L’Africa Climate Summit ha appena dato il via alla sua seconda edizione, che si terrà ad Addis Abeba (Etiopia) dall’8 al 10 settembre. Il vertice nato per contrastare il cambiamento climatico si apre con la decisione del Presidente keniota William Ruto di firmare un accordo per la mobilitazione di circa 100 miliardi di dollari diretti ad accelerare l’industrializzazione verde del continente.
È iniziata nella capitale etiope la seconda edizione dell’Africa Climate Summit, ospitato dall’Unione Africana in collaborazione con numerosi capi di Stato e di governo, partner di sviluppo, attori del settore privato e della società civile.
Il vertice è dedicato al tema “Accelerating Global Climate Solutions: Financing Africa’s Resilient and Green Development”. Infatti, come spiegato dalla ministra etiope della Pianificazione e dello Sviluppo Fitsum Assefa:
«Questo non è solo un altro incontro: è un momento decisivo. L’Africa è colpita in modo sproporzionato dai cambiamenti climatici, contribuendo per meno del 4% alle emissioni globali ma subendo alcuni dei loro impatti più duri. Allo stesso tempo, l’Africa ha un potenziale straordinario: la popolazione più giovane del mondo, vaste risorse di energia rinnovabile e comunità innovative che promuovono soluzioni radicate a livello locale.»
Le prime azioni concrete
Questo summit compie un passo in avanti rispetto all’Africa Green Industrialisation Initiative lanciata per la prima volta al COP28 e la prima edizione dell’Africa Climate Summit tenutasi a Nairobi nel 2023: la nuova cooperazione presentata dal Presidente Ruto insieme alle maggiori istituzioni africane (come AfreximBank, Africa50 e Stanbic Bank Kenya) mira a creare nuove industrie a basso impatto climatico basate sull’energia green e su una suddivisione equa delle risorse, creando al contempo milioni di posti di lavoro e modernizzando le catene di valore.
Il nuovo modello africano per affrontare la crisi climatica – tramite un piano dal valore di 100 miliardi di dollari – mette dunque al centro le energie rinnovabili in settori quali la lavorazione dei minerali e la produzione di batterie, oltre che la promozione dell’adattamento e la resilienza.
Un obiettivo tanto ambizioso come quello di trasformare il continente africano in un polo di energia pulita è però impossibile senza il potenziamento del commercio intra-africano e lo sviluppo industrie locali che consentano alla popolazione di ottenere maggiori benefici economici: a questo proposito, ad esempio, Africa50 ha annunciato il progetto di una linea di trasmissione pubblico-privata da 313 milioni di dollari che aprirà la strada all’energia rinnovabile per l’industria.
Inoltre, l’Africa mira a intraprendere un ruolo più importante nelle catene di approvvigionamento globali e a portare la propria capacità di energia rinnovabile a 300 GW entro il 2030, nel quadro della Accelerated Partnership for Renewables in Africa (APRA).
Le sfide da affrontare
I primi risultati di questa transizione lasciano ben sperare: lo scorso anno ben 20 paesi paesi africani hanno infranto i record per le importazioni di pannelli solari dalla Cina, le quali sono aumentate del 60% e passate da 9 MW di capacità a 15 MW.
Ma ciò non basta e gli ostacoli che il continente africano deve fronteggiare per adattarsi agli standard di sostenibilità sono molteplici: dagli enormi debiti finanziari alla carenza di finanziamenti esteri nell’ambito dell’energia green fino alla pesante eredità di una posizione di svantaggio e di una voce poco credibile a livello internazionale.
Con il ritiro di una voce autorevole come quella degli USA dall’accordo di Parigi, la missione dell’Africa Climate Summit è sempre più in pericolo: sono urgentemente necessari finanziamenti e impegni a lungo termine in quanto si stima che l’Africa abbia bisogno di almeno 70 miliardi di dollari all’anno per adattarsi agli effetti della crisi climatica.
Se i governi occidentali non riusciranno ad affrontare i bisogni dell’Africa ne sentiranno anche loro l’impatto, in primis a partire dalla questione della migrazione: per questo motivo è essenziale abbattere le barriere alla giustizia energetica e includere tutti i Paesi e le categorie di persone marginalizzate.
Durante il vertice dell‘Africa Climate Summit, l’Etiopia si è candidata per ospitare la COP32 nel 2027, puntando sull’importanza dei progetti della nazione (come la cosiddetta Green Legacy) e promuovendo la creazione di un nuovo sistema finanziario che consenta ai paesi africani di affrontare gli effetti del cambiamento climatico senza ostacolare lo sviluppo.
Una cosa però è chiara: mentre il nord del mondo è impegnato in conflitti e dispute obsolete, l’Africa guarda al futuro.














