Strage militare in Afghanistan: tra corruzione e ambiguità

L’avanzata dei Talebani grazie al decadimento delle forze di sicurezza dello Stato Afghano e alle interferenze politiche di Russia e Stati Uniti.

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Venerdì 21 aprile, un commando talebano ha trucidato 150 soldati afghani, in una delle più importanti basi militari del loro esercito. L’attentato è avvenuto venerdì pomeriggio in Afghanistan nella provincia di Balkh, nel nord del paese, vicino a Mazar-e-Sharif, il quartier generale Shaheen, del 209esimo reggimento delle forze armate afghane che presidia gran parte del nord del paese. Stando a quanto detto dalle forze armate locali, 10 erano i talebani che, vestiti con uniformi ufficiali e dotati di documenti apparentemente ineccepibili, avrebbero attaccato la base militare afghana mentre l’esercito si trovava a mensa o in moschea.

Secondo un rapporto della NATO, il governo di Kabul non controlla più il 57% dei distretti dell’Afghanistan. I sopravvissuti dell’attacco sono stati intervistati in ospedale da un’agenzia di stampa francese. Costoro hanno espressamente posto dei seri dubbi sugli scarsi controlli fatti nella base militare, tanto da permettere a un manipolo d’insorti di poter entrare indisturbati armati fino ai denti. Il sospetto di complicità interne tra alcuni funzionari dello Stato afghano e i talebani è molto forte.

In una dichiarazione, il generale americano John Nicholson, che comanda la missione NATO di risoluzione in Afghanistan, ha confermato la fine delle operazioni delle forze speciali afghane addestrate dalle forze occidentali. Nonostante il ritiro dall’Afghanistan della maggior parte delle forze armate occidentali nel 2014, gli insorti continuano a guidare un esercito contro lo stato afghano, il quale malgrado i consigli della NATO e degli Stati Uniti, è sempre più preda della corruzione e dell’inettitudine.

Dall’intervento militare statunitense in Afghanistan alla minaccia di Daesh

All’indomani dell’attentato terroristico al Word Trade Center di New York e del Pentagono del 2001, gli Stati Uniti decisero d’intervenire militarmente in Afghanistan ponendo come obbiettivo ufficiale la sconfitta dello stato talebano e di Osama Bin Laden, la mente dell’attacco alle Twin Towers e guida del noto gruppo terroristico Al-Qaeda. In realtà, ben altri erano gli scopi dell’attacco militare statunitense ed erano tutti votati agli interessi commerciali e strategici vista la vicinanza della Cina, Pakistan, Iran e India. Stabilire quindi una presenza nel territorio era per gli Stati Uniti fonte di controllo e di strategia politica oltre che economica.

L’intervento militare americano non ha portato affatto stabilità e pace nel territorio, in quanto l’Afghanistan oltre alla minaccia talebana che avanza, si è ritrovata a combattere contro lo Stato Islamico, che è ancora più crudele ed efferato dei talebani. L’Isis si è interessato al territorio afghano tra il 2014/2015 e, con la presa della regione del Khorasan, è penetrato a nord dell’Afghanistan, destando ansie e preoccupazioni in Iran, nel Turkmenistan e nell’Asia centrale. Ora, il territorio è diventato luogo di conflitto tra Daesh e i talebani per il controllo dell’Afghanistan.

Mosca e Washington: due visioni politiche discordanti

Mosca e Washington allo stesso tempo, si ritrovano ad essere discordanti nel modo di trattare i talebani per tentare di sconfiggere lo Stato Islamico. La Russia è propensa a rendersi amici i talebani, dato che quest’ultimi non hanno obbiettivi di Jihad globale, per eliminare Daesh–venendo accusata di finanziare militarmente i terroristi talebani–e gli Stati Uniti, invece, di abbattere sia talebani che Stato Islamico. Ne è una prova la bomba non nucleare sganciata dagli Stati Uniti sui distretti controllati dall’Isis il 13 aprile.

In conclusione, si potrebbe dire che i talebani non sono stati sconfitti a causa dell’ingenuità e dello scarso interesse degli Stati Uniti. La loro politica è sempre stata ambigua in questi territori, concentrati loro stessi a portare la democrazia, non si sono resi conto della lunga storia e cultura dell’Afghanistan, ma soprattutto della divisione etnica e tribale del paese, al quale rimaneva ostile la presenza militare di uno stato “straniero”. Fu ingenuo da parte loro pensare di poter abbattere un regime, il quale fu finanziato e organizzato dagli Stati Uniti per far fronte alla minaccia anticomunista e sovietica, e poi non pensarci più, lasciando di guardia un paio di soldati e andando a combattere Al-Qaeda. I talebani hanno potuto fare breccia nella popolazione e garantire quella sicurezza che né la coalizione internazionale e né il governo afghano sono stati in grado di dare.

 

 

                                                                                                                                                      Tamara Ciocchetti

 

 

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