Alfonso Restivo in 10 domande: il pittore iperrealista dei Vip

Uno tra gli artisti più ricercati e richiesti d'Italia

L’attività artistica di Alfonso è sufficientemente vasta da stimolare numerose domande: ritrattista di numerosi Vip e personaggi dello spettacolo, impegnato contro il femminicidio e primo artista italiano, del secondo dopoguerra, ad aver ritratto un Ministro dell’interno, Matteo Salvini.

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Alfonso Restivo, classe 1980, nato a Catania e trapiantato a Milano.

E’ stato lui a contattarmi, tramite Facebook. Mi ha scritto un messaggio in cui, semplicemente, si presentava, proponendomi d’intervistarlo. Difficile rifiutare. L’attività artistica di Alfonso Restivo, infatti, è sufficientemente vasta da stimolare numerose domande: ritrattista di numerosi Vip e personaggi dello spettacolo, impegnato contro il femminicidio e primo artista italiano, del secondo dopoguerra, ad aver ritratto un Ministro dell’interno, Matteo Salvini.

Dunque ci accordiamo sul come fare l’intervista. Il tutto si svolge con molta semplicità. Decidiamo di farla per telefono. L’impressione che ho subito è quella di “trovarmi di fronte” ad un uomo semplice.

Come ti sei avvicinato alla pittura? Hai una formazione accademica?

“Sono partito dal liceo artistico, di Catania. Volevo iscrivermi ad architettura ma alla fine scelsi Beni Culturali, all’Accademia delle Belle Arti di Catania. Volevo insegnare. Non mi andava di fare l’architetto. M’interessava il rapporto con gli alunni e non volevo andare a fare i progetti. Poi ho fatto una serie di corsi per perfezionare la mia tecnica dell’iperrealismo , perché, diciamo, la mia tecnica necessità di molta abilità.”

Perché hai scelto l’iperrealismo e perché ritrai personaggi famosi?




Per l’iperrealismo mi piaceva l’idea, da amante della fotografia, di ricercare una tecnica pittorica assolutamente fotografica. -Perché fare foto quando posso  imparare a dipingere?- Quindi ho scelto questa tecnica perché è molto vicina alla realtà.  Per quanto riguarda i personaggi famosi  ho iniziato a dipingerli perché volevo tentare, in Italia, una cosa che non era ancora stata fatta. Ed ha funzionato. Da un anno e mezzo a questa parte son riuscito a creare una sorta di esclusiva.  Il fatto è che vorrei che i miei quadri uscissero dai musei. Vorrei vederli anche nelle case di questi personaggi famosi. Personaggi che scelgo apposta, per l’impatto mediatico che hanno in Italia.”

Nel tuo ritrarre personaggi famosi, ti senti più simile a un pittore di corte 4-500esco o ad un pittore “pop”? In generale, quali sono le tue influenze artistiche?

“Io sono partito da Caravaggio. Nelle sue opere si può vedere una leggerezza del tratto, e del pennello, che io cerco di adottare nelle mie opere. Poi, sicuramente, accostando il realismo a questi personaggi famosi si ottiene sempre un’arte popolare, ma di nicchia, resta in ogni caso di nicchia. “

“Da quando sono in Lombardia, a Milano, ho avuto anche modo di conoscere un’infinità di culture artistiche. Sono molto affascinato dagli artisti di strada. Vedo opere molto belle, reali. Pensa alla difficoltà di dipingere su una parete, fredda. Diciamo che, in generale, questo mondo di culture artistiche a Milano mi ha permesso un costante confronto con altri pittori.”



In che rapporti sei con il resto dell’arte contemporanea? Ad esempio, che ne pensi dell’arte concettuale?

“Da insegnante di storia dell’arte devo dirti che  sono molto aperto a tutte le culture artistiche perché, appunto, devo insegnarle. Personalmente però penso che l’arte pittorica sia molto più emozionante di quella concettuale. L’iperrealismo  è sicuramente un’arte più diretta. L’arte concettuale ha così tante sfaccettature che il più delle volte si riduce ad arte facile. La pittura va oltre.”

Sei stato il primo pittore del secondo dopoguerra a ritrarre un Ministro dell’Interno. Per quale motivo hai dipinto Salvini? Hai ricevuto critiche?

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“Ho scelto il personaggio più chiacchierato in Italia. Credo che l’arte non abbia fede calcistica, politica o religiosa. E’ un mio pensiero personale però. Tanti artisti sono politicamente schierati. E tanti pittori del passato hanno ritratto solo papi, mai che ritraessero un Imam. Io voglio evitare di schierarmi politicamente con la mia arte, m’interessa solo raffigurare i personaggi di principale interesse mediatico. Per quanto riguarda le critiche devo dire che quasi tutti hanno apprezzato l’opera. Ma l’opera e basta. Si tratta di una forma d’ignoranza culturale, secondo me, quando non si riesce a guardare un’opera d’arte come ciò che è, senza collegarla al personaggio che ritrae. Le persone che mi hanno criticato, in parte, erano accecate dalla politica. L’arte, però, deve andare oltre. Deve oltrepassare questo annebbiamento generale. Tuttavia sono orgoglioso, l’importante è che parlino di me. Non si ritrae Salvini ingenuamente, le critiche sarebbero arrivate in ogni caso.”

Parlami delle tue mostre contro il femminicidio.

“Spesso le mie personali riguardano il femminicidio. Ho molte opere che parlano di questa piaga. Ho fatto questa scelta perché, in passato, ritraevo donne. Facevo nudi di donna. Ritraevo solamente la bellezza della donna. E quindi mi sono detto: perché ritrarre solo la bellezza esteriore della donna, devo mostrare quella interiore. La bellezza interiore della donna frustrata e tumefatta. Cerco sempre, quando posso, di sensibilizzare. Il 25 giugno si aprirà la mia personale al Teatro G. Pasta di Saronno e le opere saranno tutte a tema femminicidio o storie di cronaca nera riferita alle donne. Il tutto per sensibilizzare su questo problema che molti vogliono ancora ignorare. Nel mio piccolo spero davvero di poter fare qualcosa.”

Di conseguenza, mi par di capire che, per te, l’arte dovrebbe avere un ruolo nello smuovere le coscienze, giusto?

“Assolutamente, l’arte deve lavorare sulle problematiche attuali. Deve emozionare, certo, ma deve anche trasmettere qualcosa. Un po’ si raccontano le guerre, un po’ l’immigrazione, un pochino lo sfruttamento del lavoro. Ma sul femminicidio c’è silenzio in Italia. Io voglio che la mia arte sia in grado di emozionare attraverso la sensibilizzazione.”

Parlami del tuo lavoro da insegnante.

“Io ho la fortuna d’insegnare l’arte e di praticarla. Coinvolgo spesso i miei alunni e i genitori nelle mie mostre. Spesso faccio loro toccare le tele, con le mani, per capire, a livello sensoriale, cosa c’è sotto quel colore. Tento d’insegnare l’arte anche tramite le mostre. Anche l’educazione, alla fine, è un modo per sensibilizzare le persone. Io insegno allo scientifico ed è bellissimo vedere i ragazzi che si appassionano all’arte sempre di più.  E’ difficile non appassionarsi all’arte quando viene trasmessa bene e io ho la fortuna di praticarla. Credo di avere una piccola marcia in più. In generale sono davvero orgoglioso dei miei alunni.”

Ti si potrebbe definire un artista internazionale. Noti differenze nel modo in cui viene percepita la tua arte in Italia e all’estero?

“Non ci sono particolari differenze. Forse, però, c’è una maggiore apertura contemporanea all’estero. Diciamo che all’estero la mia arte viene vista come un semplice adeguamento al percorso artistico globale. Invece qui in Italia vengo spesso visto come un’innovatore. Da poco sono sbarcato in America. il 13 ottobre, a Washington si è tenuta la premiazione per il premio Eccellenze Italiane. Gli organizzatori mi hanno scelto per realizzare l’opera da donare in premio ai vincitori. Io ho realizzato delle scatolette di legno, con dentro una lampadina dipinta con i colori della bandiera italiana. Il legno rappresentava la semplicità della persona, la lampadina, però, era la genialità dell’idea.”

Ultimissime domande: chi sei e quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

“Sono una persona sensibile, mi piace stare con le persone. E grazie al mio lavoro, sia come artista che come insegnante, posso farlo costantemente. Come sogno personale voglio insegnare a dei giovani la mia tecnica iperrealista. A breve farò dei corsi di pittura. Voglio proporre il mio stile e voglio insegnarlo ai ragazzi. Vorrei anche aiutare i bambini disabili, vorrei creare una sorta di pittura sensoriale.



Ultima cosa importante: vorrei dire, siccome sono siciliano,  che sto elaborando dei progetti, tra la Sicilia e Milano, per la costruzione di un ponte artistico, che possa permettere ai giovani artisti siciliani un periodo di esposizioni a Milano. Vorrei aprire una sorta di canale preferenziale per la mia Sicilia. Perché, anche se è piena di arte, ha bisogno di essere scossa. Ti spiego. Ho vinto il premio Uomo siciliano dell’anno 2018, a dicembre. Ecco perché voglio aiutare la mia regione. Mi hanno premiato. Mi hanno premiato come miglior artista di tutta l’isola. Voglio ringraziarli. E’ un dovere, per me, sdebitarmi.”

“A breve ho in programma di ritrarre Genny Savastano (Salvatore Esposito), il boss di Gomorra. Poi Jorge Lorenzo,  dovrò consegnargli il ritratto tra qualche giorno. Balotelli, Fognini, Buffon e Donnarumma. Agli ultimi due, però, penserò verso settembre, al momento sono un po’ indietro con i quadri.”

 

Andrea Pezzotta

 

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