Afghanistan: Ahmad Zia Massoud parla di guerra civile e instabilità politica

The New York Times
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Massoud vede nel suo licenziamento un grave rischio per la stabilità politica in Afghanistan.

In Afghanistan, Ahmad Zia Massoud minaccia il rischio di una guerra civile. L’ex rappresentante speciale del Presidente Ashraf Ghani per le Riforme e il Buon governo, vede nel suo improvviso licenziamento la miccia che potrebbe infuocare il Paese.

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Massoud, dopo aver sostenuto l’ingiustizia di tale fatto durante una conferenza a Kabul, ha invitato il Presidente Ghani a ritirare il decreto relativo al suo licenziamento. Egli afferma inoltre che alcuna spiegazione gli è stata fornita sul perché della scelta di tagliarlo fuori. Sembra addirittura che sia stata avviata una consultazione nazionale, la quale dovrebbe condurre alla realizzazione di un’adeguata risposta a tale situazione.

In passato, quando Massoud era vicepresidente durante la presidenza di Hamid Karzai, era stato aspramente criticato in quanto accusato di aver prodotto “scarsi risultati”.

Massoud è assolutamente convinto che il provvedimento del presidente renderà ancora più fragile la stabilità politica, già di per sé precaria.

The president does not have the right to sack me from my post, because the government was formed on the basis of certain agreements; […] if anyone takes such a move including the president or anyone else, such a move will pave the way for political instability and even for an escalating civil war”.
(Ahmad Zia Massoud)

I licenziamenti vengono effettuati presso le istituzioni governative in base alla costituzione e agli ordini del presidente. Ogni nomina o licenziamento mira a migliorare l’efficacia del lavoro nelle istituzioni governative“. Così, il portavoce presidenziale Shahhussain Murtazawi, difende la decisione del presidente.

“L’ufficio del chief executive officer of the Islamic Republic of Afghanistan non è stato consultato circa il licenziamento di sua eccellenza Ahmad Zia Massoud, […] crediamo che sia importante discutere in anticipo su tali questioni” ha dichiarato Mujiburrahman Rahimi, portavoce del CEO (The Chief Executive of the Islamic Republic).

Radavoiu Stefania Ema

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