Addio monetine da 1 e 2 centesimi. Cosa cambia per i consumatori?

L'abolizione dei "centesimini" è in vigore dal primo gennaio 2018 eppure le monetine continuano a circolare. I reali effetti dell'abbandono delle monete da 1 e 2 centesimi sono da ricercare nell'aggiustamento dei prezzi.

Il risparmio per lo Stato è di 20 milioni l’anno. Ma il problema ora sono i possibili rincari.

Fonte: reportageonline.it
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Il primo gennaio 2018 è stato il giorno che ha visto l’addio delle monetine da 1 e 2 centesimi. In realtà in pochi se ne sono accorti perché le piccole monete sono ancora in circolazione. Vediamo allora che cosa prevede la legge e quali saranno le conseguenze per i consumatori.

Dal 1° gennaio 2018 addio ai “centesimini”

L’abolizione dei cosiddetti “centesimini”, ovvero le monetine da 1 e 2 centesimi, ha avuto una trattativa travagliata. Il Codacons, nel maggio 2017, parlava di possibili rincari selvaggi da parte degli esercenti a danno dei cittadini. Per l’associazione dei consumatori, l’abolizione delle monetine avrebbe significato un vertiginoso aumento dei prezzi.

Si vociferò anche di una possibile marcia indietro del governo nell’estate 2017 per non abolire le monetine, anche se ciò si rivelò infondato. Infatti, l’emendamento contenuto nella legge di correzione dei conti, conosciuta come “Manovrina”, è stato approvato nel maggio 2017 sancendo così la fine delle due monete dal taglio più basso.

L’abolizione dei centesimi, accolta a furor di popolo, comporterà anche un sostanzioso risparmio. Infatti, per produrre i 2 centesimi la Zecca spende in media 4,5 cent, mentre per produrre le monetine da 1 centesimo lo Stato sborsa 5,2 cent. E se consideriamo che da 2002, anno dell’entrata in vigore dell’euro, sono state prodotte circa sei miliardi di monetine è facile fare i conti. Grazie alla loro sospensione il risparmio per lo Stato è di circa 20 milioni di euro l’anno, una cifra più che ragguardevole.



Cosa cambia per i consumatori?

Sebbene i centesimi siano ufficialmente andati in pensione essi continuano a circolare tranquillamente. Questo perché mantengono ancora un valore legale e i commercianti non si possono rifiutare di accettarli. Lo ha stabilito la Banca centrale europea in seguito a un esposto presentato da Belgio e Finlandia, paesi nei quali le monetine sono state abolite sin da subito.

In questi paesi il problema è stato arginato con l’arrotondamento a 5 centesimi, decisione presa anche dall’Italia. Quindi, il prezzo di un bene dovrà essere arrotondato a un multiplo di cinque sia per eccesso che per difetto. Ad esempio, gli odiosi prezzi a 8,99€ diverranno 9,00€; oppure, un prezzo tipo 16,72€ diverrà 16,70€.

Inoltre, ricordiamo che è fatto obbligo per chiunque venda beni o servizi di consentire il pagamento con bancomat e carte di credito per importi superiori a 30 euro. Lo stesso vale per i parcometri per la sosta dei veicoli.

Perciò se il consumatore non dispone dell’importo esatto, l’esercente deve acconsentire all’arrotondamento. A vigilare su questa operazione sarà il Garante per la sorveglianza dei prezzi che, semestralmente, dovrà comunicare le proprie osservazioni al Ministero dello sviluppo economico; quest’ultimo, qualora si riscontrassero anomalie, potrà contattare l’Antitrust o proporre nuove normative.

Nicolò Canazza

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