Addio alla censura cinematografica: Franceschini ha firmato il decreto

Un intervento ai sensi della Legge Cinema segna un punto d’arrivo per la libertà artistica in Italia. Nello specifico, parliamo di cinema: della censura cinematografica.

Sono stati tanti gli artisti attaccati dalla censura italiana. Basti pensare che “Salò” di Pasolini fu sequestrato dalla magistratura, mentre vari film di Kubrick e Bertolucci furono bloccati per anni. Giulio Andreotti in persona si adoperò, sia come sottosegretario alla cultura che come primo ministro, per il blocco di alcune pellicole.

Oggi si può sperare, con il decreto firmato da Dario Franceschini, che la censura cinematografica resti fra i ricordi del passato.



Cosa cambia con il decreto: nasce la Commissione per la classificazione

Il decreto, firmato oggi dal Ministro della Cultura, a detta di quest’ ultimo abolisce la censura cinematografica. Nel concreto, il decreto stabilisce la nascita della Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura.

Il neonato sistema di classificazione non prevede in nessun caso né il divieto assoluto di uscita in sala, né l’uscita condizionata. Per uscita condizionata si intende la facoltà dello Stato di intervenire con tagli, modifiche o altro sulla pellicola.

La Commissione per la classificazione, che quindi valuterà i film senza però poterne fermare l’uscita o poterli modificare, è composta da quarantanove persone. All’interno troviamo esperti del settore cinematografico, del mondo educativo e della tutela dei bambini, delle famiglie e degli animali.

A capo della commissione troviamo Alessandro Pajno, Presidente emerito del Consiglio di Stato, docente universitario di diritto amministrativo e persona vicina al presidente Mattarella. Pajno, infatti, è stato capo di gabinetto per i ministri Mattarella, Iervolino e Ciampi. Inoltre è stato consigliere giuridico di Mattarella durante il suo mandato come ministro per i rapporti con il Parlamento.

L’Italia della censura cinematografica contro Bertolucci e Pasolini

Se non ci sorprende sentir parlare di censura durante il ventennio fascista – censura che ha, fra le sue vittime, nientemeno che Alfred Hitchcock – ciò non si può dire della censura in tempi più recenti.

La censura italiana ha colpito molti dei film che noi oggi consideriamo pietre miliari del nostro cinema. Oltre al sopracitato “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini, anche “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci subì un simile trattamento. Luchino Visconti dovette tagliare il suo “Rocco e i suoi fratelli”.
Elio Petri, più di altri registi, dovette lottare per le sue pellicole. Basti pensare che il suo “Todo Modo”, coincidente casualmente con il sequestro di Aldo Moro, rimase in sala poco meno di un mese.

E i film stranieri? Simile trattamento, basti pensare ad “Arancia meccanica” e “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick.

Le censure più recenti si trovano, principalmente, in ambito televisivo. Ciò avviene specialmente nei confronti di personaggi o storie LGBT, per via della forte pressione delle associazioni cattoliche. Un caso eclatante riguardò la serie tv “Le regole del delitto perfetto”, in cui furono censurate soltanto le scene esplicite di tipo omosessuale, mentre quelle etero non subirono lo stesso trattamento.

Insomma, la strada da fare per la libertà artistica è ancora tanta: si spera che il provvedimento di Franceschini sia un passo nella giusta direzione.

Giulia Terralavoro

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