Alce Nero sarà Santo

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Alce Nero, il leggendario capo Sioux, sarà santo: i vescovi americani l’hanno dichiarato pochi giorni fa nella loro ultima conferenza a Baltimora, dando il via libera al processo di beatificazione.

Alce Nero, fotografia non datata.

 

Alce Nero, nato nel 1863 e morto nel 1950, era un Wichasha Wakan (Uomo Santo) per il popolo degli Oglala, una tribù dei Lakota dell’Alleanza Sioux, che viveva nella regione ora corrispondente al vescovado di Rapid City, nel South Dakota (Stati Uniti).

A renderlo famoso fu il libro “Black Elk Speaks”, pubblicato nel 1932 dal poeta John G. Neihardt, riscoperto da Carl Jung negli anni Sessanta e che diventò un best seller venduto in tutto il mondo: in particolare divennero celebri le visioni mistiche che Alce Nero ebbe durante una malattia avuta a nove anni, che gli insegnarono i segreti della conoscenza e della guarigione.

Era anche un guerriero, Black Elk: giovanissimo partecipò alla grande battaglia del Little Big Horn del 1876, agli ordini del grande capo Toro Seduto dei Sioux e contro il generale Custer, e nel 1890 combatté durante il massacro di Wonded Knee, dove fu testimone della strage della tribù di Cavallo Pazzo e dove fu ferito.

Si sposò in seguito con Katie War Bonnet, una donna cattolica dalla quale ebbe tre figli ma che morì precocemente; dopo il lutto per sua moglie, Alce Nero si convertì alla religione cattolica: fu battezzato dai missionari nel giorno di San Nicola del 1904 e per questo Nicholas è il suo nome cristiano.





Come catechista convertì e battezzò centinaia di Sioux, senza mai chiedere loro di rinnegare i principi fondamentali del loro antico credo, e visse con altruismo e umiltà fino alla morte nel 1950 nel villaggio di Manderson, all’interno della Riserva di Pine Ridge nel Sud Dakota.

Il Vescovo Robert D. Gruss aveva celebrato, lo scorso 21 ottobre nella chiesa del Santo Rosario di Pine Ridge, la Messa solenne per aprire formalmente la causa di canonizzazione di Alce Nero e ora si occuperà di raccogliere tutte le testimonianze che collegano il capo Sioux Nicholas W. “Black Elk” alla fede cattolica (è già stata reperita una foto storica non datata che lo ritrae mentre insegna a una bambina come recitare il Rosario).

Una volta raccolte tutte le informazioni, saranno inviate a Roma, dove il Papa le verificherà e procederà alla conclusione della santificazione, così come venne fatto anche con la beatificazione di Kateri Tekakwitha (1656-1680), la giovane della tribù dei Mohawka proclamata santa nel 2012 da Papa Benedetto XVI.

Tra i discendenti di Black Elk qualcuno è dubbioso, come la bisnipote Charlotte, che si definisce pagana e che ha dichiarato che voci in famiglia affermavano che i missionari volevano battezzarlo e che lui cedette solo in apparenza, senza mai abbracciare veramente la religione cristiana.





In realtà l’aspetto più sorprendente di Alce Nero pare invece essere stata la capacità di miscelare, quasi di fondere, la religione cristiana e i rituali dell’animismo dei sioux: divenne catechista ma non dimenticò mai di essere un wichasha wakan, un guaritore tradizionale del popolo Oglala, e fu in grado di valorizzare i punti comuni delle due religioni.

Il diacono Marlon Leneaugh, direttore diocesano del Ministero Nativo di Rapid City, a questo proposito disse di Alce Nero:

“Ha mostrato alla sua gente che non bisogna scegliere tra i due mondi, che si può essere di entrambi. Non ha abbandonato i suoi costumi nativi quando è diventato cristiano. Erano due cose che procedevano di pari passo, mentre pregava l’unico Dio”.

 

Fadua Al Fagoush

 

 

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