltà. Persone che in questo modo vengono controllate, arginate, rinchiuse non aiutate.

Claudio D’Adamo

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