Alla fine a Roma fu tolta la casa popolare alla famiglia rom

E ecco che alla fine a Roma fu tolta la casa popolare alla famiglia rom.

Perché sì ok era italiana, ok rispettava tutti i requisiti previsti dalla legge, ok aveva ottenuto il punteggio migliore in graduatoria, ok tutto quello che si vuole: però era rom. E siccome alla folla questo non andava bene, perché i rom rubano, perché prima degli italiani-rom vengono gli italiani-italiani, si decise di accontentare le pulsioni della folla e non la legge.

La folla esultò. E attese la nuova assegnazione. La casa, scorrendo la graduatoria, toccò proprio a una delle famiglie italiane-italiane che avevano protestato con più veemenza contro la famiglia-rom: la famiglia Esposito. Il signor Esposito esultò. Poi esplosero le proteste.

Perché ok la famiglia Esposito era italiana-italiana, era seconda in graduatoria, rispettava tutti i requisiti. Però perché una casa di Roma doveva andare a uno di origini napoletane? Quelli non fanno mai un ca**o a Napoli. Rubano, spacciano, sono camorristi, non lavorano e poi vengono a Roma a rubare le case ai romani?

La folla tutta romana protestò: “Le case popolari di Roma ai romani”. Il signor Esposito provò a spiegare: “Ma amici io sono italiano come voi!”. Gli risposero: “Anche quella famiglia rom era italiana: però rom. E tu sei italiano: però napoletano”.

Insistette: “Ma i miei genitori erano napoletani. Io ho la residenza a Roma come voi!”. “Pure quella famiglia rom aveva la residenza a Roma. Però a noi i rom non piacciono. Nemmeno a te, ricordi? Beh a noi non piacciono nemmeno i napoletani”. “Ma io non rubo come loro!”. “Nemmeno quella famiglia rom l’abbiamo mai vista rubare. Però si sa che i rom rubano. E allora pure quella famiglia ruba. E si sa che a Napoli c’è la Camorra, allora pure tu sei camorrista. E camorristi non ne vogliamo”.

Alla fine il signor Esposito dovette lasciare la casa, perché si preferì accontentare le pulsioni della folla e non rispettare la legge.

La folla esultò. E attese la nuova assegnazione. Il caso volle che il terzo in graduatoria fosse il signor Proietti, che era di Roma Roma da generazioni, che con i militanti del suo Movimento, braccio sempre teso e il tricolore in mano, aveva guidato la protesta contro la famiglia rom e quella napoletana.

Esultò. Ma la folla protestò. Perché sì ok, Proietti era italiano-italiano, era di Roma, rispettava tutti i requisiti, era il terzo in graduatoria, però era dell’altro quartiere. Ed era stato lui a stabilire il principio che se alla folla non stava bene la provenienza dell’assegnatario si poteva protestare.

Allora il signor Proietti si mise il casco, prese un manganello e con gli amici di partito spaccò la testa a quelli che protestavano. Che allora gli lasciarono la casa e smisero di protestare.

Perché impararono che togliere di mezzo la Legge dello Stato per gli altri significa toglierla anche a se stessi. E che tolta la Legge dello Stato non c’è alcuna legge del popolo. C’è solo la legge del più forte.

 

Emilio Mola

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