Alex Zanardi : la farfalla senza ali

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Marilù S. Manzini

Di Marilù S. Manzini

 

Ci sono storie che non è facile raccontare. Le storie di quelli che sono morti almeno una volta e sono risorti. Hanno una luce particolare negli occhi, una luce che ti abbaglia. La luce di chi più che averlo visto l’inferno lo ha vissuto. In terra. C’è un campione morto e risorto.  Questo campione d’automobilismo è Alex Zanardi. Il 23 Ottobre scorso ha compiuto 50 anni e ha vissuto almeno due vite. La prima si è interrotta il 15 Settembre 2001 in pista a Lausitzring, la seconda è iniziata una frazione di secondo dopo quando lo hanno tirato fuori dalle lamiere della sua auto da corsa. Ed è stata tutta in salita, questa seconda vita, perché Zanardi  si è ritrovato a metà: ha perso le gambe nell’incidente. Si è ritrovato una farfalla senza più le ali per volare. Eppure, eppure quella farfalla è ritornata a volare. Anche senza le sue bellissime ali. Lo ha fatto con l’ handbike,  dove ha vinto 4 ori e 2 argenti paraolimpici e 8 ori mondiali. Un farfalla piena di coraggio che ha saputo rialzarsi dall’inferno e in quell’inferno ha cominciato di nuovo a camminare con delle protesi. Zanardi è l’eroe che, dopo otto arresti cardiaci, tre giorni di coma, sedici operazioni, un’estrema unzione, si risveglia si infila le protesi, fa riabilitazione, sale in macchina e va a Lausitzring a finire i 13 giri che non aveva concluso.  E’ l’eroe  che nel 2012 a Londra durante le ParaOlimpiadi  esulta tirando su la bici con una mano , a terra, senza gambe. La foto è così suggestiva che verrà usata per promuovere Rio 2016. A Rio dove vince tre medaglie contro dei ragazzini che hanno la metà dei suoi anni. Domenica 16 Ottobre, invece, Zanardi è tornato  in auto, al Mugello, sulla sua Bmw nel Tricolore Gt e anche lì ha vinto. Una farfalla, un eroe, un guerriero che non si è mai dato per vinto. Quanti aggettivi si possono incollare su un uomo del genere. Un uomo che se lo guardi combattere le sue battaglie ti vengono le lacrime agli occhi per la commozione, per la speranza che riesce ad infonderti un’anima così bella. Pensi “se ce l’ha fatta lui posso farcela anch’io” qualsiasi sia il  problema che hai davanti.

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Non ci sono molti film che trattano l’argomento della disabilità, uno su tutti  “Il mio piede sinistro” del 1989 diretto da Jim Sheridan, tratto dall’omonimo libro che racconta la vita incredibile di Christy Brown, nato con un handicap fisico quasi totale: l’unica parte del corpo di cui possiede ogni funzione è il piede sinistro. E con quel piede sinistro riesce a diventare un  pittore e uno scrittore molto apprezzato. Persone disabili che sfidando qualsiasi preconcetto riescono a fare cose incredibili con le uniche parti del corpo che gli restano funzionali. E riescono ad avere una vita completa, a volte molto più completa di chi un handicap non lo ha. Mi piacerebbe vedere un film su Alex Zanardi, come è già stato per Lauda in Rush,  credo farebbe bene a tanti. Sulla sua vita, sulla sua morte e  rinascita.  Sul suo coraggio. Il coraggio di non mollare mai.

Coraggio prima dell’incidente e dopo, dice lui stesso: «In ospedale, guardando la metà che mi restava e non quella che mancava, mi sono detto che era più importante continuare a vivere la mia vita, piuttosto che smettere di viverla, impedendomi di fare le cose che amavo». La testa è tutto per un campione, è quella che non ti fa mai arrendere anche quando si fa difficile, arriva prima la testa a tagliare il traguardo che il tuo corpo, e Zanardi ha una testa bellissima, ha raccontato in un ‘intervista “Non ho vinto tagliando i traguardi, ma ho cominciato a vincerli facendo riabilitazione. Se ogni giorno fai una cosa, anche piccola, col tempo puoi muovere le montagne». Zanardi sì, le ha mosse le montagne, e gli occhi gli brillano di quella luce che dicevo all’inizio, quella luce di chi è riuscito ad  uscire dall’inferno e a correre di nuovo.

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