Alcune informazioni su Enrico Pea

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Enrico Pea, fonte Sagid

Enrico Pea nacque nei dintorni di Lucca, a Seravezza (1881). Trascorse un’adolescenza difficile, nella quale svolse molti mestieri differenti (tra questi anche il mozzo – questo mestiere rappresenta l’addetto, a bordo di una nave o quel che sia, ai lavori di coperta più umili).

Poi, in seguito, si trasferì ad Alessandria d’Egitto. In questa città conobbe Giuseppe Ungaretti, questi curò la pubblicazione della prima opera in versi di Pea (“Fole” del 1910). Questi risultano versi principalmente narrativi e descrittivi, sono riscontrabili anche tracce dannunziane.

Di ritorno in Italia, e stabilitosi a Viareggio, fondò il teatro Politeama. Qui scrisse diverse tragedie: Giuda (1918); Prime piogge d’ottobre (1919); Rosa di Sion (1920) e poi, tre anni più tardi, arrivò anche Passione di Cristo. Nei suoi testi teatrali si sviluppano già alcune caratteristiche del Pea narratore.

Scrisse molti racconti e romanzi (parecchi a sfondo autobiografico), in questi domina la visione mitico-popolare della terra versiliese (Toscana nord-ovest, generalmente riconducibile alla provincia di Lucca). Sempre in queste opere, i personaggi spesso vivono passioni ancestrali e peccaminose.

Meritano menzione Moscardino (1922); Il volto santo (1924); Il servitore del diavolo (1931), i quali formano una trilogia.

Poi ci sono i romanzi Magoometto (1942); Lisetta (1946); Zitina (1949); Peccati in piazza (1956); Il “Maggio” in Versilia, in Lucchesia e in Lunigiana (1954) quest’ultimo mette in evidenza il suo interesse per i “maggi” toscani (antichi spettacoli teatrali popolari che accoglievano la primavera, o messi in scena per altre occasioni; spesso erano anche come dei riti).

Morì nel 1958 presso Forte dei Marmi.

In occasione dei cinquanta anni dalla sua scomparsa, nel 2008, è stato ripubblicato il suo “Il Romanzo di Moscardino”. Edito per la prima volta nel 1944 e contenente i tre racconti della trilogia di sopra, insieme ad una quarta parte che poi sarebbe il romanzo Magoometto (questo rappresenta un capolavoro del novecento italiano).

Claudio Sciarretti

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