Bergamo, organizzata ‘Adorazione in riparazione del Gay Pride’

Fonte: bergamonews.it
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Sabato 19 maggio si terrà a Bergamo il primo storico Gay Pride. L’evento è organizzato da due comitati: uno costituito da Arcigay Bergamo Cives insieme ad Arci Bergamo e al movimento Conversas Bergamo. L’altro è composto da singoli cittadini e si chiama “Giù la maschera”. Entrambi uniti per il “Bergamo Pride 2018: educare alle differenze per combattere l’odio”.

Il primo Gay Pride di Bergamo: contro l’odio e le discriminazioni

Nel comunicato stampa, gli organizzatori affermano di voler accogliere ed educare alle differenze, per combattere l’odio che dilaga in tutta Italia. In particolare, coloro che praticano l’odio vogliono limitare se non addirittura azzerare il riconoscimento dei diritti civili a talune categorie di soggetti. Quest’iniziativa nasce proprio per combattere per i diritti civili, che sono preziosi e non hanno orientamento sessuale. Il Gay Pride si schiera a favore dell’ottenimento della piena uguaglienza senza annullare le differenze, in modo da creare una cultura del rispetto e della non discriminazione.

Ma alcune organizzazioni cristiane non approvano

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Fonte: bergamonews.it

A due giorni esatti dall’appuntamento, alcune associazioni cristiane hanno deciso di organizzare un momento di preghiera in riparazione al Gay Pride stesso. Come si legge su BergamoNews, l’invito è per lunedì 21 Maggio alle 20:45 alla chiesa del convento dei Frati Cappuccini. Si terrà un’adorazione eucaristica in riparazione del Gay Pride. Promotore dell’iniziativa è il Circolo Partito della famiglia di Seriate. Aderiscono il coordinamento Partito della Famiglia provincia di Bergamo, il Movimento per la Vita Val Cavallina, Intercomunione Bergamo/Brescia, il circolo La Croce Bergamo e infine il Movimento Preghiera delle Mamme.




Perché questa presa di posizione è sbagliata

Analizziamo la questione. Una cosa è vera. Manifestazioni come il Gay Pride non dovrebbero esistere. Sarebbe bello che non scendesse più nessuno in piazza a rivendicare la propria dignità. Questo perchè nel 2018 dovremmo essere tutti concordi che le differenze vanno tutelate e non annichilite. Dovrebbe essere ormai assodato che i membri della comunità LGBT+ non sono dei deviati, ma delle persone normali.

Questa presa di posizione, così assurda e retrograda, alimenta inevitabilmente l’omofobia, rendendo ancora più reale proprio quel clima di odio che il Gay Pride vuole combattere. Non si è ancora svolta la manifestazione, che già si è avuta la riprova che la discriminazione e la paura del diverso esistono. Per questo bisogna ancora scendere in piazza ad urlare e combattere per il proprio posto nella società.

Non c’è nulla da riparare

Non c’è nulla da riparare, se non l’intolleranza. Qualcuno potrebbe dire che, come ha diritto di esistere il Gay Pride, ha altrettanto diritto di svolgersi un’iniziativa contraria di stampo cristiano. E invece no. L’omofobia non è un’opinione. Non è semplicemente l’espressione di un parere. L’omofobia è discriminazione e questa non può essere tollerata come opinione. Se omosessuali e trans scendono in piazza per rivendicare la propria identità di genere o l’orientamento sessuale, non fanno del male a niente e nessuno. Se si organizza una preghiera pubblica per chiedere scusa a Dio dell’esistenza dei gay, si pone in essere un atto di omofobia che fa male al pluralismo.

C’è anche un problema di coerenza

Un altro problema è la coerenza delle organizzazioni cristiane. La religione non ha mai avuto un grande feeling con l’omosessualità, è vero, ma non ha mai accettato anche tante altre cose. Dove sono allora le riparazioni contro la pedofilia, la corruzione, gli omicidi, la mafia, la violenza in generale? Dov’è l’impegno verso i reali problemi di questa società?

Infine, non si può dimenticare che questa presa di posizione, che non ha avuto il riconoscimento ecclesiale, non è nemmeno conforme con il clima di dialogo tanto caro a Papa Francesco.

Rossella Micaletto

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