Lo sguardo esoterico di Alfred Hitchcock in una mostra a Pisa

Alfred Hitchcock, il maestro del brivido, torna protagonista con una mostra al Museo della Grafica

Lo sguardo del grande regista inglese nei film che lo hanno reso un’icona del cinema mondiale, prodotti dalla Universal Pictures

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Alfred Hitchcock fa tremare Pisa.

Non si tratta di un film postumo del maestro del brivido, ma di una mostra fotografica che in questi giorni sta animando la città della Torre pendente.

Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures non è una semplice retrospettiva, bensì l’esposizione dedicata al grande regista inglese, partita ufficialmente il 6 aprile e che durerà fino al primo settembre presso il Museo della Grafica.

Ripercorrendo la storia e le dimensioni semantiche e iconiche e i retroscena inediti, la mostra, curata da Gianni Canova, tenta di indagare la figura di Alfred Hitchcock regista e scrutatore dell’animo umano, attraverso l’esposizione di circa 70 fotografie, più altri contenuti speciali, provenienti dagli archivi della storica casa di produzione americana.

Il pubblico sembra “letteralmente” guidato dall’occhio esploratore di Hitchcock, come in una promenade contemporanea di mussorgskiana memoria, all’interno dei backstage di quei capolavori che lo hanno reso uno dei più influenti  e innovatori  maestri della storia del cinema.

L’ingegno di Alfred Hitchcock si è sempre caratterizzato per la sua sottile e istintiva capacità di tessere delle trame avvincenti, mettendo in risalto sia il lato oscuro e ossessivo della psiche, all’interno di una dimensione ambientale e, in certi casi, naturalista, che non si sottomette alla volontà sociale e umana.

Tutto questo avviene grazie ad un sapiente uso della macchina da presa e uno stile di montaggio originale, che mostra una grande dimestichezza nel rapporto tra tensione emotiva e ritmo delle immagini in ogni singolo fotogramma.

Lo stile di Alfred Hitchcock è un concentrato di azione e reazione, all’interno di storie, spesso al limite del surreale, ma dove l’interrogativo della trama risponde a un possibile dubbio, che chiunque potrebbe avere. Questo fa di Hitchcock, uno dei più creativi  di tutto il Novecento:

” I suoi film, afferma Gianni Canova, per quante volte li si riveda, sono ogni volta una sorpresa. ogni volta aprono nuove prospettive attraverso cui osservare il mondo e guardare la vita”.

Hitchcock mostraSi parte con una delle opere più conosciute e controverse del grande regista; ovvero Psycho (1960), lo storico thriller sulla doppia personalità di un individuo apparentemente mite e sottomesso, il cui risvolto inquietante causò numerosi attacchi di panico agli spettatori nelle sale, ma riuscì a battere ogni record d’incassi del 1961.

E’ possibile dunque imbattersi dietro le quinte del misterioso Motel Bates, conoscere il personaggio di Norman e le foto della celebre omicidio di lei nella doccia.

Una sala intera è dedicata a Gli Uccelli, il capolavoro del 1963, che portò alla ribalta molte innovazione per quanto riguarda  il suono e gli effetti speciali, utilizzando ben 370 trucchi di ripresa.




Restando nei territori della musica per il cinema, è possibile visitare e ascoltare “i suoni” di Hitchcock; ossia tutti quegli elementi tonali e ambientali che contraddistinguono il cinema di Hitchcock, grazie a una sezione dedicata proprio alla musiche dei suoi film. Tra le colonne sonore più importanti e celebre, quelle di Psycho e La donna che visse due volte, composte da Bernard Herrmann, autore anche delle musiche di Taxi Driver di Martin Scorsese, le quali divennero una componente fondamentale per la costruzione di quel senso di attesa imprescindibilmente hitchcockiano.

A chiusura del percorso espositivo, non possono mancare quelle che raffigurano le fugaci, ma immancabili apparizioni di Hitchcock, che era solito comparire sulla scena, improvvisando cammei e simpatiche gag, che un vero marchio di fabbrica, al punto che era il pubblico, abituato a vederlo apparire in un momento del film, a cominciare ad attenderli con impazienza, spesso dimenticandosi del film stesso.

Fausto Bisantis

 

 

 

 

 

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