Algoritmi razzisti? Facebook crea una task force per scoprirlo

 

Mossa di Mark Zuckerberg per rispondere alle accuse mosse da tempo contro il social network, e che hanno portato molte grandi aziende a boicottarlo


Gli algoritmi di Facebook sono condizionati da pregiudizi razziali? Per cercare di rispondere a questa domanda, ed eliminare le eventuali discriminazioni messe in atto finora, il social network fondato nel 2004 da Mark Zuckerberg ha deciso di creare una task force interna, che analizzerà il suo funzionamento e quello di Instagram, acquisito nel 2012.




COME FUNZIONERÀ?

Secondo quanto ha rivelato la rivista del Mit, il Massachusetts Institute of Tecnology, dovrebbero essere formati due team differenti, uno per ciascuna piattaforma. Dettagli più specifici saranno resi noti nei prossimi mesi. Ma è probabile che si occupino sopratutto di analizzare i sistemi di machine learning, ovvero quelli di apprendimento automatico, che normalmente gestiscono, tra le altre cose, le inserzioni pubblicitarie.

DA TEMPO SOTTO ACCUSA

Con questa mossa si vuole cercare di cancellare le ombre emerse negli ultimi tempi attorno al social, i cui sistemi sono stati più volte accusati di discriminazioni. Ad avvalorare le critiche ci sarebbe uno studio pubblicato lo scorso anno, in base al quale alle utenti donne verrebbero mostrati soprattutto post che pubblicizzano lavori da segretaria, mentre quelli per posizioni da autisti o nel campo delle pulizie sarebbero rivolti in special modo alle minoranze etniche.

A complicare la situazione, la decisione adottata da oltre 100 grandi aziende, tra le quali Coca Cola, Disney e Unilever, che hanno deciso di sospendere le proprie campagne pubblicitarie. Una scelta seguita alla richiesta di boicottaggio del social sostenuta da diversi gruppi per i diritti civili. Un colpo duro per le finanze di Zuckerberg.  Che anche per questo ora sta cercando di correre ai ripari.

PROBLEMA DI DIFFICILE SOLUZIONE

Non appare tuttavia sempliceimmediato trovare una soluzione al problema. I pregiudizi che condizionano gli algoritmi di Facebook sono interni ai database che vengono utilizzati per “addestrarli”. Inoltre il social deve anche fare i conti con la presenza sulla sua piattaforma dei gruppi suprematisti e negazionisti dell’Olocausto. Anche nei loro confronti è necessario adottare una strategia per tenerli a freno. 

DINO CARDARELLI

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