Adelphi poteva nascere a Trieste nel 1949. Mughini acquista il carteggio Pittoni-Bazlen

E' stato ritrovato da un libraio appassionato di Trieste, Simona Volponi, e sarà messo in Mostra a Milano alla fine di Marzo.

Libreria Adelphi ( via https://www.adelphi.it/libreria)
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Anita o Anna Pittoni, colei che avrebbe potuto far nascere Adelphi a Trieste convincendo Bazlen a entrare nella sua casa editrice “Lo zibaldone” (Via Arianna Boria)

E’ di Trieste anche Simone Volpato che ha acquisito e dato notizia di questo carteggio. Adelphi sarebbe potuta nascere a Trieste nel 1949 invece che nel 1962 a Milano. L’appassionato libraio della libreria antiquaria “Drogheria 28” ha acquistato negli anni parecchio materiale relativo ad Anna Pittoni. . Si tratta di dieci lettere di un epistolario che va dal 1949 a 1953 tra lei e Roberto, detto Bobi, Bazlen. Le lettere sono state acquistate in blocco dallo scrittore e giornalista Giampiero Mughini.

La passione di Mughini: il collezionismo e Trieste

Nel tempo ha imparato ad apprezzare Trieste grazie ai suoi protagonisti della cultura dice a chi lo intervista. “Amo e colleziono la letteratura italiana del Novecento, per cui figuriamoci come considero questo epistolario…sono lettere succulente, appetitose, svelano dettagli di personaggi e di una cultura che amo” avrebbe dichiarato (Il piccolo, Articolo di Pietro Spirito). Mughini ha definito il suo acquisto come dovuto.

Le lettere sono state recuperate da Volpato in uno degli scatoloni del materiale della Pittoni recuperati qualche anno fa. (Nel 2015 stando la citazione di Arianna Boria, giornalista del Il Piccolo nel suo blog “Arbor”).

Bobi Bazlen(via Sandra Petrignani)

Se avesse accettato, Adelphi oggi sarebbe di Trieste e si chiamerebbe Lo zibaldone

Il 1949 è l’anno in cui Anna Pittoni fonda “Lo Zibaldone” con l’aiuto di con Giani Stuparich e Luciano Budigna. Casa editrice che in catalogo avrà Saba, Giotti, Budigna, Grisancich e anche le pubblicazioni della stessa Pittoni.

Ed è proprio in una delle prime lettere che Anna scrive a Bobi nel 1949 che, dopo l’annuncio del “varo” della casa editrice, dice: “Ti aspettiamo come mozzo, come timoniere, come conoscitore dei venti nella nostra casa editrice: aspettiamo consigli o silenzi, qualche scritto o un messaggio in bottiglia“. In una lettera di risposta Bazlen risponde all’amica di essere davvero tentato dalla proposta. Ma l’ammonisce a non farsi sedurre dall’idea di pubblicare solo autori triestini. Le suggerisce invece di rivolgere l’attenzione alla letteratura mitteleuropea.Gli autori da pubblicare sono quelli: Schnitzler, Trakl, Daubler, Rilke, Heine, Grillparzer. E’ sempre Bobi che le consiglia di guardare al suo salotto di scrittori e poeti “affamati forse di letture e di cibo“. Quelli potrebbero essere la sua risorsa per progettare un catalogo più variegato.

Bazlen implacabile…

Non si parla solo di un possibile ingresso nella casa editrice. Anna e Bobi, si scambiano libri ma anche giudizi.

Bobi è implacabile con la moglie di Svevo e il suo “Vita di mio marito Svevo”. “[…]in Svevo abitano tante persone spesso in lotta tra di loro e questa Vita invece ci offre un ritratto, parzialissimo e invadente, di Livia, che di buono ha solo i ricordi ma non la capacità di renderli vivi”. Aggiunge che prima o poi scriverà lui per “rendere giustizia alla fortuna e sfortuna di Svevo“. Continua “[…] parlerò di come Svevo mi guardasse come fossi un personaggio di Verne...”. Un anticipatore dei tempi che già negli anni ’50 presagisce che Svevo diverrà un “autore irrinunciabile” per le generazioni future di scrittori.

Per il Saba di Uccelli, Bazlen non ha nessuna pietà definendolo un lavoro esausto di un poeta esausto. Mentre ha un moto d’affetto per Giotti e la sua scrittura, fintamente disinteressata eppure attenta al particolare.

Roberto Calasso nel suo studio nella casa editrice.  Interview with Roberto Calasso – Milan Sept 11th- Youtube

Ma Adelphi sarebbe stata la stessa a Trieste?

Probabilmente no, magari avremmo perso tutto quello che la casa editrice ha costruito nel tempo. Ma soprattutto avremmo perso le intenzioni iniziali. Quelle che Calasso racconta ne “L’impronta dell’editore” (Adelphi, 2013, 12,00€) . “«All’inizio si parlava di “libri unici”»” dice Calasso “[…] il nome – Adelphi – non c’era ancora. Un paio i dati sicuri: la volontà di pubblicare l’edizione critica delle opere di Nietzsche e quella di dare il via a una collana di Classici, filologicamente accurata e affidata ad eccellenti stampatori.”

Ma perché a Bazlen piaceva tanto il termine «libro unico»? Perché le opere via via «elette» erano segnate da una esperienza forte, in certi casi estrema, di vita e di pensiero: un’esperienza che si era «depositata» in una «scrittura» altrettanto originale. (Il Tempo- Adelphi, la casa dei libri proibito, 2013).

L’occasione per guardare le lettere è a Milano a Marzo

Nonostante l’acquisto il carteggio sarà visibile alla Mostra Internazionale Libri Antichi e di pregio che si terrà a Milano tra il 24-26 marzo 2017. Ironia della sorte, proprio nella città che ospita Adelphi Edizioni.

Simona Scravaglieri

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