AIDS in Africa: studio mette in dubbio l’approccio OMS

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In uno studio pubblicato su Science il 29 marzo, Brian J. Coburn, Justin T. Okano e Sally Blower della scuola di medicina David Geffen  dell’Università della California analizzando la diffusione geografica dell’infezione HIV in Lesotho criticano la strategia OMS contro l’epidemia di AIDS in Africa. Il piccolo regno (è esteso circa un decimo dell’Italia), una enclave all’interno della Repubblica Sudafricana, con il suo 25% di infetti è indicativo della spaventosa dimensione del problema nell’Africa sub-sahariana.
I risultati dello studio
Quello che hanno trovato ha convinto Blower e colleghi a mettere in dubbio l’approccio dell’OMS basato sul cosiddetto TasP per arginare e ridurre l’espansione dell’infezione da HIV. L’acronimo sta per Treatment as Prevention, l’assunto è che trattare le persone contagiate ne riduca l’infettività. I ricercatori hanno studiato mappe dettagliate della distribuzione demografica del Lesotho e hanno sovrapposto i dati sulla diffusione dell’HIV e hanno trovato che solo circa il 20% degli infetti è in aree urbane mentre più del 70% è in aree rurali e che praticamente ogni villaggio ha almeno un infetto, quindi perseguire l’approccio TasP così come concepito dall’OMS richiederebbe di fornire trattamenti in aree con meno di quattro infetti per kmq, una cosa semplicemente non praticabile, e quello che vale per il Lesotho vale per l’epidemia di aids in Africa subsahariana.
Non si sa esattamente dove gli infetti vivano nel paese, per applicare la strategia dell’OMS bisognerebbe testare l’intera popolazione. I ricercatori della UCLA, uno dei quali è uno statistico (Okano) , hanno sviluppato un approccio, basato su questo dettagliato studio della demografia del Lesotho, più ragionato rispetto a quello dell’OMS e nello studio sostengono che non ci sia bisogno di applicare il TasP a ogni singola comunità rurale. La strategia alternativa proposta dai ricercatori tiene conto di come sono distribuiti gli insediamenti, della densità di popolazione e della diffusione del virus.
L’approccio OMS in un mondo ideale sarebbe preferibile, in quanto quello dei ricercatori dell’Università della California parte dal presupposto di non trattare tutti gli infetti, ma procedere con la strategia OMS e poi fallire dal metterla in atto per mancanza di mezzi sarebbe come non mettere in atto nessuna strategia.
Nel mondo reale c’è differenza tra cosa sarebbe ideale e cosa è possibile realizzare e la strategia più efficiente è certamente scegliere la seconda.

Roberto Todini

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