“1969” la Woodstock del nuovo pop di Achille Lauro

Tante le polemiche che hanno accompagnato il trapper romano di “Rolls Royce”, che questa settimana presenta il suo soprendente disco “1969”.

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Qualcuno alla vigilia dell’epilogo dello scorso festival di Sanremo lanciò la provocazione:

“e se Rolls Royce fosse la nuova Vita Spericolata di Vasco?”

in riferimento al brano con cui Achille Lauro si presentò in concorso alla kermesse canora, qualcuno ci ha visto lontano ed è lo stesso Vasco.

Proprio così, perchè proprio Vasco Rossi, in un’intervista rilasciata negli ultimi giorni alla redazione de La Repubblica, rilancia in accezione positiva l’ondata della tanto bistrattata trap, o di quello che in maniera più generale potremmo definire il nuovo “alternative pop” , artisti che in ogni caso, anche ostentando un discutibile stile di vita, sono capaci di raccontare le attitudini, positive o negative che siano, dell’odierna generazione di giovani e dei fruitori musicali che li seguono.

Nello specifico su Achille Lauro ci dice Vasco: 

«A me è piaciuto, anche lui ha fatto la sua provocazione artistica»

in riferimento proprio al brano sanremese che ha accomunato nell’immaginario nostalgico quel primo e irriverente Vasco di Bollicine. Lontano da certe comunanze artistiche che solo il tempo declamerà, il brano ha comunque avuto un’eco mediatica destabilizzante, il richiamo nel testo ad artisti prematuramente scomparsi vittime dei loro eccessi presi a modello o addirittura il subliminale, secondo qualcuno più complottista, richiamo alla nota pasticca di ecstasy, proprio con il nome del famoso marchio automobilistico.

Insomma Achille Lauro, al secolo Lauro De Marinis, ha saputo farsi nemico dei genitori che percepiscono in maniera malevola gli ascolti dei propri figli, o di quella frangia purista( e integralista) che reputa inaccettabile l’ascesa di questo giovane trapper romano, che nel proseguo post sanremese ha comunque attestato il suo successo tra ospitate, interviste, migliaia di ascolti e milioni di visualizzazioni (quasi 10 su Youtube per il singolo Rolls Royce), numerosi i fan accorsi ai firmacopie e showcase che hanno accompagnato l’artista del quartiere Vigne Nuove, in compagnia dell’inseparabile producer Boss Doms, fino all’uscita del suo nuovo e tanto atteso disco 1969.

Disco uscito questa settimana, che vede tra gli altri le collaborazioni di Frenetik&Orang3 e di Coez, proprio dal titolo riprende quella sfacciataggine utopica della rivoluzione dell’epoca woodstockiana, fatta di eccessi, di tabù sessuali sfatati e condotte anticonvenzionali. Attinge da certe icone musicali e ispirazioni, citate anche nei suoi singoli, come Jimi Hendrix, Elvis o i Doors, andando a mescolare in quel calderone di attitudine post punk e rock, ma condito delle mille personalità della musica contemporanea, fatta di trap, rap, linee melodiche e musica elettronica.

Ma Achille Lauro rimane fedele a certe logiche fuori da quelle consuete, come il periodo che ha preceduto l’incisione del disco, in pieno stile bohemien :

“Ci siamo chiusi in una villa per due mesi, è la villa della famiglia Rossellini, ci sono stati un sacco di attori. Ha 30 camere. Sono venute a trovarci 150 persone, tra musicisti e amici. Lì sei fuori da tutto. Creiamo musica senza farci condizionare»

asserisce l’artista nell’intervista rilasciata alla rivista Vanity Fair, rispetto invece al contorno di polemiche che da sempre l’hanno accompagnato nei recenti anni di carriera dichiara:

“Sono contento di aver portato un brano diverso. E delle reazioni ricevute. Sono arrivato motivato e contentissimo, scoprendo che dopo averci lavorato per un anno e mezzo Rolls Royce non era bella solo per me. Non ho amato le polemiche, se mi avessero chiesto il vero significato avrei risposto tranquillamente. Quando ho voluto essere esplicito, nella mia carriera, lo sono stato. Ho pensato servisse per far parlare, a Sanremo. Mi è dispiaciuto vedere continuare a oltranza una cosa non vera. La gogna distoglie l’attenzione dalla musica”.

Nonostante le critiche che imperversano, sopratutto relative a contenuti e caratura artistica dello stesso, molti hanno più che promosso l’ultima uscita discografica del cantante, opera irriverente e innovativa, ma anche intimista e capace di mostrare certe fragilità e disagi che appartengono ad una generazione. In un personaggio, siamo sicuri, che saprà ancora far parlare di sé, mai scontato e sempre al di sopra del giudizio popolare, dalla inverosimile partecipazione al format televisivo di Rai Due Pechino Express, alle voci sul presunto metodo “microdosing”, secondocui la scrittura dei brani (sopratutto in riferimento al suo precedente disco Pour l’amour) avverrebbe sotto effetto di droghe leggere, fino ai rumors che lo vedrebbero come nuovo giudice del talent di Sky X Factor, staremo a vedere, nel frattempo è cominciata la rivoluzione antipop di Achille Lauro.

Claudio Palumbo

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