La pace, la guerra, la libertà e le riflessioni di Fabrizio De Andrè

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Nei Diari di Fabrizio De Andrè, leggenda sacra non solo della musica, ma anche del pensiero libero italiano, sono raccolte le sue più intime e sincere riflessioni sul contesto che circonda l’animo umano.
Il libro, edito da “Mondadori”, ed intitolato “Sotto le ciglia chissà”, regala ed emoziona con passaggi così intensi da immaginarsi di aver avanti Fabrizio De Andrè, quasi come si stesse colloquiando con lui davanti ad un caffè e ad una sigaretta.

Tra i passaggi più interessanti, sicuramente non può non esser menzionata la riflessione di Faber su una “pace ingiusta” e quanto a questa si possa preferire la guerra.

“Operazioni di “polizia” perché il mondo sia in pace: attenzione però che non sia una “pace terrificante”. Anche gli schiavi che costruirono la Piramide di Cheope erano in pace, essi erano più o meno pacificamente tenuti in vita per lavorare. Credo che chiunque di loro avrebbe preferito una guerra con il rischio della morte, piuttosto di quella orribile pace.
Il fatto è che tutti desiderano essere ricchi, e mettiamoci in testa che i ricchi non possono esistere, se contemporaneamente non esistono i poveri.
Il problema va quindi al di là della pace e della guerra. Certo, è preferibile la pace, ma ad una pace ingiusta si può preferire una guerra, soprattutto quando una pace ingiusta produce in definitiva gli stessi effetti di una guerra: per esempio la morte per indigenza di intere popolazioni.

Matteo Ferazzoli

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