Airbnb si trasforma in una no-profit e garantisce alloggi in tempi di crisi

Che cosa significa essere obbligati a restare in casa, per chi una casa non ce l’ha?

La quarantena imposta per arginare gli effetti del Coronavirus ha reso ancor più drastica una situazione già drammatica in partenza. Costretti ad un isolamento coscienzioso, il nostro modo di percepire il significato della parola casa è cambiato. Così come è cambiato il modo di viverla e di rapportarci ad essa.

In questo periodo, l’esigenza di avere un abitazione in cui si è fatta più concreta, reale. Soprattutto per coloro che una fissa dimora non la possiedono.  Così come coloro che, offrendo il proprio aiuto alle comunità bisognose, necessitano di nuova sistemazione. E’ proprio a loro che si rivolge l’ultima  iniziativa gestita da airbnb.org, la collaborazione tra il portale e la propria community per offrire alloggi ai tempi del Covid.



Airbnb risponde così alla crisi che ha afflitto l’economia mondiale e l’economia della società stessa. Fondato nel 2008 da Brian Chesky e Joe Gebbia, il famoso portale online di domanda-offerta per alloggi e abitazioni non è rimasto escluso dalle spiacevoli conseguenze dell’emergenza Covid. Anzi, con le limitazioni sulla possibilità di viaggiare solo nel mese di aprile 2020 le prenotazioni hanno avuto un crollo del -70%. Conseguenza inevitabile è stato il licenziamento di 1900 dipendenti, un quarto della forza lavoro di Airbnb. E poi il blocco delle spese accessorie, del marketing e di tutti i progetti.

Airbnb.org: porte aperte in tempi di crisi

Sopravvissuta alle difficoltà, Airbnb ha riportato in auge il progetto nato dall’idea di un host di New York dopo la catastrofe causata dall’uragano Sandy. Era il 2012 e da allora, l’organizzazione ha continuato a lavorare, grazie al supporto degli host, per ospitare le persone in stato di necessità.

Nel 2020, forte del suo debutto tra le quotazioni in borsa, Airbnb continua la sua attività filantropica in risposta all’emergenza Covid. Lo fa grazie alla partnership con enti no-profit locali e globali oltre che alla collaborazione della Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (Ifrc) e della Community Organized Relief Effort (Core). Collaborazione grazie alla quale il personale ed i volontari dell’IFRC impegnati nella lotta contro il coronavirus potranno usufruire della copertura di spese di alloggio nelle comunità di tutto il mondo.
Allo stesso modo, CORE utilizzerà il contributo di Airbnb per coprire le spese di soggiorno degli operatori sanitari e assistenziali. In particolare, fornirà alloggi al personale sanitario incaricato della distribuzione del vaccino ai cittadini.

Tutti i fondi raccolti tramite Airbnb.org andranno dunque a coprire il costo degli alloggi per persone bisognose e in stato di necessità. E per fare in modo che le donazioni raggiungano realmente le comunità più colpite, Airbnb si impegna a donare 400mila quote azionarie a supporto delle operazioni di risposta all’emergenza.
Inoltre, l’intenzione dei suoi co-fondatori Brian Chesky, Joe Gebbia e Nate Blecharczyk  è quella di investire 6 milioni di dollari a supporto delle attività dell’organizzazione.

Carola Varano

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