Acqua Passata¿ a Palermo: l’arte in piazza contro le morti in mare

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Acqua Passata¿ è il titolo, dal chiaro intento politico e augurale, dell’installazione voluta e realizzata dall’artista siciliano Cesare Inzerillo e da Patrizia Monterosso, direttrice generale della Fondazione Federico II di Palermo.

L’opera verrà inaugurata a Palermo, in Piazza del Parlamento, martedì 1 Ottobre 2019. La data non è stata scelta per caso. L’installazione e l’evento che si terrà quel giorno hanno il preciso fine di ricordare i 366 morti e i relativi dispersi del naufragio avvenuto il 3 Ottobre 2013, nei pressi delle coste di Lampedusa, a poca distanza dall’Isola dei Conigli.

Sono passati sei anni da quella tragedia, per la quale persero la vita centinaia di donne, uomini e bambini di nazionalità eritrea. Il nome “Acqua Passata” invita simbolicamente a superare quanto successo, ma senza dimenticare. Il superamento può avvenire soltanto facendo in modo che eventi simili non si verifichino più.

Nel punto di domanda rovesciato si nasconde però il dubbio, l’incertezza di un presente che vive ancora un’emergenza, della quale la politica europea non si è fatta a carico abbastanza in passato. Forse sta cominciando sul serio solo recentemente. I fatti parleranno presto.

Acqua Passata¿ non vuole però ricordare solo quel singolo tragico evento.

Vuole offrire una voce alle tante vittime del mare che dal 2013  sono state ben diciottomila, le quali hanno continuato a morire sotto gli occhi di tutto il mondo, nonostante il monito che il naufragio di sei anni fa aveva lanciato.

L‘indifferenza, la freddezza, l’ignavia sono sentimenti che troppo spesso hanno toccato la cosiddetta “questione migranti”, travolgendola con ulteriori onde che hanno portato a galla pochi risultati. A questi viene data artisticamente espressione in una parte dell’installazione. Parte dell’opera è infatti composta da Calcio Balilla di Cesare Inzerillo che, per l’occasione, assume una valenza nuova: i giocatori del famoso gioco sono riproposti a grandezza monumentale. Immobili e rigidi si fanno metafora di una rigidità mentale e comportamentale di chi non si è lasciato smuovere o non è intervenuto adeguatamente dopo fatti del genere.

L’altra parte di Acqua Passata¿ è il rovescio della medaglia. Sono le vittime dei naufragi nel mediterraneo, le cui sagome sono state corredate dalla foto di persone che hanno vissuto quelle lunghe attraversate e sono scampate al peggio. La “culla” di quest’ultime è un’imbarcazione, dello stesso tipo di quella sprofondata in mare nel 2013. Si tratta in particolare della barca che ha portato sulle coste di Lampedusa nel 2009 duecento migranti.





L’impatto di Acqua Passata¿ con i fatti è dunque diretto, forte e senza filtri, come deve essere. Non ci si può nascondere.

L’installazione parlerà da sola e incontrerà lo sguardo di tutti quei passanti che passeggeranno in una delle piazze più frequentate di Palermo.

Acqua Passata¿ rimarrà nella piazza fino al 30 Ottobre.  L’intento auspicabile è che la sua presenza fisica si tramuti in presenza spirituale, per come solo l’arte ha il potere e l’onere di fare.

Arte, società e politica si incontrano affinché il racconto e il ricordo di una tragedia non rimanga solo l’ennesimo caso ad alto impatto mediatico, ma diventi un’occasione di ulteriore stimolo verso una cooperazione internazionale che abbia come unico fine la salvaguardia della vita di ogni singolo essere umano.

Un’opera d’arte pubblica che lancia un chiaro messaggio è, in quanto tale, espressione di una presa di coscienza e posizione che si spera coinvolga tutti, o quantomeno chi ha il potere e la responsabilità di prendere decisioni in merito.

In questo caso l’elogio va dunque all’Assessorato alle Culture del Comune di Palermo, al Comune di Lampedusa e Linosa e a tutti coloro che hanno fatto in modo che il mese di Ottobre 2019 diventi occasione di riflessione e di uno sguardo attivo sul mondo.
Concludo con una citazione che trovo pertinente e ancora molto attuale e potente di Antonio Gramsci che, nel 1917 scrisse:

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera[…]

Claudia Volonterio

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