Adozioni 2.0: coppia americana adotta un bambino grazie a Instagram

La storia di Jaimie e Brian che hanno realizzato il sogno di allargare la loro famiglia

In America la legge sulle adozioni indipendenti velocizza le pratiche burocratiche, in Italia il meccanismo è intralciato dal lungo e frustrante iter.

I social hanno influenzato ogni aspetto della nostra vita, il nostro mondo è online, ma usarli per le adozioni è un punto d’arrivo inaspettato.

Jaimie e Brian sono una coppia americana che ha deciso di aprire un profilo Instagram jaimieandbrianadopt per raccontare il desiderio di allargare la loro famiglia. Niente foto di strabilianti viaggi, ma un diario online fatto di scatti che mostrano la loro quotidianità. L’obiettivo era quello di far conoscere a tutti la loro voglia di adottare un bambino. La coppia avrebbe voluto un terzo figlio naturale, ma non riuscendoci ha deciso di intraprendere il percorso per le adozioni. Dopo aver seguito tutto l’iter necessario, sono giunti alla conclusione che quella strada non li avrebbe condotti al raggiungimento del loro sogno. E allora perché non usare Instagram? L’insolita idea ha funzionato. I genitori naturali di Christian hanno visto il profilo della coppia e hanno deciso di affidarlo a Jaimie e Brian. In America questo è possibile grazie alla legge sulle adozioni indipendenti, che consente a chi non può tenere con sé i propri figli di scegliere la famiglia a cui farlo adottare. È un servizio a pagamento gestito da un avvocato e da un’agenzia come controparte. Ciò comporta una velocizzazione dei percorsi di adozione e la possibilità di salvaguardare il futuro dei minori in un tempo ristretto.

Le adozioni in Italia

Nei report pubblicati dalla Cai (Commissione adozioni internazionali), uno relativo a gennaio 2018 e uno per gli anni 2016-2017, emerge un calo nelle richieste di adozioni Italia: si passa da 1.548 richieste nel 2016 a 1.168 nel 2017. Nel mese di gennaio 2018 erano 67 i minori dichiarati adottabili e le adozioni portate a termine sono state solo 30, cioè meno della metà sono riusciti ad avere una chance. No, l’Italia non è un Paese per aspiranti genitori adottivi.

Perché in Italia le adozioni sono così difficili?

I motivi vanno ricercati nei costi, nei controlli e negli infiniti e frustranti tempi dell’iter. La legge che regola le adozioni è la 184 del 1983, successivamente modificata dalla legge 149 del 2011, e prevede una procedura molto complessa: i Tribunali per i minori svolgono un ruolo essenziale ed esistono diverse fasi che richiedono una documentazione molto estesa. Molte coppie perdono le speranze ancor prima di concludere l’intera procedura, sfiniti dai lunghissimi tempi di attesa: per le adozioni internazionali si va dai 2 ai 4 anni. Da non sottovalutare l’aspetto dei costi, una ricerca del Cergas Bocconi ha stimato che la spesa per supportare le famiglie va dai 5.850 agli 8.400 euro circa. Per le adozioni internazionali una famiglia può superare facilmente i 20 mila euro, contando anche i costi esteri.

I soggetti che possono fare domanda di adozione al Tribunale per i minori devono avere un chiaro profilo: coppie eterosessuali sposate da 3 anni o raggiungere questo lasso di tempo sommando matrimonio e convivenza. Sono tagliati parzialmente fuori i single e totalmente le coppie omosessuali, per motivi culturali e sociali insensati e in certi casi persecutori. È ovvio che sarebbe l’ideale per tutti i bambini avere la bellissima famiglia della Mulino Bianco, ma la realtà è un’altra e allora perché vietare a un single di prendersi cura di un bambino traumatizzato dall’abbandono? Meglio uno che nessuno, meglio uno che vivere tra una comunità e un’altra o all’interno di orfanotrofi sovraffollati. E poi è un dato di fatto che esistono milioni di genitori single, sono tutti pessimi genitori? Non credo, e allora perché non permettere di adottare? Non si tratta di prendere sotto gamba e trattare i bambini come delle carte da distribuire durante una partita di briscola, un’adozione passa al vaglio di esperti psicologi e assistenti sociali capaci di valutare. Bisogna guardare oggettivamente la società in cui viviamo, dove il numero dei matrimoni è in calo ma non la voglia di genitorialità e dove le unioni civili ormai sono ufficializzate. Non permettere l’adozione a una parte di cittadini italiani desiderosi di figli e capaci di accudirli, educarli e amarli è nascondere la testa sotto la sabbia a discapito dei bambini. Il rispetto e la tutela dei minori possono essere salvaguardati proprio dagli esperti che valutano le situazioni. Forse ci sarebbe un’opportunità di vita per tutti i 19.245 bambini italiani chiusi in comunità.

Teresa Nigro

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