Alda Merini e il suo ponte. Sul fiume Naviglio si celebra la poesia

Milano intitola un ponte sul Naviglio Grande ad Alda Merini. A dieci anni dalla sua morte si celebra la poesia e la passione di una grande anima

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Dieci anni dalla morte di Alda Merini. ll ponte sul Naviglio grande prenderà il suo nome

E sentiremo riecheggiare in eterno i meravigliosi versi, la voce pacata e anche i silenzi di Alda Merini, poetessa e scrittrice nata il ventuno marzo del 1931 e morta il primo novembre del 2009. L’ascolteremo anche lì, lungo il ponte sul Naviglio Grande che il 6 novembre sarà intitolato all’artista in occasione della celebrazione dei dieci anni dalla morte.

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio

per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

(da “Vuoto d’amore” Alda Merini)

 

Una vita non facile. Ma tra tempeste e speranze nasceva una musa

Ostacolata dalla severa madre e dal pragmatico padre, Alda Merini non poté subito dedicarsi alla sua poetica, ma caparbiamente fece di tutto per ottenere la libertà di esprimere la propria anima in versi. Due matrimoni, quattro figlie e grandi amici a lei vicini come Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani che credettero in lei, nonostante la sua malattia. I numerosi ricoveri, fin dalla tenera età, in ospedali psichiatrici, non ostacolarono il suo genio e la scrittura fu per lei sempre fonte inesauribile di vita.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(da “Vuoto d’amore” – Alda Merini)

La “fame d’amore” come motore unico di vita

Nell’opera in prosa “L’altra Verità. Diario di una diversa” (Editore Scheiwiller – 1986) Alda Merini racconta la sua esperienza in manicomio. La diagnosi di bipolarismo non riuscì però a oscurare la leggiadria dei versi, l’interiorità e la sensibilità che accompagnarono l’artista per tutta la vita. Non fu certo facile per lei controllare stati emotivi così altalenanti, eccessi di euforia e stati di profondo malessere, ma di certo ne fece arte. Grazie al sostegno di chi le voleva bene riuscì poi a ritrovare una serenetà interiore che le permise di dedicarsi totalmente alla poesia. Alla fine ricevette molti premi, grandi soddisfazioni e riconoscimenti, ma soprattutto la conferma di poter vivere la passione liberamente e nonostante tutto il buio del suo passato.

E così tornai a incontrare le margheritine, le violette. Dio! come baciai quell’erba la prima volta che la vidi! Credo che la mangiai di baci. Credo che me ne riempissi lo stomaco. Avevo fame di cose vere, naturali, primordiali; avevo fame di amore. L’avrebbero mai capito gli altri?

Da “L’altra verità. Diario di una diversa” – Alda Merini

Alda Merini morì il primo novembre del 2009 e il ricordo del suo sorriso resta indelebile

Ricordo una sera del 2008, in una trasmissione televisiva, questa fragile donna che spiegava la sua vita. Era un’Alda Merini in pace, come quando si supera una tempesta e ci si sente enormemente felici di essere sopravvissuti.  La poetessa ha conosciuto e provato ogni aspetto emotivo: l’amore, ma anche la sofferenza e la disperazione. Di certo però, nononstante tutto,  non ha mai odiato. Poco più di un anno dopo quella trasmizzione, la poetessa morì lasciando il ricordo di un sorriso nella mente di tutti noi. Ma sopratutto ci insegnò il perdono. Perchè il mondo le fece male e lei per risposta decise di amare.

Il testamento
Se mai io scomparissi
presa da morte snella,
costruite per me
il più completo canto della pace!
Ché, nel mondo, non seppi
ritrovarmi con lei, serena, un giorno.
Io non fui originata
ma balzai prepotente
dalle trame del buio
per allacciarmi ad ogni confusione.
Se mai io scomparissi
non lasciatemi sola;
blanditemi come folle!

(3 novembre 1953 da “Paura di Dio” – 1955)

Alda Merini ha trovato spazio in tutti i nostri cuori

Alda Merini merita di essere ricorda come un’artista capace di restare sincera a sè stessa nonostante la vita non sia stata sempre buona con lei. I suoi versi, a volte sofferenti, altre pieni di speranza, vertono verso libertà e amore. Una pace ambita ma raramente trovata dalla poetessa. Voleva spazio per cantare, crescere, urlare il silenzio della sua grande anima… E ora lo spazio ce l’avra lungo il Ponte sul Naviglio Grande. Anche se quello spazio già lo aveva trovato da tempo in tutti i nostri cuori.

Sabrina Casani

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